VASTO. I metodi del terrore tipici della criminalità del Sud importati in Abruzzo e dall’Abruzzo fatti conoscere alle regioni del Nord. Con bombe al tritolo, spedizioni punitive, pestaggi ai danni di imprenditori costretti a pagare per una vita serena. Quasi con timore i carabinieri che con 9 arresti hanno smantellato il clan delle estorsioni hanno pronunciato la parola racket. Perché di racket si tratta. E la base dell’associazione era a Vasto, guidata da un calabrese forse affiliato alla ‘ndrangheta.
«Per la prima volta in Abruzzo viene contestato un reato di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione», afferma il colonnello Goffredo Bernini, comandante provinciale dei carabinieri. E’ questa l’accusa principale per Michele Pasqualone, 64 anni, imprenditore originario della Calabria ma residente a Vasto. Era al “confino” in Abruzzo perché così decise lo Stato, visti i suoi sospetti legami con associazioni mafiose. Secondo gli inquirenti è il boss dell’organizzazione a cui appartenevano Angelo Alessandrini (39), imprenditore di Fresagrandinaria; Marco La Volla (35), di Villaricca in provincia di Napoli; Giovanni Maisto (50) di Napoli; Francesco D’Esposito (44) di Napoli ma residente a Lecco; Domenico Pasqualone (44), figlio di Michele, residente a Sondalo (Sondrio); Domenico Graziano (46), originario di Crotone e domiciliato a Eupilio (Como); Gianfranco Nettuno (38), nato a Napoli ma residente a San Giovanni in Persiceto (Bologna). Sette sono in carcere a Vasto, raggiunti da ordini di custodia firmati dal gip Anna Maria Sallusti. Maisto è piantonato in ospedale a Napoli, dove è ricoverato da giorni. Gli arresti domiciliari sono stati concessi ad Adele Di Pietro (35), originaria dell’Aquila e residente a Vasto. La donna sarebbe stata la segretaria di fiducia di Michele Pasqualone. Oltre all’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, i nove sono accusati di detenzione di armi e rapine. Nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Anna Rita Mantini ci sono 18 indagati. Fra questi anche un geometra di Vasto che ha rapporti di collaborazione con il Comune ed è conosciuto negli ambienti calcistici cittadini. L’organizzazione, da Vasto, aveva ramificazioni in Lombardia ed Emilia Romagna. Ma dal Vastese è scattata l’indagine. Il 13 febbraio 2006 un tubo d’acciaio imbottito di tritolo esplose nel giardino della villa del suocero di Michele Iacobucci, imprenditore titolare della Nuova Imic, azienda di calcestruzzi e materiali inerti. Iacobucci subiva il terzo attentato, ma disse di non avere mai ricevuto minacce. La svolta ci fu pochi giorni dopo, con l’utilizzo di microspie e attraverso intercettazioni telefoniche. L’imprenditore ricevette una telefonata. Qualcuno lo avvisò: «Paga e non avrai altri guai». Poi altre chiamate, più o meno con gli stessi avvertimenti. Metodi che secondo gli investigatori erano stati sperimentati con diversi imprenditori del Nord, dove la banda aveva ramificazioni (qui risiedono alcuni indagati). E chi non si piegava con gli attentati veniva picchiato, sempre stando alla ricostruzione dai carabinieri. «Così facendo la banda aveva guadagnato il rispetto delle vittime e il controllo di vari territori»: è riportato nell’ordinanza di custodia. «C’era una struttura verticistica», riprendono gli inquirenti, «Michele Pasqualone non compariva mai in prima persona. Da buon imprenditore dirigeva le operazioni finanziarie e muoveva le sue pedine, tutte pronte a ossequiarlo». Le somme di denaro richieste variavano dai 20 ai 50mila euro e sarebbero dodici gli imprenditori finiti nella morsa del racket. Iacobucci a Vasto, gli altri nelle diverse regioni italiane. Ma nel Vastese si cercano collegamenti con gli altri misteriosi attentati, a cominciare da quelli subiti dalla Pulchra, la società che gestisce il servizio di smaltimento rifiuti. Per ora ci sono solo sospetti. La gang è accusata anche di rapine – tre o quattro – che sarebbero state compiute ai danni di imprenditori del Nord. «E’ stata fermata perché era pericolosa», sottolinea la Mantini, «ma l’indagine è solo all’inizio». Dall’alba di ieri 70 carabinieri hanno eseguito perquisizioni a Vasto, Fresagrandinaria, Napoli, Lecco, Peschiera del Garda (Verona), in Valtellina e nel Bolognese. Sono stati sequestrati computer e documenti. Ma di pistole e mitragliatrici che compaiono in alcune intercettazioni si sono perse le tracce.
(fonte: Espresso.it)






