L’AQUILA – Altro che Padova! Sono finiti in Cina, e da un sacco di tempo, quelli che sarebbero dovuti diventare i vagoni della metropolitana di superficie aquilana, maxi opera pubblica mai realizzata.
Lo precisa l’imprenditore Eliseo Iannini, referente dell’allora Cgrt, il consorzio che avrebbe dovuto realizzare e gestire l’opera.
“La Lohr (società francese che costruì i vagoni, ndr) – spiega – avviò la costruzione di tre vagoni. Attraverso il ministero fu pagato un primo stato di avanzamento dei lavori da 1,6 milioni di euro per l’industrializzazione, una sorta di caparra, ripartito al 60% dello stato, il resto dal mio gruppo. C’è poi stato un secondo sal 1,8 milioni, con la stessa ripartizione, poi ci si è fermati”.
Nel 2008, dopo le sospensioni dei lavori, si interruppe la produzione dei treni destinati all’Aquila.
“Le parti realizzate furono ridipinte, furono sostituiti i sedili che avevano lo stemma del rosone di Collemaggio che avevamo scelto e le vetture furono spedite in Cina – prosegue l’imprenditore – La Lohr, giustamente, ci ha fatto ciò che voleva e le altre quattro in cantiere non sono mai state terminate”.
Senza contare che, come rileva Iannini, la Lohr ha chiuso quattro anni fa, acquistata dalla Alstom.
La notizia della presenza a Padova dei treni era filtrata anche a seguito di polemiche scaturite dalla denuncia dei sindacati veneti sulle difficoltà di gestione del servizio.
“Parliamo di vagoni che erano in assemblaggio nel 2004, dodici anni dopo le tecnologie sono cambiate, come potrebbe essere possibile? Ne avevano iniziate tre e non le hanno mai concluse, poi sono finite in Cina”, conclude.
Intanto il 16 dicembre è prevista l’ennesima puntata nelle aule di tribunale dell’annosa vicenda giudiziaria che vede la società opposta all’amministrazione comunale.




