L’AQUILA – Nessuno schiaffo al proprio avvocato d’ufficio da parte del giovane eritreo autore nei giorni scorsi di una rapina all’Aquila ai danni di un giovane aquilano.
A renderlo noto è lo stesso legale dell’uomo, Augusto Frezza, in una nota firmata anche dalla collega Rosita Altobelli.
LA NOTA COMPLETA
Gentile Direttore,
le chiedo ospitalità per delle doverose precisazioni in merito a un episodio che mi vedrebbe vittima di un’aggressione da parte di un mio assistito.
La vicenda riguarda la cosiddetta “convalida” del fermo del presunto “rapinatore del bancomat”, la location il Tribunale di L’Aquila, e si sarebbe consumata durante questa udienza in cui, con la collega Altobelli, rappresentavamo un giovane uomo accusato di rapina.
L’uomo in questione, come ben riportato, soffre di disturbi psico-umorali e lo stato di profonda prostrazione e nervosismo che lo accompagna ha determinato l’interessamento di un Centro di Igiene Mentale.
È anche stato sottoposto a dei ricoveri coatti determinati a mettere a punto la migliore “cura” possibile per permettergli di vivere una vita dignitosa e tranquilla.
Già durante la fase del riconoscimento anche l’occhio meno esperto poteva notare il subbuglio interiore che si era impadronito di questa persona, visto che la confusione mentale dell’imputato era notevole mi prodigavo a spiegargli che era necessario compiere certe formalità, ma così facendo ho soltanto contribuito, involontariamente, a fare indebita pressione e a non favorire una normalizzazione della vicenda.
So che può sembrare strano a tutte e tutti coloro che da ieri sui social non fanno che sputare bile nei confronti di questo ragazzo, ma tutto sommato esercitava un suo diritto. Sì, è una cosa particolare, ma dietro questa scelta ci possono essere tante cose. Tantissime.
Tale è stata la tensione che a un certo punto il nostro assistito ha compiuto un semplice gesto di stizza. Uno scarto. Non avrebbe dovuto, certamente, ma lo ha fatto e da questo suo gesto è partito un “venticello” che, di bocca in bocca, ha finito per diventare tempesta e il moto di stizza è diventato per alcuni uno schiaffo, per altri un’aggressione, per altri ancora uno schiaffeggiamento.
No, tranquillizzo tutti. Nessun colpo proibito. La tempesta è in un bicchiere d’acqua. Ho ricevuto attestati di solidarietà e vicinanza.
Gradisco quelli disinteressati e “a prescindere”, rigetto con sdegno e fastidio quelli di una certa parte politica che non ha visto l’ora di poter tirare fuori il medioevale strumento della gogna giacché si tratta di un ragazzo eritreo, un extracomunitrario, che con un semplice gesto di stizza provava ad allontanare dei demoni tutti suoi che si erano introdotti nel suo “spazio vitale”.
Ieri i silenzi assordanti sul ragazzo nigeriano assassinato a Fermo e oggi tutti giudici di un semplice gesto di stizza?
Direi di smetterla immediatamente di sputare sentenze e buttare la croce su quello che lo stesso papa Francesco l’altro giorno ha, con determinazione, definito “il nostro prossimo”.
Se sarà giudicato colpevole pagherà… L’aggressione alla mia persona lasciatela fluttuare con mille altre fantasie. Mi indigna e fa rabbia vedere come la si è amalgamata e come la si vorrebbe usare per gettare addosso a un essere umano l’ennesima croce.
Questa vicenda finisce qui.




