L’AQUILA – Gli abruzzesi sono più poveri della media italiana.

È il risultato che emerge dal Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico sociali) riguardo uno studio condotto sulla Regione Abruzzo, con lo scopo di esaminare i consumi delle famiglie abruzzesi tra il 2009 e il 2010.

Ne è risultato che il 53 per cento delle famiglie abruzzesi può contare su un unico componente che percepisce un reddito, il 41 per cento su due, il 4 per cento su tre e il 2 per cento su quattro componenti.

Passando a esaminare il livello dei redditi è opportuno premettere che esiste una certa resistenza da parte degli intervistati a fornire informazioni in merito corrispondenti con la realtà, pertanto i dati vanno letti con una certa prudenza.

Il 37 per cento delle famiglie intervistate dichiara un reddito netto annuo fino a 15.500 euro, il 43,4 per cento da 15.500 a 31 mila euro, il 15,9 per cento da 31 a 50 mila, il 2,6 per cento da 50 a 75 mila euro, l’1,2 per cento oltre 75 mila.

Se si confrontano i dati raccolti dall’indagine sui consumi con quelli nazionali pubblicati dalla Banca d’Italia, si osserva che la situazione in regione è peggiore di quella media italiana dove la quota di famiglie con reddito annuo inferiore ai 31 mila euro è solo del 65 per cento, 15 punti percentuali in meno dell’Abruzzo.

Considerando la tipologia di reddito, risulta che in Abruzzo quasi il 98 per cento delle famiglie vive con reddito da lavoro e/o da pensione. In particolare, su 10 famiglie quasi 7 hanno esclusivamente reddito da lavoro (dipendente o autonomo) e quasi 2 da pensione.

Di tutta risposta, il 14 per cento delle famiglie abruzzesi ha fatto ricorso a prestiti o mutui.

Significativa è l’eccezione della zona del “cratere” dove, nonostante l’alto numero di famiglie che è riuscita a risparmiare (63 per cento contro il 26 per cento del resto della regione), il numero di nuclei che ha fatto ricorso a mutui o prestiti è stato del 24 per cento contro il 13 per cento del resto della regione, chiari indicatori dell’eccezionale situazione di difficoltà, non soltanto sociale e psicologica, in cui si trova l’area colpita dal sisma.