L’AQUILA – Un contratto senza firme perché nell’emergenza terremoto erano “una formalità”, un cambio di destinazione di un terreno giunto dopo un “fraintendimento” e le responsabilità dello spostamento dell’Università dell’Aquila ad Antrodoco (Rieti) scaricate sulla preside dell’allora facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone.

Questi i passaggi salienti e contestati dall’accusa e dalle parti civili dell’interrogatorio dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, nel corso dell’udienza al tribunale di Rieti per il processo che lo vede accusato di abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina.

I due sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

In particolare, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata in seguito alla perdita della casa per il terremoto.

Contestato anche l’accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.

Infine, si contesta la convenzione tra l’Ateneo e la società che gestiva una struttura termale Antrodoco Terme Srl “per le esigenze della facoltà di Medicina in ambito didattico, scientifico e assistenziale con la falsa prospettazione della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale”.

L’UDIENZA

L’udienza di oggi è cominciata con l’esame dei due testi di parte civile, costituita dal Comitato professori associati per Univaq, rappresentato dall’avvocato Felice Cantaro.

Al banco dei testimoni sono andati gli ex componenti del Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo, i docenti Brunello Oliva e Pierluigi Beomonte Zobel, che hanno raccontato l’opposizione che sollevarono sulle delibere relative alla delocalizzazione delle attività universitarie ad Antrodoco.

Poi è stata la volta di Di Orio, assistito dai difensori Giovanni Marcangeli e Antonio Milo e poi interrogato anche dalla parte civile e dal pubblico ministero.

“Di Orio è stato molto chiaro nel ricostruire i fatti e il suo ruolo nella vicenda, un interrogatorio che ritengo persuasivo e convincente”, spiega a questo giornale l’avvocato Milo.

“Il professore ha dato un prezioso contributo alla reale ricostruzione della vicenda, dimostrando la sua estraneità – conclude – Non ci sono stati illeciti di sorta da parte sua”.

Secondo quanto riportato da fonti legali, Di Orio ha cercato di giustificare la legittimità del suo operato, sostenendo che la responsabilità delle due diverse dislocazioni delle attività universitarie ad Antrodoco Terme e Villa Mentuccia fosse da attribuire alla preside dell’allora facoltà di Medicina, appunto la Cifone, e all’ex direttore generale, Filippo Del Vecchio, oggi direttore della D’Annunzio.

Per quanto riguarda, invece, la delibera di approvazione dell’accordo quadro stipulato con la società Antrodoco Terme Srl, che si presentava, secondo gli atti acquisiti durante le indagini, privo di firme e senza le indicazione del legale rappresentante, Di Orio ha affermato che, considerata l’emergenza sisma, si trattava di formalità che si sarebbero potuto effettuare ex post.

Sul caso di Villa Mentuccia, sempre come riferito da fonti legali, l’ex rettore ha dichiarato di avere svolto alcune riunioni all’interno della struttura, confermando a domanda che si trattasse di “uno scenario spettrale, pieno di mosche, senza acqua”.

Infine, interrogato sull’acquisto del terreno dove prima c’era un campo di calcio, ha dichiarato che, dopo essere stato ospite informale della Giunta comunale antrodocana, a seguito di un incontro gli sarebbe stato offerto l’acquisto di quell’appezzamento. Il prezzo sarebbe stato determinato in quell’occasione, ricostruzione contestata dai legale di parte civile.

Sul cambio di destinazione d’uso, sempre secondo Di Orio, ci sarebbe stato un “fraintendimento” da parte degli organi comunali.

Il collegio giudicante presieduto dal magistrato Tommaso Martucci ha rinviato la causa al prossimo 20 settembre per l’esame dei testi della difesa, che saranno circa una decina, con eventuale prosecuzione il 4 ottobre.

La sentenza dovrebbe esserci nell’udienza già calendarizzata del 15 novembre, dopo la requisitoria dell’accusa e le eventuali repliche e controrepliche.

L’ex sindaco Faina ha scelto, attraverso il proprio legale, di non presentarsi all’esame da imputato. Se volesse, potrebbe ancora rilasciare delle dichiarazioni spontanee.

Di Orio è già stato condannato in primo grado a 3 anni di reclusione al tribunale di Roma con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti del docente Sergio Tiberti, suo ex amico poi divenuto grande accusatore.

A seguito di questo verdetto con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in virtù della legge Severino anticorruzione l’ex rettore è stato sospeso dall’insegnamento tra forti polemiche.