L’AQUILA – Riduzione dei costi della politica e dei privilegi della casta: dopo tanti rinvii e meline, arrivano in prima Commissione (Bilancio) della Regione ben tre leggi che propongono la riduzione di vitalizi e indennità, ed anche, addirittura, la cancellazione secca del doppio vitalizio.
Due progetti di legge sono a firma del Movimento 5 Stelle, la terza, la più soft, a firma dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, che visti i numeri, è quella che ha più probabilità di essere licenziata dalla Commissione e di approdare in Consiglio.
La prima proposta di legge anti-casta M5S è quella che giace da mesi nelle Commissioni, che ha fatto solo capolino in Consiglio nella primavera 2015, subito affossata dalla maggioranza, “al fine di elaborare un testo alternativo meno demagogico e più condiviso”, e che prevede di ridurre del 10 per cento tutti i vitalizi degli ex consiglieri ancora in essere, (visto che il vitalizio è stato abolito in Abruzzo nel 2011), per un periodo di tre anni a titolo di contribuzione alla grave crisi economica. Con una maggiorazione del taglio fino al 50 per cento per coloro che godono del doppio vitalizio. Si prevede poi il dimezzamento dell’indennità dei consiglieri, da 11 mila a 5 mila euro lordi.
Più circoscritta, ma più tranchant, la seconda proposta di legge grillina, che riprende quella già approvata dalla Regione Toscana nel dicembre 2015, a cui Abruzzoweb ha dedicato più di un articolo.
La legge toscana dispone “la cessazione immediata dell’erogazione dell’assegno vitalizio regionale in caso di fruizione di analogo istituto, nonché la sospensione dell’erogazione dell’assegno vitalizio qualora il percettore venga rieletto alla carica di consigliere regionale o eletto al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale, al Consiglio regionale di altra Regione o nominato componente della Giunta della Regione Toscana o di altra Regione”.
La Regione restituirà dunque “la differenza fra i contributi versati durante il mandato e quanto finora percepito a titolo di vitalizio. E siccome la differenza non è mai così a svantaggio della Regione ne deriverà, così scrivono nella relazione alla legge, una consistente riduzione della spesa.
A questa legge non ha fatto seguito nessun rilievo di incostituzionalità da parte del Governo, per via del famigerato diritto acquisito.
“Il risparmio stimato – calcola Sara Marcozzi del Movimento 5 Stelle – ammonterebbe a oltre 500 mila euro anno per le casse di Regione Abruzzo, ed il minimo che si possa fare nel Paese delle pensioni minime e degli esodati”.
Più mite invece la proposta di legge dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio che porta la firma del presidente, Giuseppe Di Pangrazio del Pd, del vice presidente vicario, Lucrezio Paolini, Italia dei valori, del vice presidente Paolo Gatti, Forza Italia, del consigliere Alessio Monaco, Regione facile e del consigliere segretario Giorgio D’Ignazio, Nuovo centro destra.
Provvedimento che di fatto ricalca la bozza elaborata da parte della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, di ridurre del 10 per cento tutti i vitalizi, per un periodo di tre anni a titolo di contribuzione alla grave crisi economica. Con una maggiorazione del taglio fino al 50 per cento per coloro che godono anche di un altro vitalizio.
Vada come vada, dopo tanta attesa, la buona notizia è che, sia che il doppio vitalizio sarà abolito, sia che sarà ridotto, si inciderà finalmente su quello che viene considerato un odioso privilegio che costa non poco ai cittadini contribuenti abruzzesi.
Ogni anno infatti si spendono 4,2 milioni di euro l’anno per pagare 111 assegni vitalizi ad ex consiglieri regionali e a 41 vedove grazie alla reversibilità.
Di questi una trentina sono vitalizi erogati a chi percepisce in aggiunta anche un vitalizio da ex parlamentare nazionale e anche da ex parlamentare europeo.
Si tratta di fatto di una pensione d’oro, cumulabile con altre pensioni, e anche altri redditi, purché non derivati da cariche politiche in Regione Abruzzo, che viene percepita per tutta la vita, ed anche oltre con la reversibilità per la vedove. Di un importo enormemente più alto di quanto effettivamente versato di contributi dai beneficiari.
Per godere del vitalizio di 2.400 euro netti al mese occorrono infatti appena 5 anni di legislatura, per godere del vitalizio di 3.300 netti al mese 10 anni di legislatura. Ed è bastato versare appena 1.500 euro mensili, 18.000 euro annui per cinque anni, nel caso di una sola legislatura, cioè 90.000 euro totali.
L’Abruzzo ha abolito nel 2011 il vitalizio ma a partire da questa legislatura e non in modo retroattivo.
Il beneficio dopo la legge del 2011 potrà essere goduto a partire dai 65 anni di età, o con una piccola penalizzazione economica, anche a partire dai 60 anni. Prima della legge del 2011 però gli ex consiglieri hanno cominciato a percepire il vitalizio anche dalla “tenera” età di 55 anni.





