CHIETI – “Siamo profondamente addolorati e basiti per quello che è successo, ma non possiamo ritenerci responsabili di un incidente avvenuto non a causa nostra e che noi non riusciamo in alcun modo a spiegarci”.

Le parole sono di un dirigente della Walter Tosto Serbatoi che non vuole apparire in prima persona, ma assicura di parlare a nome dei vertici aziendali, che esprimono enorme sconcerto rispetto all’esplosione di ieri pomeriggio che ha mandato all’ospedale quattro operai.

Il più grave è Marco Masciarelli, 38 anni di Chieti, che è stato trasferito presso il reparto Grandi ustionati del Sant’Eugenio di Roma.

Gli altri tre sono Antonello Cieri, 44 anni di Alanno, il fratello Maurizio, 41 anni di Alanno, e Carmelo Pantano, 34 anni di Santa Marinella in provincia di Roma, che aveva in mano un contenitore, non più grande di una bottiglietta da mezzo litro, con la sostanza chimica esplosa.

Quest’ultimo è quello che ha riportato più problemi dei tre rimasti a Chieti, perché oltre alle ustioni ha anche problemi agli occhi. Su di lui i medici si sono riservati 48 ore di tempo per sciogliere la prognosi. Il fratello ha riportato solo ustioni giudicate guaribili in 20 giorni, mentre il dipendente della Cnd guarirà in 30 giorni.

Per quanto riguarda l’operaio di Chieti che si trova a Roma, si sa che le sue condizioni sono serie ma che non è in pericolo di morte. La Wts si è messa completamente a disposizione per far sì che la sua vicenda si concluda nel migliore dei modi.

“In azienda ci consideriamo tutti una grande famiglia – dice ancora il dirigente – siamo i primi a essere stati colpiti da quanto è successo, ci siamo attivati subito per far arrivare i soccorsi nel più breve tempo possibile. L’ambulanza è arrivata in quattro minuti. Siamo stati poi noi ad accompagnare la moglie del nostro operaio all’ospedale di Roma e rimaniamo a disposizione per qualunque cosa possa servire”.

Walter Tosto Serbatoi, ditta leader al mondo nel settore della caldareria, grazie anche alla fortissima spinta all’internalizzazione, investe nella sicurezza il 5 per cento del proprio fatturato che si aggira sui 90 milioni di euro.

Il gruppo Wts dà lavoro a circa 400 persone, 300 operai e un centinaio tra tecnici e personale amministrativo. “Grazie alla formazione continua su salute e sicurezza sul posto di lavoro – sostiene il dirigente – negli ultimi due anni, secondo dati Inail, la Wts ha ridotto gli infortuni sul lavoro del 90 per cento. I nostri operai lavorano sempre tutti in pieno assetto di sicurezza. E i tre che sono rimasti coinvolti nell’incidente, essendo un capoturno e due caporeparti, sono quelli che devono badare al rispetto delle norme di sicurezza. È per questo motivo che questo incidente ci sembra davvero inspiegabile”.

Per quanto riguarda la dinamica dell’incidente, c’è un’inchiesta aperta che cercherà di far luce su quanto è accaduto e stabilirà se ci possano essere ripercussioni in atmosfera a causa dei gas sprigionatisi nello scoppio.

Per il momento si sa che a provocare l’incidente è stata l’esplosione di un contenitore di una sostanza chimica, sembra a base di acido nitrico, usata per controllare alcune saldature.

Lo scoppio, però, non è avvenuto in uno dei capannoni ma in un piccolo ufficio di tre metri per due che si trova vicino all’entrata principale e al capannone Wt4, quello di carpenteria e taglio lamiere, che è stato sottoposto a sequestro cautelativo da parte della procura.

Il fatto che il contenitore sia scoppiato in questo piccolo ufficio fa pensare che la procedura del controllo non fosse ancora iniziata.  

La Wts non ha esternalizzato alcun tipo di servizio se non questo relativo ai controlli, servendosi di ditte specializzate, come è appunto la Cnd (Controlli non distruttivi) di Roma.(ar.iai)