L’AQUILA – Caos e tensioni sulle elezioni per il rinnovo della carica del rettore, previste nel capoluogo per il prossimo 17 maggio.
Un caso che sta facendo discutere con una serie di pareri legali pro o contro il voto, finito anche in Parlamento con una manciata di interrogazioni e che sta sempre più assumendo i contorni di un “giallo”.
Il decano Aniello Russo Spena va avanti per la sua strada, tanto che questa mattina ha tenuto l’assemblea di ateneo per la presentazione delle candidature, tra le quali, da quanto appreso, potrebbe esserci anche la sua.
Davanti a una platea che lo ha applaudito più volte, il professore ha chiarito che, secondo lui, non ci sono pareri o interrogazioni parlamentari che tengano rispetto al fatto che il Miur non si sia pronunciato contro le annunciate consultazioni.
Il nocciolo del contendere sta nel fatto che, in base all’interpretazione di un comma della “riforma Gelmini”, a causa dell’adozione del nuovo statuto cominciata lo scorso anno accademico ma conclusa in questo, il rettore uscente, Ferdinando Di Orio, potrebbe usufruire di una proroga-bis, un anno aggiuntivo rispetto a quello di cui ha già goduto per approvare la carta statutaria.
“Il decano dell’Università dell’Aquila ha il potere di indire le elezioni – ha dichiarato in apertura dell’incontro – ma non di revocarle. Questo può farlo solo un decreto del ministero che, però, fino a ora non c’è stato”.
“Appena ho preso la decisione di indirle – ha aggiunto – ho inviato il decreto al ministero, che non ha inviato nulla a sua volta. Un silenzio-assenso che non può essere ignorato”.
Ad annullare la convocazione delle elezioni, come aveva già chiarito in una nota diffusa ieri, oltre al decreto ministeriale potrebbe essere anche una sospensiva del Tar su richiesta di persona interessata.
“Il rettore – ha sottolineato – ha già usufruito della proroga di un anno rispetto alla scadenza naturale del suo mandato. L’insistenza su una seconda proroga finisce per generare dubbi sulla legittimità della prima e sull’efficacia degli atti emanati dal rettore nello stesso periodo”.
Nell’assemblea di oggi, comunque, nessuna candidatura è stata presentata. “Il clima di questi giorni non rende possibile un confronto sereno. Ho quindi deciso di indire un nuovo incontro per il 2 maggio, quando chi vorrà potrà avanzare la propria candidatura, che potrà essere comunque presentata fino alla data stabilita per le elezioni”.
Il decano ha poi sottolineato il fatto di non aver gradito l’invito del rettore Di Orio a ritirare il decreto, un “invito che è suonato come un ordine”, ha detto, ribadendo di non avere il potere di annullarle, ma solo di “controllare che si svolgano in maniera corretta”.
Russo Spena ha inoltre ricordato che è stato lo stesso rettore, “alla chiusura dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, a inviarmi il facsimile del decreto di emanazione delle elezioni”.
Unica voce fuori da coro questa mattina nell’aula magna del Rettorato, quella del professor Angelo Luongo, prorettore vicino a Di Orio, che si è detto favorevole alla “proroga bis” e in disaccordo con il discorso del decano.
“Il suo punto di vista è da rigettare – ha detto – la norma è chiara e ci sono pareri autorevoli a favore della proroga del mandato. Il decano ha omesso di menzionare il parere del governo, espresso a seguito delle interrogazioni parlamentari. Ha poi sottolineato più volte il fatto che l’Avvocatura sia locale, lasciando intendere che possa avere qualche interesse di carattere localistico e possa non essere obiettiva nell’esprimere i pareri”.
A favore delle elezioni il professor Sergio Tiberti, notoriamente vicino alle posizioni degli oppositori del rettore.
“Il mandato – ha dichiarato – è stato già prorogato di un anno, un’ulteriore proroga sarebbe al di fuori della legge. È stato l’ex ministro Mariastella Gelmini, in un’intervista su La Stampa, a chiarire come stanno le cose, e la vera spiegazione poteva darla solo lei”.
La Gelmini si è espressa nettamente dicendo basta alle proroghe ma senza entrare nel merito, mentre, interrogato in materia, il suo successore, l’attuale ministro Francesco Profumo, ha ricordato che “la proroga è legge” ma ha anche evidenziato che “alcuni rettori hanno rinunciato” spontaneamente alla proroga, come il chietino Franco Cuccurullo.
Tra i giuristi, il preside della facoltà di Economia, nonché docente di Diritto pubblico, Fabrizio Politi, vicino a Di Orio, ha fissato come momento dell’adozione la seconda approvazione della carta in Senato accademico, schierandosi per la proroga-bis.
Di diverso parere il docente dell’Università di Perugia ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, Mauro Volpi, per il quale la nuova proroga è “in palese contrasto con la previsione di legge”, come riportato in una mail inviata agli oppositori.




