PESCARA – L’inchiesta della Procura di Pescara, sul presunto e vorticoso giro di mazzette, cocaina e cene in cambio di appalti, scuote la politica. Il principale indiziato, ora in carcere, il digerente delle opere pubbliche Vittorio Trisi, è infatti un uomo di fiducia del sindaco di Forza Italia Carlo Masci. E dalle carte dell’inchiesta emerge una situazione surreale, con uno degli uffici cardine per la spesa in particolare dei fondi del Pnrr, in mano alla “tana delle tigri” di Trisi e di altri due dipendenti suoi complici, dove si sniffava in orario di lavoro, e dove soprattutto gli appalti erano affidati secondo la Procura, truccando le carte a favore dell’imprenditore Vincenzo De Leonibus, anche lui in carcere, assieme e due spacciatori di cocaina.

Masci, come pure l’assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Albore Mascia, si è chiuso nel silenzio poi ha convocato una conferenza stampa per domani e dopo aver partecipato a una missione istituzionale in Israele e ieri ai funerali di Silvio Berlusconi a Milano, è rientrato stamani a Palazzo di città, affermando all’Ansa: “Sono appena rientrato a Pescara ed ho bisogno di 24 ore per comprendere quanto avvenuto. Domani in conferenza stampa illustrerò la mia posizione, ma smentisco categoricamente possibili dimissioni”.

Intanto l’opposizione chiede un Consiglio comunale straordinario e il Pd, in una lettera, pone al sindaco una lista di 14 domande per chiarire la situazione.

Ma un forte nervosismo, e un silenzio tombale, si registra  anche nella maggioranza di centrodestra.

A creare ulteriore imbarazzo, le uniche parole di Masci sulla vicenda, dopo che Trisi si è dimesso, dall’incarico, poche ore prima che scattassero per lui le manette: “Le dimissioni dell’architetto Fabrizio Trisi sono un gesto nobile che denota un profondo senso di responsabilità e del dovere, oltre alla sensibilità di anteporre l’interesse pubblico a quello personale. A lui rinnovo il mio personale apprezzamento come uomo e come professionista, unito al dispiacere per la sua decisione, che comprendo e rispetto”.

E ancora: “Auguro all’architetto Trisi – conclude Masci –a di superare al più presto e nel migliore dei modi questa fase e di rivederlo al lavoro con quell’impegno e quella competenza che tutti a Palazzo di città gli riconosciamo”.

Parole di stima che, per quanto le accuse siano da dimostrare, stridono con gli inquietanti contenuti delle intercettazioni e dell’inchiesta, che parlano non solo di giri di mazzette e cocaina, sniffata anche in Comune, ma dei lavori affidati a De Leonibus fermi, in forte ritardo, lacunosi, tanto da provocare epiche litigate tra Trisi e l’assessore Eugenio Seccia, per lo stop dei lavori da 122mila euro per rifare i marciapiedi a San Silvestro,  e inducendo anche Masci a chiedere spiegazioni a Trisi.

Nell’inchiesta è inquisito anche il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ma solo per una cena elettorale del 15 settembre alle Naiadi, del 15 settembre, da 400 euro, nella campagna elettorale delle politiche, fatta pagare da Trisi a De Leonibus e altri due imprenditori, con l’ipotesi dunque di finanziamento illecito ai partiti.

E nel suo intervento Sospiri, candidato al Parlamento, in quell’occasione non ha mancato di ringraziare Trisi, come si legge nelle carte dell’inchiesta: “Voglio parlarvi di due sentimenti… uno è l’amicizia … e l’altro è la riconoscenza. Per l’amicizia voglio ringraziare Fabrizio Trisi che ha organizzato questo incontro. Fabrizio è un amico speciale la cui amicizia verso noi gli causa di solito dei problemi! Quindi è un amico che ci rimette. Fabrizio è esattamente il contrario dello stereotipo del dirigente pubblico”, e ancora “io dico sempre che Fabrizio si deve dare una calmata, nel senso di affetto nei nostri confronti, perché prima o poi rischierà di doversi giustificare di qualcosa, non perché l’abbia fatta! Ma perché per volerci troppo bene, troppo bene alla città, rischia a volte di andare oltre il proprio dovere. La riconoscenza la provo sempre nei confronti di Fabrizio in quanto ha messo a terra altre opere”.

Ed ecco dunque l’offensiva delle opposizioni contro Masci: “In attesa delle sue dimissioni, troviamo necessario rivolgerle alcune domande, perché almeno ora lei voglia chiarire alla città quanto è accaduto e perché”, dicono i consiglieri Stefania Catalano, Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli e Marco Presutti.

“Caro sindaco – si legge nella missiva -, lo scorso 26 ottobre le inviammo una lettera riservata con la quale la invitavamo a prendere in considerazione la difficile situazione posta in capo al settore Lavori pubblici. Purtroppo lei non ha voluto dare alcun riscontro e seguito alla nostra comunicazione, né ha in alcun modo agito in seguito per risolvere una situazione tanto delicata e rischiosa. In tutta franchezza non siamo riusciti a comprendere le ragioni del suo comportamento, quando sarebbe stato facile per lei assumere per tempo quelle decisioni che potessero salvaguardare il Comune e contribuire a dissipare ombre e incertezze che da troppo tempo si addensavano sulle procedure svolte dai Lavori pubblici, che noi abbiamo sempre posto in evidenza anche con conferenze stampa”.

A seguire le 14 domande: “Che veste giuridica e di fatto aveva il dirigente dei lavori pubblici Trisi? Quali margini di attività e di informazioni nei confronti del Sindaco prevedeva? Che veste giuridica e di fatto aveva De Leonibus rispetto all’Amministrazione? Che veste giuridica e di fatto ha il Direttore Generale Carugno? Che ruolo ha svolto il Sindaco in tutta questa vicenda per garantire il buon andamento della pubblica amministrazione? Il Presidente Sospiri ha svolto un ruolo rispetto ai lavori pubblici in questo comune? Per quali ragioni negli ultimi anni l’Assessore Luigi Albore Mascia ha mostrato una sostanziale estraneità nei confronti della delega dei Lavori Pubblici a lui affidata? Come ritiene possibile che, secondo quanto si legge nelle anticipazioni di stampa, De Leonibus anticipava gli esiti dei concorsi comunali? Ha mai fatto parte di commissioni di concorso? Ci sono state riunioni formali o informali tra vertici comunali e contraenti del Comune per il destino lavorativo del fiduciario Trisi? Può aver influito anche sui mille guai del cantiere senza fine di Viale Guglielmo Marconi lo scambio tra asfalto e dazioni in denaro e in sostanze stupefacenti di cui si legge sulla stampa?  Per quali ragioni le repentine dimissioni di Trisi sono state accompagnate da un riconoscimento pubblico del Sindaco della Città? Secondo le informazioni in suo possesso, l’impresa SATO esiste come contraente o costituisce una dissimulazione dell’impresa di De Leonibus? I dipendenti dell’Impresa De Leonibus avranno un futuro lavorativo, senza dover confidare nell’assunzione in una partecipata del Comune? Come ha tutelato in questi anni il principio di concorrenza che regola il mercato della competizione tra le imprese e l’immagine stessa della città? Come intende fare fronte ai gravi danni subiti dalle imprese e dalla stessa città?”.

A chiedere le dimissioni di Masci e il ritorno al voto anche consigliere regionale M5S Domenico Pettinari: “Gli ultimi eventi hanno gettato un’ombra densa e fitta sul Comune e sulle istituzioni che al contrario dovrebbero essere d’esempio a tutti i cittadini. La politica onesta deve farsi sentire oggi più che mai. Sostengo la richiesta di dimissioni del sindaco da parte delle opposizioni in Comune e, contestualmente, rinnovo la mia richiesta di consiglio regionale straordinario per parlare di quanto sta accadendo e rendere tutto il consiglio regionale partecipe”.

Durissimo anche il capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci che scrive: “I fatti di Pescara non possono lasciare indifferente la politica. Chi ha agito è stato libero di decidere in nome e per conto del Comune di cui aveva la fiducia e, da quanto finora è emerso, di consolidare un vero e proprio sistema che non aveva il bene della comunità come fine. Questo a prescindere se il potere politico effettivamente sapesse o ignorasse ciò che accadeva nelle stanze del settore più sensibile e, soprattutto, più prossimo all’Amministrazione. La gravità di quanto accaduto sta tutta qui, scolpita nel fatto che le scelte compiute, le condotte portate avanti, la stessa visione della città, finiscono oggi sottoposte al vaglio della magistratura per essere espressione di quel potere e ciò proprio a causa dei ruoli fiduciari che i principali accusati hanno rivestito in questi anni e nel passato amministrativo del centrodestra, non solo a Pescara”.

E infine, “un potere che, nella migliore delle ipotesi, ha fallito, o ha riposto male la sua fiducia, ma che, peggio ancora, per tutto questo tempo non ha mai controllato. Non si può restare indifferenti a questo, passare oltre. Non si può quando si è al vertice di istituzioni che rappresentano i cittadini che meritano risposte e scelte all’altezza delle domande. E questo, lo scopriamo oggi, a Pescara non è accaduto”.