PESCARA – “Le conseguenze di un processo di riorganizzazione non possono avere ricadute dirette ed immediate sui contratti di lavoro dei dirigenti”.

Una motivazione che può creare precedenti scomodi per la Regione Abruzzo, quella che è contenuta nella decisione del giudice del lavoro di Pescara Massimo De Cesare di restituire a Giancarlo Zappacosta il suo posto quello di direttore del Dipartimento Turismo e Cultura.

L’ordinanza è arrivata ieri mattina, e Zappacosta oggi si è già presentato al lavoro nel suo ufficio di corso Vittorio Emanuele a Pescara.

Defenestrazione annullata dunque che la Regione ha consumato con una delibera di Giunta del 19 gennaio, che dopo avere suddiviso in due parti il Dipartimento diretto da Zappacosta, quello dei Trasporti, Mobilità, Turismo e Cultura”. ha assegnato la direzione del settore Infrastrutture, Trasporti, Mobilità, Reti e Logistica a Maria Antonietta Picardi e ha conferito ad interim a Cristina Gerardis, direttore generale della Regione Abruzzo, la reggenza del Dipartimento Turismo e Cultura. Estromettendo di fatto Zappacosta da ogni funzione direttoriale che la Regione gli aveva conferito a dicembre 2014.

Zappacosta, difeso dall’avvocato Valerio Speziale ha fatto subito ricorso al giudice del lavoro, Il 20 marzo il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha però annunciato la nomina di Zappacosta a dirigente del Servizio Europrogettazione, rapporti con gli uffici dell’Unione Europea, raccordo con la sede di Bruxelles, accompagnando l’annuncio con parole di elogio. Proposta sdegnosamente rigettata al mittente, e liquidata come una sorta di “contentino”. L’obiettivo per Zappacosta è rimasto infatti quello di riottenere con una sentenza del giudice le funzioni di direttore di Dipartimento. Ed anche ingenti danni economici, per “profonda prostrazione psico fisica”.

Il giudice ieri ha dato ragione su tutta la linea a Zappacosta e all’avocato Speziale.

Ovvero all’argomento che lo spacchettamento del dipartimento Trasporti da una parte e Turismo e cultura dall’altra non si traduce in una riforma organizzativa, e quindi la revoca dell’incarico non è giustificata.  È infatti per altri spacchettamenti non hanno portato ad adottare il criterio seguito per Zappacosta.

Il giudice nella sua ordinanza, ha in particolare sottolineato che per Zappacosta “non erano intervenuti motivi soggettivi di responsabilità e mancato di raggiungimento dei risultati” da motivare   l’estromissione dalla posizione di direttore, “da un dipartimento che non è stato soppresso”, o per l’istituzione ex novo di due dipartimenti”. Si è trattato di semplice “rimodulazione dell’assetto organizzativo di quello preesistente, con mera sottrazione al dipartimento trasporti mobilità turismo e cultura di alcune delle attribuzioni prima affidate”. Dunque il “meritevole” Zappacosta doveva rimanere al suo posto. 

Speziale nel ricorso ha poi evidenziato l’assenza di qualsiasi provvedimento formale di revoca da parte della Regione e il parere negativo dell’avvocatura regionale.

Anomala infine la decisione di D’Alfonso di affidare a Zappacosta il servizio di Europrogettazione, un servizio messo a bando nell’agosto 2015 e per cui Zappacosta non aveva fatto domanda.

Esulta il sindacato dei dirigenti Direr, che esprime “viva soddisfazione per la reintegra del collega Zappacosta nell’incarico di Direttore, che ha subito una ingiusta e immotivata rimozione nell’incarico dirigenziale”.

La pronuncia del giudice fa quindi “giustizia sulla errata gestione degli incarichi dirigenziali e segna un passo importante nella tutela della categoria”.