L’AQUILA – “Ci mancavano pure i dipendenti delle Province…”.

Nessuno lo dice apertamente tra i 1.600 dipendenti della Regione Abruzzo, ma in molti sono autorizzati a pensarlo, visto che con l’arrivo 160 dipendenti proprio in questi giorni dalle quattro Province, già si registrano non pochi problemi organizzativi e logistici.

Primi effetti collaterali della Legge Delrio, che ha ridotto fondi e competenze delle Province, trasformate in enti di secondo livello, obbligando le Regioni ad accollarsi deleghe e buona parte del personale.

Ad Abruzzoweb il vicepresidente di Giunta Giovanni Lolli, fa buon viso a cattivo gioco, ricordando che “siamo stati costretti ad applicare un riordino voluto dal governo che definisco affrettato e poco riflettuto”.

La sindacalista della Cgil funziona pubblica, Rosanna Mattoscio, rivela che uno dei primi problemi è stato quello che non c’è nemmeno lo spazio fisico per ospitare i nuovi dipendenti, che pertanto rimarranno per ora nelle originarie sedi di lavoro.

Nelle quattro Province abruzzesi 553 dei 1.400 dipendenti sono stati dichiarati in esubero o meglio “soprannumerari”.

Di questi c’è chi andrà in pensione, e chi si trasferirà in altri enti, in stragrande maggioranza nella Regione Abruzzo, che assorbirà una ventina di deleghe che prima facevano capo alle Province, a cui sono state lasciate solo l’Ambiente e Urbanistica, Viabilità e l’ Edilizia scolastica.

Dei primi 160 “provinciali”, da venerdi scorso dipendenti regionali a tutti gli effetti, e in 50 sono impiegati al Genio civile, 27 all’agricoltura, 27 alla formazione, 39 all’ambiente, 2 all’energia, e 2 al settore commercio.

Nei prossimi mesi, o anche settimane, arriveranno anche quelli di altri settori chiave, come i Centri per l’impiego, la Polizia provinciale e le biblioteche. Si calcola circa un centinaio complessivamente.

Primo problema portato dal trasferimento, come detto, la mancanza di spazio nelle sedi regionali sparse per l’Abruzzo. A  scarseggiare non solo i metri quadrati negli uffici, ma anche computer e scrivanie.

Così si è deciso opportunamente di farli rimanere per ora nei loro vecchi uffici.

“I nuovi dipendenti – spiega Mattoscio – avranno come sede di lavoro quella della Provincia di appartenenza, e saranno diretti a distanza dai capo dipartimento e dai dirigenti del loro settore di appartenenza, e c’è il rischio che tutto diventi più difficile”.

Mattoscio non è del resto la sola a ritenere che “l’arrivo dei dipendenti delle Province è avvenuto in modo un pò improvvisato, e potrebbe creare problemi di diversa natura perchè oltre al nodo della logistica, resta irrisolto quello organizzativo, visto che la struttura ala luce delle nuove competenze e nuovo personale, deve necessariamente ripensare se stessa ed adeguare gli assetti organizzativi anche territoriali.

Per non parlare delle risorse e le modalità di definizione ed erogazione del salario accessorio e degli istituti contrattuali, delle prerogative sindacali”.

A complicarsi sarà anche banalmente il pagamento dello stipendio: i “provinciali” della Regione timbreranno il cartellino nelle macchine badgiatrici della Provincia, che non sono collegate in rete a quelle della Regione, e sarà più difficile calcolare assenze e presenze.

Altro problema quello dei costi della grande operazione di riordino.

“Non ci saranno risparmi – taglia conto Lolli – del resto le deleghe, molte delle quali essenziali, sono state solo trasferite dalle Province alla Regione e ad altri enti, con tutti i dipendenti”.

Sarà a costo zero per le casse regionali il riassorbimento delle deleghe che erano già pagate con i soldi trasferiti dalla Regione alle Province, come ad esempio la formazione professionale e il Genio civile, dal costo complessivo di 4,5 milioni l’anno.

“Per assumerci però altre deleghe ex novo – precisa Lolli – quest’anno abbiamo dovuto mettere in bilancio di previsione 7 milioni di euro in più”.

“La verità – sottolinea Lolli – è che come altre Regioni ci troviamo ad essere costretti ad applicare un riordino voluto dal governo che definisco affrettato e poco riflettuto. Presentato demagogicamente come l’abolizione delle Province che invece sono ancora tutte lì”.

L’arrivo dei “provinciali” in alcuni settori potrebbe però essere risolutiva.

Come nel Genio civile regionale, dove gli uffici sono andati in saturazione, con l’entrata a regime della Legge Regionale 28 del 2011, “Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche”, gli uffici sono andati in saturazione. A determinare il blocco, la già prevista carenza di personale e la corsa degli ultimi giorni alla presentazione delle pratiche per poter usufruire della vecchia procedura che garantiva tempi più snelli.

“Negli uffici che si occupano di sviluppo economico di mia competenza, – aggiunge Lolli – i nuovi arrivati, quattro impiegati per ora, si stanno già  occupando di fondi europei, materia che conoscono molto bene perché nelle Province erano impiegati nelle pratiche dei fondi Pit”.

C’è infine il nodo dei dirigenti regionali.

Il decreto 165 del 2001 stabilisce che in caso di trasferimento il dipendente pubblico deve mantenere in suo inquadramento e categoria, che  tale deve restare anche nel nuovo ente. Ma non è detto che debbano mantenere la funzione.

Tradotto: i dirigenti della Provincia, non si conosce il numero esatto, che si apprestano a trasferirsi in Regione, manterranno lo stesso stipendio, ma non è detto che svolgeranno la funzione effettiva di dirigente, e dunque non avranno diritto al ricco salario accessorio, comprensivo del premio di produzione.

I sindacati ribadiscono in questo giorni non a caso che i dirigenti in Regione sono già troppi, uno ogni 15 dipendenti, e non si sente nessuna necessità di aumentarli di numero.

“Ben vengano i dirigenti provinciali che andranno a coprire i posti vacanti nei vari dipartimenti – spiega Mattoscio – già calcolato nel fabbisogno, e che erano ancora caselle vuote da riempire. Però con l’aumento del numero dei dipendenti e con l’arrivo in blocco di nuovi settori di competenza, si potrebbe il linea di principio prevedere nuove posizioni dirigenziali, invece di estendere l’ambito di competenza dei dirigenti oggi in servizio. La verità è che l’attuale numero dei dirigenti è alto, per cui sarebbe auspicabile che i dirigenti già previsti nell’organico regionale possano bastare anche alle nuove funzioni e alle nuove competenze che arrivano dalle Province senza altro incremento che andrebbe a pesare notevolmente sia sul bilancio regionale che sul tetto delle spese per il personale imposte da norme nazionali”.