L’AQUILA – Tempi troppo lunghi negli uffici comunali del’Aquila per il completamento delle pratiche dell’abitazione equivalente, il meccanismo che consente a chi ha perso la prima casa con il terremoto di comprarne un’altra in città o altrove, cedendo la propria al Comune. 

A rilevare la fase di stallo dell’amministrazione tanti cittadini che sottolineano “le lunghe attese  per il rientro nelle nuove case e per la cessione delle vecchie al Comune”.

Molti dei beneficiari del contributo per l’abitazione equivalente denunciano inoltre “l’accollo delle spese dal notaio da parte del cittadino per il passaggio di proprietà, oltre alla situazione ricorrente che in alcuni casi li vede ancora proprietari di due abitazioni”.

L’accollo delle spese è stabilito dalla delibera di Giunta 173 del 12 maggio 2015 che precisa che si potrà procedere alla stipula dell’atto di cessione “a condizione che i soggetti cedenti si facciano carico dele spese notarili derivanti dalla stipula dell’atto stesso, nonché relativamente agli immobili già demoliti, ricostruiti nuovamente accatastati e assegnati o in via di assegnazione al soggetto cedente, delle ulteriori spese di nuovo accatastamento e di riassegnazione delle unità immobiliari”

“Non rileviamo ritardi nelle pratiche – afferma Lucio Nardis, dirigente del settore Attività produttive e Patrimonio – Delle circa 500 pratiche l’acquisto della nuova abitazione risulta già perfezionato nella quasi totalità  e, pertanto,  non ci sono attese”.

“Occorre precisare che l’acquisto dell’abitazione equivalente avviene a seguito della concessione del contributo da parte degli Uffici preposti. Al fine di evitare aggravi nella procedura è previsto che la cessione al Comune debba avvenire contestualmente al riacquisto dell’abitazione equivalente – aggiunge Nardis – Questa ipotesi non risulta sempre attuabile ed in particolare nei casi di demolizione e ricostruzione in itinere, essendo necessaria  la denuncia di variazione in catasto dell’immobile censimento dell’area di sedime nella categoria F1 (se non c’è un identificativo catastale, materialmente non si può fare il patto, ndr)”.

“Pertanto qualora i tempi burocratici per gli adempimenti catastali a carico del condominio-consorzio non risultino compatibili con i tempi del riacquisto, al fine di consentire la stipula dell’atto relativo è prevista la possibilità di sottoscrivere un atto d’obbligo alla cessione”, aggiunge.

Nella prima fase di applicazione della procedura  veniva chiesta la sottoscrizione di un atto unilaterale d’obbligo da parte dei beneficiari del contributo, cioè l”impegno a cedere definitivamente a titolo gratuito al Comune la proprietà e le pertinenze dell’unità immobiliare ricostruita. 

A oggi risulta possibile, comunque, sottoscrivere l’atto di cessione definitiva per il perfezionamento della procedura.

“Si tratta di atti pubblici  – afferma Nardis – il cui rogito è previsto in capo al notaio, scelto dal beneficiario, previa condivisione del contenuto con l’ufficio, ciò non comporta alcun rallentamento della procedura, in quanto i relativi controlli avvengono nell’arco di ventiquattro ore”. 

Alla cessione definitiva, secondo quanto stabilito dalla delibera di Giunta, possono ricorrere  le seguenti tre casistiche: immobili non ancora demoliti; immobili già demoliti o in fase di ricostruzione  per i quali il beneficiario del contributo cederà  quota parte “pro indiviso”, in comunione con gli altri condomini del terreno cui sorgeva l’edificio originario;  immobili  ricostruiti, nuovamente accatastati e riassegnati ai titolari dei diritti reali di godimento. (m.gal)