L’AQUILA – Forza Italia e Noi con Salvini contro il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, accusato di “depredare” L’Aquila, e il sindaco Massimo Cialente, accusato di non contrastare adeguatamente le scelte del governatore.
“Il presidente D’Alfonso con la complicità del Partito democratico, fa entrare il ‘Cavallo di Troia’ a L’Aquila. Mentre la polemica locale si accende sul Ponte della Mausonia, il capoluogo di regione viene depredato dall’Ulisse di Lettomanoppello che, nei fatti e con la complicità di tutti i vertici del suo partito, sposta l’Arap (azienda regionale attività produttive) a Pescara, disegnando la stessa sorte per la sede della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Abruzzo nella città di Chieti”.
Così il capogruppo del gruppo consiliare dei salviniani, Emanuele Imprudente che spiega: “Non finisce qui: nel famoso Masterplan c’è solo fumo per il miglioramento delle infrastrutture, l’ammodernamento della rete stradale e il potenziamento di quella ferroviaria. Il bisogno di interventi che legano la ‘qualità della montagna abruzzese fino al capoluogo di regione per poi arrivare attraverso L’Aquila-Navelli sulla costa’, evidenziato dal presidente D’Alfonso in campagna elettorale, si scontra con le priorità indicate oggi, da lui stesso, al governo centrale”.
“L’unico interesse del ‘presidente di tutti’ – prosegue – resta il capoluogo adriatico che beneficerà, tra gli altri finanziamenti anche di oltre 28 milioni di euro per l’aeroporto di Pescara e 50 milioni per il Bike to coast”.
“E ancora: l’Abruzzo interno resta fuori dai fondi per la programmazione legata alla connettività del Corridoio Baltico-Adriatico. In parole semplici il ‘Presidente di tutti’ si è speso in prima persona affinché i fondi europei destinati alle reti trasportistiche transeuropee nell’ambito dell’Asse Baltico-Adriatico, guardassero soltanto la nostra costa…”.
“E Infine il colpo di grazia – conclude Imprudente – l’isolamento sarà definitivo con la programmazione dei fondi per il collegamento diretto tra i porti di Pescara e Civitavecchia. L’Aquila probabilmente era una priorità in campagna elettorale ma oggi, nella Bibbia di D’Alfonso la città compare una sola volta: per il ‘Ponte dove l’acqua non passa da anni…'”.
“Caro sindaco, ti chiedo di tornare all’Aquila!”, è invece il sarcastico invito del capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale dell’Aquila, Guido Liris.
“La città capoluogo, che ha la sventura di essere gestita da troppi anni dal centrosinistra, non può morire così, non può essere ripetutamente colpita, mortificata e depauperata nella completa assenza e inerzia della sua massima rappresentanza amministrativa. Gli aquilani stanno assistendo increduli ad un atteggiamento suicida a livello politico e amministrativo del primo cittadino, che sta consentendo ripetuti scippi e razzie a danno del nostro territorio”.
“Pur non avendo mai condiviso le scelte di Massimo Cialente, sento fortemente e sinceramente la mancanza dell’uomo che fu, di quel sindaco che, spesso con modalità eccessive e opinabili, metteva la propria città prima di ogni convenienza politica. Perché, caro Massimo, oggi stai consentendo che, sotto la regia lucida e omicida di D’Alfonso, venga portata via l’Arap (sede consorzi industriali), la Sovrintendenza ai beni culturali?”.
“Perchè – continua Liris – dobbiamo leggere i complimenti dell’amico sindaco di Chieti Di Primio rispetto alla tua condivisione del trasferimento a Chieti della Sovrintendenza? Perché stai consentendo che L’Aquila venga presa in giro con un Master Plan che risulta essere offensivo per la nostra realtà?”.
“Perché, quale massima carica sanitaria, non hai reagito con la tua proverbiale ferocia alle parole del neo direttore generale della Asl di Pescara (d’alfonsiano di ferro) che ha serenamente dichiarato che la sede della Asl unica abruzzese non sarà L’Aquila? Dobbiamo prepararci all’ennesimo scippo?”.
“Qualche mal pensante suggerisce che la tua volontà di sostituire Lolli in giunta regionale ti obbliga ad essere dolce e gentile con il presidente della Regione. Io non voglio crederci. Caro Massimo, torna all’Aquila!”, conclude Liris.





