L’AQUILA – Si vede la luce in fondo al tunnel, o meglio all’acquedotto, per la concessione delle sorgenti di preziosa acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila, inutilizzate dal 2016, al centro della “guerra abruzzese dell’acqua”: l’Agenzia regionale di informatica e committenza (Aric) ha avviato e concluso la consultazione preliminare di mercato, per convocare le imprese potenzialmente interessate.

Ed ora si attende solo la pubblicazione del bando, altra grande novità, diviso in quattro lotti, che metterà a gara non solo le sorgenti Sant’Antonio Sponga, ma sempre a Canistro, le più piccole sorgenti Fiuggino, la cui concessione è scaduta nel 2022, la sorgente Fonte Saveria di San Vincenzo Valle Roveto, in provincia dell’Aquila, e le sorgenti Salute e Santa Croce-Pisciarello, di Caramanico Terme in provincia di Pescara, nell’area dove insiste anche lo stabilimento termale, chiuso da tre anni, a seguito del fallimento del precedente gestore.

Alla consultazione preliminare di mercato hanno partecipato, in una riunione del 29 marzo, nella sede pescarese dell’Aric, di cui è presidente Donato Cavallo, tre società: le prime due sono la Santa Croce e la San Benedetto, ovvero l’ex gestore della sorgente Sant’Antonio Sponga, e della Fiuggino, ora detenuta in proroga, dell’imprenditore molisano Camillo Colella, e il colosso veneto che ha in concessione, attraverso la Guizza, la sorgenti Valle Reale di Popoli, in provincia di Pescara, e dal 1988 e in proroga dal 2008, la sorgente Fonte Primavera, sempre a Popoli.

Le due società hanno partecipato all’ultimo bando per la sorgente Sant’Antonio Sponga, aggiudicata provvisoriamente nel 2019 a Santa Croce, con successiva revoca per mancanza di requisiti, e annullamento del bando, visto che  la seconda arrivata, la San Benedetto, non aveva superato il punteggio minimo.

Le due società si contendono anche la sorgente Fonte Primavera a Popoli, il cui bando indetto dalla Regione Abruzzo, è stato annullato dal Tar a febbraio 2019, su ricorso della Santa Croce, in quanto  “erano contenute condizioni che di fatto impedivano ai partecipanti “di formulare un’offerta congrua e consapevole e, quindi, concorrenziale”, ed è ora sub iudice, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, a inizio luglio, sull’appello di Regione e San Benedetto.

Terza società che ha partecipato infine l’emiliana Idromineraria italiana, interessata a quanto si apprende alla sorgente Fonte Saveria di San Vincenzo Valle Roveto.

La Regione Abruzzo, dopo che il bando della Sant’Antonio Sponga è per due volte andato ramengo, dopo la revoca della concessione alla Santa Croce nel 2014, e con il bando della Fonte primavera annullato, questa volta non può permettersi di fallire, visto che questi clamorosi passi falsi sono pagati con decine e decine di posti lavoro soppressi, milioni e milioni di euro di royalty non incassate, l’indotto fortemente compromesso.

Ed ecco dunque che questa volta si è deciso di affidarsi all’Aric con la procedura della consultazione preliminare di mercato, prevista dal decreto legge 50 del 2016, adottato anche per affidare i servizi di accoglienza dei profughi di guerra ucraini.

La consultazione, si legge nell’avviso pubblicato a gennaio dall’Aric,  “è finalizzata alla raccolta di informazioni e suggerimenti utili per la predisposizione della documentazione di gara”, e per “acquisire e selezionare tutte le informazioni e gli elementi utili ad accertare la corretta impostazione tecnica ed eliminare ogni possibile ostacolo alla più ampia partecipazione possibile. In particolare relativamente “al processo di gara e formulazione di soluzioni innovative”, alle “tempistiche della concessione e titolarità dell’impianto alla scadenza”, alle “soluzioni finalizzate alla mitigazione ambientale, qualificazione/riqualificazione infrastrutturale, alle “stime livelli occupazionali da impiegare”, infine alle “soluzioni per minor impatto ambientale (life cycle cost) e risparmio energetico”.

Ovviamente, si precisa nell’avviso, “la partecipazione alla consultazione preliminare di mercato è ininfluente rispetto alla partecipazione ad eventuale successiva procedura ad evidenza pubblica, non costituendo condizione di accesso né impegno alcuno circa il prosieguo della medesima”.

Il bando è atteso con particolare apprensione per mettere la parola fine ad un incredibile vicenda abbondantemente raccontata da Abruzzoweb, e che ha avuto come punto di inizio sei anni fa, con la revoca a seguito di un ricorso della Regione e del Comune, contro l’assegnazione alla Santa Croce, già concessionaria, con conseguente stop all’imbottigliamento e negazione di proroghe in attesa di nuovo affidamenti, con 75 operai rimasti senza lavoro.

A seguire un feroce contenzioso, un bando affidato a Norda, con la Santa Croce in corsa ed esclusa, finito poi in buco nell’acqua, con ripensamento della concessionaria provvisoria per mancanza di terreni dove realizzare lo stabilimento.

Poi ancora un nuovo bando nel febbraio 2019, vinto questa volta da Santa Croce, contro la San Benedetto, ma poi annullato dal Tar nel giugno 2021 su ricorso della San Benedetto, per irregolarità fiscali.  fine marzo dell’anno scorso il Consiglio di Stato, ha respinto il ricorso della Santa Croce, confermando la decisione del Tar. Con la necessità di indire un terzo bando, quello che dovrebbe essere finalmente pubblicato a breve, sperando che sia quello decisivo per poter tornare ad imbottigliare una delle migliori acque minerali, da anni clamorosamente disperse nel fiume.

In vista del redigendo bando  i dipartimento Regione Abruzzo, dipartimento Territorio e Ambiente, diretto da Pierpaolo Pescara, ha affidato a fine gennaio, per un importo di 1.735 euro, alla società Terra Energy, spin off dell’Università di Pisa, la misurazione aggiornata della portata dell’acqua sgorgante dalla sorgente Sant’Antonio Sponga, dato determinante per la procedura di gara.

La stessa  Terra Energy ha effettuato, sempre a gennaio, ha effettuato per 30.222 euro, lo studio tecnico-scientifico che ha confermato la qualità e la quantità delle acque termali di Caramanico riguardo alla classificazione come acque minerali, anche questo altro passo decisivo per la procedura di gara.

Discorso diverso è quello relativo all’aggiudicazione della gestione dello storico stabilimento termale e della struttura alberghiera per le quali è incorso l’iter del tribunale fallimentare. E ad inizio maggio è andata deserta anche la seconda asta. Filippo Tronca