L’AQUILA – Il Tribunale amministrativo regionale ha emesso oggi le sentenze, senza ulteriormente rimandare, sui ricorsi presentati contro le chiusure dei punti nascita di Atri (Teramo) e Ortona (Chieti), già chiusi, e di Sulmona (L’Aquila) la cui chiusura è prevista in primavera. Il collegio giudicante non ha però comunicato la data di pubblicazione delle stesse.

A sentire però i ricorrenti e i legali presenti in aula a prevalere è l’ottimismo, che si basa sul mutamento di scenario. Il presidente e commissario alla sanità Luciano D’Alfonso ha infatti ieri firmato quattro missive, una per ogni Punto nascita, oltre alle tre citate, anche per quello di Penne (Pescara) la cui chiusura è imminente, indirizzate proprio all’attenzione del ministro Beatrice Lorenzin, dove si chiede al Comitato punto nascita nazionale una nuova valutazione dei criteri e della qualità dei servizi resi.

Una decisione che fa seguito alla circolare dello stesso ministro dell’11 novembre scorso che consente di mantenere in attività i punti nascita nelle aree montane e disagiate, anche se fanno meno di 500 parti, purché vengano mantenuti gli standard di qualità̀ e di sicurezza. In base ai dati aggiornati al 2014 dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), Atri e Ortona superano poi la soglia di sicurezza di 500 parti l’anno.

Ciò potrebbe consentire di rivedere la decisione sulla loro chiusura, decretata a febbraio come Commissario ad acta e presidente della Regione  D’Alfonso, e in qualche modo influire anche sulla decisione dei giudici amministrativi.

A difendere le ragioni di Atri in aula c’era l’avvocato Carlo Scarpantoni del foro di Teramo.

“È stato ribadito – ha spiegato ad Abruzzoweb –  che alla luce delle nuove determinazioni ministeriali è opportuna una riconsiderazione della situazione”.

Non era presente in aula il sindaco Gabriele Astolfi, che ha invece partecipato all’audizione in commissione garanzia convocata dal presidente Mauro Febbo, di Forza Italia, proprio sui punti nascita. Astolfi non ha mancato, nel commentare la giornata al Tar, di attaccare D’Alfonso.

“Resto della convinzione – tuona il sindaco – che D’Alfonso potrebbe firmare un decreto che annulli le chiusure, senza nemmeno aspettare le sentenze. Avrebbe i poteri per farlo. Basta la volontà politica”.

Linea difensiva simile da parte dell’avvocato Giulio Ulacco che ha difeso le ragioni del ricorso contro la chiusura del punto nascita di Ortona, ed anche del reparto di ginecologia: i nuovi dati Agenas non considerano il punto nascita a rischio, e dunque è caduta la ragione che ha portato alla chiusura a settembre.

Presenti anche una decina di attivisti del comitato prima contro la chiusura, ora per la riapertura del punto nascite, che hanno rimarcato “la gravità dell’assenza del sindaco Vincenzo D’Ottavio, il firmatario del ricorso. Sia ben chiaro: come speriamo, se alla fine il nostro punto nascite sarà riaperto lui non avrà nessun merito”.

Infine Sulmona, in una posizione più defilata. I legali hanno chiesto il ritiro del ricorso, poi però c’è stata una marcia indietro, forse per non mettere in difficoltà e indebolire la posizione degli altri ricorrenti. Ma è evidente che a Sulmona, il cui punto nascita serve un territorio montuoso e disagiato, si è oramai convinti che nelle more della circolare Lorenzin di novembre, alla fine sarà fatto salvo, e si preferisce così perseguire ora la via politica, e non più quella della giustizia amministrativa.