L’AQUILA – “Una persona di straordinaria sensibilità che, appena arrivò alla guida del Convitto nazionale dell’Aquila, pochi mesi prima del terremoto del 6 aprile 2009, si attivò per la messa in sicurezza dello stabile”.
Così Dante Capaldi, giornalista e storico docente e preside del capoluogo, si schiera a favore della grazia al collega Livio Bearzi, finito in cella dopo la condanna della Cassazione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, per la morte di tre minorenni e il ferimento di altri due sotto le macerie del Convitto nella scossa delle 3.32.
Per la libertà del dirigente di Udine si sono mobilitati in molti, dall’associazione dei presidi ad alcuni parlamentari, tra cui la deputata Serena Pellegrino e la senatrice Laura Fasiolo, fino ai consiglieri regionali del Pd del Friuli che gli hanno fatto visita in carcere.
Molti anche i colleghi abruzzesi di Bearzi che si stanno mobilitando. Dopo il varco aperto dal professor Ilio Leonio, per anni preside del liceo Classico e Artistico di Avezzano, Capaldi attraverso un aneddoto ricorda ad AbruzzoWeb l’umanità dell’ex rettore del Convitto.
“Andai a trovarlo. Mancavano pochi minuti all’una, quindi lo invitai a pranzo – racconta – Mi disse che non poteva venire perché stava aspettando alcuni tecnici della Provincia per un sopralluogo da lui sollecitato. Proprio per la sicurezza dell’edificio”.
“Quando ancora dirigevo l’istituto tecnico commerciale – prosegue Capaldi – la Provincia con l’allora assessore Benedetto Di Pietro procedette a una ricognizione delle scuole da mettere a norma. Tra queste c’era anche il Convitto. Perché chi di dovere non lo ha poi fatto?”.
Un palazzo, quello del Convitto di corso Umberto I, senz’altro vetusto, come ricordano tutti, per il quale poco o nulla avrebbe potuto fare un singolo preside, al quale la legge non attribuisce competenze sulla struttura. A differenza degli studenti, dei quali un dirigente scolastico è invece responsabile.
“Ma cosa avrebbe dovuto fare? – si domanda Capaldi in una sorta di sfogo da parte di chi quello stesso ruolo lo ha assolto per quarant’anni – Forse fare uscire i ragazzini a tarda sera, dopo la prima forte scossa delle 23? Portarli in mezzo la strada? Ma farlo avrebbe significato assumersi delle responsabilità enormi. Il preside ha una responsabilità penale nei confronti dei minori”.
“L’unica cosa che, forse, avrebbe potuto fare, era quella di chiamare le famiglie invitando i genitori ad andare a riprendersi i figli. Ma nulla più!”, assicura.
Capaldi ha sollecitato anche la senatrice aquilana Stefania Pezzopane, che pure è intervenuta a favore della grazia considerando Bearzi un “capro espiatorio”, e che con la Fasiolo sta intraprendendo azioni parlamentari per far sì che vengano riviste le leggi che attribuiscono enormi responsabilità ai presidi senza tuttavia offrirgli gli adeguati strumenti per risponderne.
“Ci ha rimesso le penne un dirigente scolastico”, è dunque la tesi di Capaldi, “che è incappato in una disavventura non per colpa sua”.
“Mi è poi dispiaciuto leggere – conclude – che un collega abbia denunciato come alla moglie sia stato impedito di consegnargli indumenti e biancheria intima in carcere”.
L’ex preside aquilano invoca infine una presa di posizione anche della Regione Abruzzo e del presidente, Luciano D’Alfonso, che “non ha mosso paglia e il suo silenzio è grave e assordante”.
È necessario “subito avviare un dibattito sul piano tecnico-giuridico e politico-sociale per verificare la effettiva rispondenza del sistema sanzionatorio alle esigenze di tutela di collettività, di prevenzione e di rieducazione proprie della ‘pena’ classicamente intesa”.
Lo sostiene il Consiglio dell’Ordine dell’Ordine degli Avvocati di Udine in merito alla vicenda di Bearzi.
Per gli avvocati friulani, ciò è vero ancora più “in presenza di condotte, quali sono quelle connotate da colpa anziché da dolo, che esprimono un disvalore diverso quantitativamente e qualitativamente da quello dei reati compiuti su base cosciente e volontaria”.
E citano le esperienze di “molti Paesi stranieri che hanno introdotto un sistema di sanzioni differenziate e modellate sul tipo di reato compiuto”.
Il Consiglio non entra nel merito della vicenda ma si augura che “i familiari delle vittime” ottengano il “ristoro dei danni che hanno subito”, e che Bearzi riottenga “subito la libertà e riprenda il suo ruolo nella società, con intatti dignità e onore”.



