L’AQUILA – Sospesi in un limbo, appesi a una sentenza di una commissione del ministero degli Interni, o del Tribunale amministrativo regionale che riconosca il loro status di rifugiati. E per di più con i fondi che, da quasi 4 mesi, non arrivano alla struttura che li accoglie.
È la condizione dei 40 migranti ospitati nel centro di accoglienza di piazza d’Armi, gestito dal Movimento Celestiniano. Di questi, 25, ospitati oramai da un anno, provengono dalla Nigeria, e uno ciascuno da Ghana, Gambia e Senegal. A loro si sono aggiunti, da circa 6 mesi, 10 richiedenti asilo provenienti dal Bangladesh e 2 dal Pakistan.
Arrivati in molti casi per miracolo in Italia dopo viaggi romanzeschi, attraversando il deserto e poi il Mediterraneo sulle carrette dei trafficanti di disperati, lasciandosi alle spalle guerre, miseria e spietate dittature.
La situazione per tutti comincia a farsi critica, come conferma ad AbruzzoWeb Pierino Giorgi, responsabile del Movimento celestiniano, che gestisce la struttura di piazza d’Armi.
“Sono quasi 4 mesi che non riceviamo i fondi necessari a garantire questo servizio di accoglienza – denuncia – Circa 100 mila euro, ovvero 36 euro quotidiani a migrante, e cominciamo ad avere seri problemi anche a pagare le bollette, e a garantire l’essenziale”.
I soldi devono arrivare dal ministero degli Interni alla prefetture e, spiega Giorgi, “il problema è a Roma, e per le solite complicazioni burocratiche, non a livello di prefettura dell’Aquila, con la quale abbiamo instaurato un rapporto molto stretto di collaborazione e interazione”.
I famosi 36 euro, oggetto di polemiche legate ai costi e al presunto business dell’accoglienza, spiega Giorgi, “sono interamente utilizzati per onorare cristianamente l’accoglienza di persone che fuggono da guerre e miseria. Oltre ai 2,5 euro quotidiani dati a ciascun ospite, garantiamo vitto, alloggio, cure mediche, vestiario, acquisto di affetti personali di prima necessità, e anche corsi di lingua italiana e attività sportiva”.
Quel che avanza è poi diventato per il movimento celestiniano indispensabile per pagare i costi di gestione della struttura di piazza d’Armi, e soprattutto la mensa di Celestino, a beneficio di tutti gli indigenti sempre più numerosi che la frequentano, in buona parte aquilani.
Inoltre, vanno pagati gli stipendi a 5-6 persone, da 600 euro in media, impegnati nella mensa e anche nel servizio di accoglienza dei migranti.
Se i soldi del ministero, insomma, continuano a tardare, lascia intendere Giorgi, a patirne le conseguenze non saranno solo i 40 migranti, ma tutta l’attività di beneficenza e sostengo a vantaggio di centinaia di persone svolta quotidianamente dal Movimento celestiniano.
C’è poi un costo extra, sorprendente, caricato sui costi dell’accoglienza: i 300-400 euro di spese legali per ciascun ricorso contro i dinieghi alla richiesta di asilo, da parte della Commissione interregionale del Viminale che opera nella prefettura di Ancona.
Giorgi spiega a questo giornale che “sono già 15 le richieste respinte, e riguardano tutte dei nigeriani, visto che gli altri ancora non vengono chiamati. La commissione ha respinto le loro richiesta – svela – sostenendo per esempio che provengono da aree del loro paese dove non ci sono conflitti bellici e pericoli, ma è molto difficile dimostrarlo, averne certezza”.
In fondo, però, il ricorso al Tar, e in generale i tempi biblici della giustizia italiana, diventano alleati preziosi dei migranti, che potranno godere di assistenza per molto altro tempo, fino a quando le loro vicende non verranno definite.
“Questa incertezza – osserva però Giorgi – non è cosa buona, questi ragazzi vorrebbero trovarsi un lavoro, costruirsi un futuro, indietro no possono tornare, vi garantisco che non hanno più nulla. Ma non possono farlo, le leggi non lo consentono”.
E se un giorno arriverà il diniego definitivo allo status di rifugiato, questi migranti non saranno riportati nel loro Paese perché, spiega Giorgi, “al ministero ci hanno confidato non ci si può permettere i costi dei voli aerei. E così semplicemente dovremo metterli alla porta, negargli l’assistenza”.
Diventeranno insomma clandestini, lasciati al loro destino, con tutti i pericoli che questa condizione comporta. Filippo Tronca






