CHIETI – Via libera da parte del Ministero dello sviluppo economico alla piattaforma petrolifera con annessa nave di prima raffinazione Ombrina Mare 2 a poche miglia dalla costa teatina.
L’esito a conclusione della conferenza dei servizi conclusa oggi pomeriggio, dopo ore di serrato e teso confronto, con il Mise che ha reso noto che “sono stati acquisiti gli elementi necessari in vista della conclusione dell’istruttoria”.
Respinta dunque la richiesta di sospensione, avanzata dalla Regione e dalle amministrazioni comunali nell’attesa dei giudizi di costituzionalità. Il ministero non ha, cioè, ha tenuto conto della legge regionale che ha introdotto il divieto per le attività petrolifere entro le 12 miglia e neppure della legge regionale sul Parco marino dei trabocchi lo scorso giovedì in Consiglio.
Una doccia fredda, perché questo significa che si restringono al lumicino i margini per impedire il conferimento del titolo minerario alla società Rockopper, per avviare l’attività estrattiva.
Alla riunione hanno partecipato Regione Abruzzo con il sottosegretario all’Ambiente Mario Mazzocca, e il vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, le Province di Chieti e Pescara, 35 Comuni tra cui Pescara, Francavilla, Ortona, Lanciano, Fossacesia, oltre alle direzioni competenti del ministero.
Fuori, ad assediare il palazzo, un centinaio di militanti del coordinamento No ombrina.
LOLLI: “CHE ARROGANZA, SUBITO AL TAR”
Lolli è uscito inferocito dalla riunione, parlando di “arroganza mai vista”, da parte dei rappresentanti del governo.
“Faremo ricorso e non solo al Tar – ha subito annunciato – in sede civile e in sede penale. Qui si sta operando contro le leggi, non si può andare avanti con un procedimento che è illegittimo. Siamo di fronte a un’arroganza inaccettabile, che porta a uno scontro istituzionale. Fino a quando siamo vivi la battaglia continua”.
Per il vice presidente della Regione “non solo si sta colpendo l’ambiente ma anche il Pil abruzzese, per questo noi stiamo difendendo anche l’economia regionale”.
E su questo punto, assicura Lolli, “tutti i comuni, le province e la Regione sono unanimi”.
Lolli fa poi presente che “la Regione si vedrà” con i legali “credo già venerdì” per definire al meglio come procedere; intanto ricorda che il governatore Luciano D’Alfonso ha seguito con attenzione la conferenza dei servizi di oggi chiamando assiduamente per avere notizie.
MAZZOCCA: “FATTO GRAVE E INAUDITO”
“Fatto grave e inaudito: agli enti locali è stato di fatto impedito di portare le loro conclusioni, sono stati defraudati del diritto di poter esprimere il diritto di determinare del loro destino. Diciamo che c’è stato come dire un atteggiamento autoritario: e mi pare che sia la prima volta che lo sento in una conferenza dei servizi”.
Molto duro il commento del sottosegretario Mazzocca.
Sui risultati della conferenza dei servivi per Ombrina al Mise Mazzocca spiega subito che “faremo subito ricorso al Tar. noi avevamo chiesto la sospensione del procedimento, mentre la soluzione trovata oggi di fatto, pur senza decidere, apre la porta formalmente al decreto del Governo”.
“Per noi c’è anche un profilo procedurale non legittimo: potrebbero essere state infrante alcune leggi, quindi ci sono profili di altra natura. La cosa positiva è il fronte compatto degli anti locali: a brevissimo riuniremo tutti per decidere come fare”, conclude.
Durissimo il Wwf, che parla di totale scollamento tra il Governo nazionale e il territorio
“Il Governo nazionale, e in particolare il ministero dello Sviluppo economico – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia ha colpevolmente ignorato la volontà di una intera regione – ha considerato carta straccia gli atti ufficiali della Regione Abruzzo che ha approvato due leggi tese a vietare la realizzazione dell’opera, non ha tenuto conto della volontà di Enti locali e Associazioni imprenditoriali del turismo, pesca e produzioni agroalimentari che da sempre si sono opposti a quest’opera”.
“Si vuole mettere a tacere – aggiunge Caserta – la voce di migliaia e migliaia di cittadini che, attraverso le associazioni ambientaliste e in prima persona, da anni manifestano il proprio dissenso contro un’opera deleteria per l’ambiente e la salute. Oggi il ministero dello Sviluppo economico non ha certo assicurato lo “sviluppo economico” di chi vive in Abruzzo e sulle coste del mare Adriatico, ma esclusivamente quello della lobby dei petrolieri”.
In una nota Parlano di gravi responsabilità anche del governo regionale i consiglieri regionali di Forza Italia .
“L’ok del Ministero dello sviluppo economico – si legge in una nota congiunta – certifica senza ombra dubbio le pesanti responsabilità di questo governo regionale che ha palesato in modo chiaro la mancanza di autorevolezza e volontà politica per opporsi realmente al progetto che macchierà la costa dei trabocchi”.
“In primis – aggiungono i consiglieri – abbiamo assistito ancora una volta all’approssimazione di D’Alfonso che non ha voluto partecipare all’importante appuntamento, più di un indizio, mandando al suo posto il vice presidente Lolli. Venendo meno a tutte le dichiarazioni di intenti e alle belle promesse propinate agli abruzzesi a cominciare dalla volontà di contrastare gli Ufo nell’Adriatico! Nei giorni scorsi inoltre avevamo sottolineato come l’istituzione del Parco marino, approvata giovedì scorso in Consiglio regionale, fosse solo una pezza a colori, tra l’altro fatta male, che mai avrebbe impedito la realizzazione di Ombrina”.
“Ora – concludono i consiglieri – siamo curiosi di leggere le dichiarazioni del presidente, o di qualche suo accanito sostenitore, nel tentativo magari di scaricare la responsabilità su altri. Questa volta non ci saranno scuse dietro cui nascondersi”.
Interviene per Forza Italia anche l’onorevole Fabrizio Di Stefano. “D’Alfonso invece confidava in Matteo Renzi per bloccare il progetto Ombrina e il Ministero lo ha autorizzato!”, commenta con sarcasmo e aggiunge: “Un presidente serio, dopo le promesse non mantenute della campagna elettorale, si dimetterebbe anche per protesta contro il Governo”.
Accuse anche dal Movimento 5 stelle, che con la consigliera regionale Sara Marcozzi ricorda che “l’unica legge che avrebbe fermato questo scempio giace in qualche cassetto. Si tratta della legge di iniziativa alle Camere per modificare e in parte abrogare l’articolo 35 del decreto sviluppo, il documento con cui di fatto si autorizzano le trivellazioni nel mare adriatico. Questo lo sappiamo noi, lo sa il Pd e lo sa benissimo anche Sel, ai quali continuiamo a chiedere di fare pressioni ai relativi parlamentari per calendarizzare il provvedimento”.




