L’AQUILA – Scocca l’ora di Halloween, la ricorrenza che, pur avendo origini tipicamente anglosassoni, da qualche anno a questa parte, è entrata a far parte a tutti gli effetti della cultura mondiale.

Da Helsinki, a Sidney, passando anche per Roma, Tokio e Parigi, si tratta infatti della festività più esaltata al mondo dopo il Natale e ogni anno le celebrazioni non sembrano essere da meno nemmeno in Abruzzo.

Non a caso, da qualche giorno le vetrine dei negozi hanno iniziato a tingersi di nero e arancione anche quest’anno e zucche, streghe, fantasmi e costumi di ogni genere hanno fatto di nuovo la loro comparsa sugli scaffali dei negozi.

Ma a cosa è dovuta questa grande diffusione? Come mai, da qualche tempo, ci si ritrova a festeggiare questo “carnevale fuori stagione” anche da noi? AbruzzoWeb ha voluto ascoltare il parere di due insegnanti di inglese e, tramite le loro testimonianze dirette, cercare di dare una spiegazione al perché anche in Italia si celebra ogni anno una festività che poco o niente ha a che fare con la tradizione locale.

“La fioritura di Halloween ha a mio avviso preso il via a partire dal 1992, da quando cioè si è cominciato ad insegnare inglese anche alle elementari – spiega Francesca Del Vecchia, docente di scuola primaria attualmente impiegata a San Pio delle Camere (L’Aquila) – Ai bambini piace molto perché possono travestirsi e divenire i protagonisti della situazione tramite la prassi, ormai consolidata anche in Italia, del ‘dolcetto o scherzetto’. C’è poi la costruzione della Jack ‘o Lantern fatta con la zucca. Insomma si tratta di una serie di ingredienti che rendono questa festa speciale e molto sentita soprattutto tra i più giovani”.

Una diffusione che, quindi, coinvolge soprattutto le nuove generazioni che, non solo vedono Halloween come una buona occasione per spezzare la monotonia dell’autunno, ma anche come un modo originale per divertirsi e stare insieme.

Ma ci sono anche gli scettici, cioè chi, per un motivo o per un altro, ancora non hanno ben capito di che tradizione si tratti e perché, a un certo punto, anche in Italia tutti si sono messi a festeggiare. Tra questi soprattutto gli adulti che, proprio per non averne sentito mai parlare nemmeno a scuola, ne sanno davvero poco o niente ma, che di questi tempi, risultano comunque essere in netta minoranza rispetto a chi, la notte del 31 ottobre, preferisce truccarsi, mascherarsi e uscire a divertirsi in compagnia.

“Buona parte del lavoro in questo senso lo ha fatto il processo di globalizzazione – dichiara in tal senso  Clementina Cervale, insegnante al Liceo delle scienze applicate  “Amedeo D’Aosta” dell’Aquila – che ha ampiamente diffuso nel mondo credenze, usanze e antiche tradizioni straniere”.

Della stessa  idea anche la stessa Francesca Del Vecchia per cui è stato proprio grazie agli americani “business men alla continua ricerca di guadagno, a voler sfruttare Halloween al massimo”.

Una festività, quella di Halloween, che almeno in linea di principio, ha però poco a che fare anche con gli Stati Uniti, soprattutto considerando le sue origini prettamente celtiche.

“In America venne introdotta a  causa dell’enorme flusso migratorio che vide milioni di irlandesi emigrare tra il 1850 e il 1950 – dice ancora Cervale – Nella tradizione irlandese non c’era la zucca ma rape coltivate in Irlanda. Furono proprio gli americani, con la loro creatività, a voler introdurre un ortaggio che potesse essere inciso facilmente trasformato in una allegra maschera in grado di allontanare gli spiriti maligni”.

È stato quindi proprio il processo di integrazione, intesa nel suo senso mondiale più globalizzante possibile, a fare poi tutto il resto. Un’altra spiegazione, però, potrebbe avere però anche origini psicologiche molto più profonde, anche perché, come afferma la stessa insegnante dell’istitutio superiore aquilani “perché i giovani siano così attratti dai mostri e dalle influenze horror rimane un mistero”.

“I ragazzi italiani hanno accolto con gioia la festa sia per lo spirito giocoso e ludico  – sottolinea – sia per le maschere stravaganti di scheletri, mostri, ragni, pipistrelli e streghe di origine medievale riportate in auge negli anni ’70 dalla moda dark e dalla riscoperta dello stile gotico che ha influenzato gran parte della musica rock, dall’hard rock al punk al New Romantic, ma la cosa curiosa è che alcune feste o sagre che vedono la zucca protagonista esistono in Italia a prescindere dalla diffusione degli ultimi tempi”. 

Tanto per restare in zona, infatti, caratteristica è anche la Sagra della zucca che da anni si tiene nel piccolo borgo aquilano di Villa Sant’Angelo, dove nel mese di settembre si festeggia con una esposizione di sculture bellissime realizzate con zucche di varie forme, colore e grandezza. In tal senso interviene proprio Francesca Del Vecchia, per cui potrebbe trattarsi anche di “un modo per allontanare la paura della morte, delle cose brutte, delle streghe e dei fantasmi che popolano l’ inconscio individuale e collettivo”.  

Motivazioni a parte, quel che è certo è che, da quando è nata molto tempo fa, Halloween ha aiutato gli uomini a stimolare la loro creatività e a guardare la realtà da un altro punto di vista. Ed è forse anche per questo che rimane una delle festività più sentite nel mondo nell’era della globalizzazione.

“Alla fine resta l’allegria, la voglia di uscire incontrarsi e stare insieme, i preparativi per creare le maschere e i trucchi più trendy e impressionanti – dice per questo Clementina Cervale – Resta il fascino di una tradizione antica e il desiderio inconscio di celebrare un rito collettivo propiziatorio che scaccia via le paure e le negatività”.