L’AQUILA – Primo giorno a casa senza lavoro per tutti i 56 dipendenti a tempo determinato del Comune dell’Aquila, i cui contratti non sono stati prorogati dopo 36 mesi come richiesto con mobilitazione sindacale e occupazioni in deroga ai paletti fissati dal Jobs Act.
Un’assenza di personale in settori-chiave come la stessa ricostruzione, la cultura, il sociale, i tributi e così via, che ha già suscitato numerosi disservizi.
L’impasse prosegue sulla scorta di una guerra di nervi tra politici e tecnici all’interno dell’amministrazione.
Oggi doveva esserci una Giunta comunale ritenuta decisiva che, però, non si è mai celebrata.
Sindaco e assessori si sono riuniti informalmente per parlare di urbanistica e, verosimilmente, della bufera giudiziaria in corso in Comune, con possibili ulteriori sviluppi spifferati.
Sempre in questo ambito, costituisce una iattura, per i precari, il periodo di ferie preso dal segretario comunale, Carlo Pirozzolo, indagato per corruzione e turbativa d’asta, l’unico che avrebbe potuto, con un proprio parere, porre rapidamente rimedio al no degli altri dirigenti comunali alle proroghe.
Il suo posto come segretario vicario è stato assunto dal dirigente dell’Avvocatura, Domenico De Nardis, che, tra l’altro, nel suo ruolo consueto aveva già stilato un parere favorevole alle proroghe, ma ora deve studiare più attentamente il faldone prima di poter bypassare in via definitiva il no dei dirigenti.
La guerra è nata la scorsa settimana, quando la Giunta comunale, organo politico, ha dato indirizzo ai dirigenti interessati, Ilda Coluzzi (Personale) e Fabrizio Giannangeli (Ragioneria) di predisporre una delibera da approvare poi per concretizzare la proroga.
Un’azione avvalorata anche dalla risposta favorevole del ministero del Lavoro all’interpello rivolto dal sindaco, Massimo Cialente, sulla possibilità di agire superando le regole fissate dal governo Renzi, che stoppa, appunto, dopo 36 mesi la possibilità di proroga.
La risposta ministeriale è stata che nelle zone terremotate questo si possa ancora fare, visto anche quanto ribadito nel decreto “Enti territoriali”, successivo al Jobs Act.
Ma nonostante questo documento rassicuratorio, da entrambi i dirigenti è arrivato un parere negativo che ha riprecipitato nel baratro i lavoratori.
Intanto, secondo quanto si è appreso, una nuova richiesta di parere è stata inoltrata dal Comune al ministero dell’Economia.
Questo perché nelle sue nove pagine di bocciatura alle proroghe, la dirigente Coluzzi avrebbe utilizzato come argomento a suo sostegno anche delle indicazioni informali giunte via email dal dicastero di via XX settembre, dando a queste interlocuzioni lo stesso valore della risposta formale, questa invece a favore, da parte del ministero del Lavoro.
L’amministrazione ha chiesto ora lumi al Mef, confidando nel fatto che, a livello ufficiale, è più difficile che due ministeri possano mettersi l’uno contro l’altro. Difficile ipotizzare che venga stilata e votata una nuova delibera di Giunta prima che arrivino queste risposte.
Questa mezzanotte, infine, scadrà ufficialmente il termine ultimo entro il quale la prosecuzione di quei rapporti di lavoro si sarebbe potuta chiamare ufficialmente “proroga”: da domani in poi si parlerà, nel caso, di rinnovo ipotesi che secondo i sindacati “può causare dei rischi, vuol dire entrare in un profilo tutto nuovo che può portare a far trascorrere nei giorni”, come spiega ad AbruzzoWeb Rita Innocenzi della Cgil.
E in effetti, a meno di un arrivo improvviso di veline da Roma in serata o domattina, l’eventualità di una soluzione rapida della vicenda sembra ormai definitivamente tramontata.



