L’AQUILA – “Sono solo illazioni che al momento non hanno fondamento. Lasciamo al Papa di decidere come meglio crede”. E la secca risposta del cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, alle voci di una sua possibile “promozione” a prefetto alla Congregazione per il clero. La “fabbrica” dei sacerdoti, il  dicastero che si occupa della promozione e del governo di tutto ciò che riguarda la formazione, la vita e il ministero dei presbiteri e dei diaconi sia del clero secolare diocesano sia delle comunità e ordini religiosi cattolici. 

Un prestigioso incarico, che arriverebbe ad un anno dalla sua creazione a cardinale, datata 28 giugno 2018. In tal caso Petrocchi prenderebbe il posto di Beniamino Stella, nipote di Costantino, arcivescovo dell’Aquila dal 1950 al 1973.

Petrocchi però smentisce in modo perentorio.

Memore forse del senso profondo del detto secondo il quale “chi entra papa in conclave, ne esce cardinale”. 

Come smentisce anche un’altra voce, che in subordine lo vorrebbe al dicastero dell’Economia del Vaticano, dove a seguito ai guai giudiziari del cardinale australiano George Pell, poi estromessi, e in corso una profonda riforma e spostamenti di caselle.

Una cosa è certa: Petrocchi gode di molta stima, sopratutto per le sue capacità amministrative, da quando  ha risanato i conti della diocesi di Latina, di cui è stato  vescovo tra il 1998 e il 2013. Per poi prendere in mano una diocesi non certo “facile” come quella dell’Aquila, interessata alla ricostruzione post-sismica, e con un enorme patrimonio ecclesiastico in rovina.