L’AQUILA – Se c’è un dato che conferma il divario tra l’Abruzzo delle aree interne e quello della costa, è quello appena sfornato dall’Istat, relativo alla paretecipazione dei bambini di 4 e 5 anni delle scuole d’infanzia. Dato contenuto nei tabulati statistici delle “Misure del Benessere equo e sostenibile dei territori”, aggiornati al 2018 e riferiti a province e città metropolitane.
Da esso emerge che la partecipazione alle scuole d’infanzia è in diminuzione in tutte le provnce italiane, le abruzzesi comprese.
In questo quadro, la provinca dell’Aquila, l’area interna abruzzese per eccellenza. è ricopresa in un range del 91-93,2%, con una media del 93%, aggiorata al 2017 e non al 2018
Mentre le province di Teramo, Chieti e Pescara sono in un range che va al 93,3-94,3%. Dato da seconda fascia, dove cioè la partecipazione è ancora alta.
Teramo ha una media del 93,3%, Pescara del 93,4% e Chieti del 94%.
In ogni caso anche in Abruzzo si registra una preoccupante diminuzione: nel 2009 i bambini che frequentavano le scuole d’infanzia in provincia dell’Aqula erano il 95,2%, in provincia di Teramo 96%, in provincia di Pescara il 98,5%, in provincia di Chieti il 98,2%.
Del resto il dato non deve stupire: dove c’è maggiore concentrazione di piccoli comuni, più deletereo è stato l’effetto dei tagli e degli accorpamenti dei plessi scolastici, del trasporto pubblico, di presidi medici. Tutti fattori che incidono sulla frequetazione dei bambini delle scuole d’infanzia, concentrate nei grandi centri, assieme all’invecchiamento della popolazione, che fa meno figli, e allo spopolamento.
In 10 anni, rileva l’Istat, dal 2008 al 2017, la partecipazione dei bambini di 4 e 5 anni alla scuola dell’infanzia è diminuita in quasi tutte le province italiane, con rare eccezioni come Bolzano (+1,5%) e Nuoro (+1,1%).
Caserta (89%) e Roma (84%) registrano le contrazioni maggiori (rispettivamente -7 e -10 punti percentuali) e nel 2017 si posizionano in fondo alla graduatoria; Roma è ultima.
Al primo posto, nello stesso anno, si trova Sondrio (98%).
Nel gruppo delle 22 province con i tassi maggiori (superiori al 94,4%) prevalgono leggermente quelle del Nord, ma – spiega l’Istat – ci sono anche Nuoro (98%), Oristano e Rieti (entrambe al 95%).
Venezia (95%) è l’unica città metropolitana a collocarsi nel gruppo di testa. In coda alla distribuzione, con tassi inferiori al 90%, si trovano, oltre a Roma, le città metropolitane siciliane di Palermo, Messina, Catania (tutte con l’87%) e Reggio Calabria (89%), e diverse province del Nord: Bergamo, Lodi, Reggio Emilia (tutte all’89%), Pavia (87%), Parma (86%)”.






