PESCARA – “E’ incredibile che non si riescano, dopo otto anni ad avvivare le opere di bonifica della discarica dei veleni di Bussi, quando ci sono le disponibilità economiche. Giusto chiedere chiedere i risarcimenti alla Edison, ma intanto devono partire i lavori”.

Apre un altro fronte di lotta il consigliere regionale di opposizione Giovanni Legnini, già candidato presidente della Regione per il centrosinistra: quello della bonifica della mega discarica dei veleni dell’area industriale di Bussi sul Tirino (Pescara).

Un tema che sta molto a cuore a Legnini, che è stato promotore, nel 2011, della norma che ha stanziato 50 milioni di euro per avviare l’intervento, quando era senatore del Partito democratico, prima di diventare sottosegretario all’Economia e poi Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.

“Tutti sanno che i 50 milioni per la bonifica del sito inquinato di Bussi ci sono – incalza Legnini -, sono da tempo disponibili. Si deve solo dare avvio ai lavori e questo dipende dal governo, e farla finita con rimpalli di responsabilità”. Più facile a dirsi che ha farsi: la gara era stata aggiudicata ad un ati nel febbraio 2018, per la bonifica di nove ettari, nelle aree denominate 2a e 2b, in cui sono stati disperse sostanze tossiche come piombo, mercurio, arsenico, rame, alluminio e ferro, composti clorurati, idrocarburi.

Doveva essere stipulato il contratto entro aprile 2018, che però non è stato sottoscritto nonostante le diffide del comune di Bussi.

Il ministro pentastelalto Sergio Costa a gennaio aveva assicurato che i lavori sarebbero partiti speditamente, smentendo la voce secondo la quale i soldi erano stati stornati, “abbiamo solo dovuto cambiare capitolo di spesa”, ha assicurato.

Ma i lavori manco a dirlo non sono partiti, nonostante i duri solleciti dei sindaci della Val Pescara.

Su questo punto anche Legnini si accalora: “Il ministro dell’Ambiente era venuto a Bussi in campagna elettorale. promettendo che in tempi stretti sarebbero partiti i lavori, . ma gli interventi, è un dato di fatto, non partono. Anche su questo ci batteremo, affinchè la Regione muova qualche passo, faccia la sia parte”.

C’è poi parallela la vicenda giudiziaria in pieno corso: il Ministero dell’Ambiente e la Regione Abruzzo hanno citato in giudizio Edison Spa, che ha operato con la Solvay per anni nel sito industriale, ed alcuni imputati del processo penale relativo ai fatti di disastro ambientale e di avvelenamento delle acque nel territorio di Bussi sul Tirino.

Gli esiti del processo, sebbene non abbiano consentito l’applicazione della pena agli imputati riconosciuti autori dei delitti per cui si procedeva, hanno dato adito all’azione civile, poiché sono stati riconosciuti come avvenuti sia il disastro ambientale sia l’avvelenamento delle acque. Ministero dell’Ambiente e Regione Abruzzo hanno quindi avviato una causa risarcitoria per ottenere il ristoro del danno ambientale e, per quanto riguarda la Regione Abruzzo, anche del danno all’immagine, oltre che il ripristino dello stato dei luoghi, attraverso interventi di riparazione ambientale ovvero compensativi dei territori coinvolti. La domanda formulata nell’interesse del Ministero dell’Ambiente è quantificata in oltre un miliardo di euro, in base a una consulenza svolta dall’Ispra nel processo penale, mentre quella nell’interesse della Regione Abruzzo in oltre mezzo miliardo di euro. Richiesta contro la quale ovviamente Edison è pronta a dare battaglia.

“L’azione di risarcimento danni – commenta Legnini – era un atto dovuto, a seguito dell’accertamento dei fatti contenuta nella sentenza della Cassazione, in sede penale. E quindi non possiamo che sostenere l’iniziativa” Legnini però ribadisce anche quello che aveva sostenuto in campagna elettorale: “guai a pensare che bonificheremo completamente Bussi solo quando finirà la causa civile. Chi inquina paga e i responsabili devono pagare ma non possiamo permetterci di attendere tre gradi di giudizio per disinquinare”.