L’AQUILA- Basta ai vincoli in “aree antropizzate”, ai “sultani dell’ambientalismo”, sì allo sviluppo del Gran Sasso e al turismo dello sci.

Con queste tenaci convinzioni si è costituito ieri sera all’Aquila il comitato organizzatore dei referendum per la rimodulazione dei confini del Parco nazionale Gran Sasso-Laga e per limitare i Sic, i siti di interesse comunitario, che gravano sull’area dei comprensorio sciistico, e che impediscono di fatto gli interventi previsti del Piano d’area già finanziato con 32 milioni di euro pubblici più 12 privati.

Un comitato composto da una quindicina di cittadini, tra cui il maestro di sci ed ex consigliere comunale Luigi Faccia, portavoce del comitato, albergatori come Maurizio Mucciarelli, Roberto Santini e Roberto Bellassai, ex presidente dell’associazione Gran Sasso 360 Gianluca Museo, dal rappresentante degli usi civici di Assergi Lanfranco Massimi, da altri operatori turistici e cittadini rappresentanti delle frazioni pedemontane di Aragno, Arischia e Camarda.

Esulta Faccia che anticipa ad AbruzzoWeb i prossimi passaggi. “Lunedi l’istanza sarà presentata al sindaco, Massimo Cialente – annuncia –  con la formula esatta dei due quesiti, ottenuto poi il via libera, e nominato un consiglio di garanzia, per metà settembre potremo finalmente cominciare a raccogliere le firme a sostegno del referendum, con l’obiettivo di arrivare a quota 5 mila entro 90 giorni di tempo”.

“Obiettivo del referendum – conferma – è quello di ottenere la ridefinizione dei confini del Parco e delle Zone di protezione speciale dell’area pedemontana aquilana, ovvero l’area delle Malecoste da San Franco fino a Campo imperatore. In secondo luogo l’obiettivo è la riduzione del numero e dell’estensione dei Sic, che insistono sul bacino sciistico, già antropizzato, di Campo Imperatore”.

Insomma, la rimozione dei vincoli che ostacolano investimenti da oltre 40 milioni di euro come quello della sostituzione della datata seggiovia delle Fontari, che è già stata bloccata proprio dalla presenza  di aree Sici, e in prospettiva il potenziamento degli impianti con tre nuove cabinovie, l’estensione delle superfici sciabili, la realizzazione di parcheggi e infrastrutture, l’abbattimento e la ricostruzione dello scheletro di albergo in area Fossa di Pagannca.

I referendum anche con l’esito auspicato dal comitato non saranno di per se stessi risolutivi perché, come noto, la ridefinizione dei confini del Parco spetta al ministero dell’Ambiente mentre i Sic sono di competenza dell’Unione Europea, anche se la Regione Abruzzo può avere un ruolo determinante. Ma queste consultazioni popolari rappresenteranno comunque un’arma di pressione che parte dal basso.

“Siamo fiduciosi – afferma il portavoce –  vogliamo dare la parola agli aquilani sul futuro della loro montagna. Ricordo che i confini dei parchi e delle aree Sic sono state tracciate senza sentire nessuno di chi ci abita. Se poi gli aquilani non rispondono significa che non crede nel turismo e nello sviluppo del Gran Sasso”.

La vicenda del piano d’area ha provocato lunedi una mezza crisi in Consiglio comunale, con il consigliere di maggioranza Enrico Perilli di Rifondazione comunista che ha proposto un emendamento che chiedeva di cancellare dal programma triennale delle opere pubbliche la cabinovia di Montecristo, una delle tre che dovrebbero essere realizzate a campo Imperatore, la cui realizzazione è però impedita, sostiene proprio il Comitato dalla funesta presenza dei Sic. Che già rende problematica la sostituzione della seggiovia delle Fontari, altro terreno di scontro tra Perilli e Faccia.

“Perilli – incalza Faccia – ha dimostrato tutto il suo integralismo. Gli ambientalisti come lui vogliono che il Gran Sasso diventi area di rewilding, completamente rinselvatichita in cui non è prevista la presenza dell’uomo.Vuole la morte del turismo sul gran sasso, che nonostante tutte le difficoltà da lavoro oggi a 200 persone più l’indotto”.