ROMA – I 192 milioni di euro stanziati dal decreto Genova per la messa in sicurezza dei viadotti delle autostrade A24 e A25 “non sono messi in discussione e hanno copertura finanziaria, confermata dallo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze al tempo della stesura della legge”.
Così il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che questa mattina è tornato in Abruzzo per un sopralluogo sotto il viadotto Macchia Maura nel comune di Bugnara (L’Aquila).
Dalle dichiarazioni a margine della visita è nato un nuovo scontro tra il Ministro e Strada dei Parchi, società sel gruppo Toto che gestisce le due autostrade.
“Quello su cui si sta lavorando – spiega in una nota Toninelli – è invece un cavillo tecnico contabile sollevato dal Mef e in via di risoluzione. Le risorse per l’importante messa in sicurezza delle due infrastrutture che collegato Lazio e Abruzzo ci sono e non sono in discussione”.
L’amministratore delegato della Strada dei Parchi Cesare Ramadori a proposito del finanziamento delle opere di messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi, contenuto nel decreto Genova e assicurate dal Ministro Toninelli, ha osservato di essere in possesso di documenti che dimostrano che “di milioni in questo momento ce ne sono a disposizione solo 112, e che il decreto è stato rimandato indietro dal Ministero dell’Economia e Finanze, al ministero delle Infrastrutture, affinché lo corregga con parziale copertura finanziaria. Ad oggi la realtà è che i soldi non ci sono”.
“Noi abbiamo aperto otto o nove cantieri e con fondi propri – aggiunge Ramadori – È chiaro che se questa situazione si protrae dovremo prendere provvedimenti. Noi abbiamo firmato le carte con il ministero a dicembre del 2018, e i soldi ancora non ci sono”.
“Ci sono dei professori universitari che hanno fatto una relazione sullo stato dei viadotti dell’A24 e A25 che l’ingegnere Placido Migliorino, dirigente del ministero delle Infrastrutture interpreta a suo modo, sarebbe stato bene che prima di trarre conclusioni avesse parlato con gli stessi professori universitari”, ha replicato ancora Ramadori.
Ramadori ha contestato le affermazioni del ministro al termine dell’incontro che ha avuto questa mattina sotto i piloni dell’A25 con lo stesso Toninelli.
“Noi diciamo da sempre che i viadotti della A24 e A25 sono sicuri ai fini dei carichi di esercizio, possono avere problemi solo in caso di eventi sismici. Tra l’altro proprio il viadotto di Bugnara, che tutti prendono ad esempio e che è stato progettato nel 1980, oggi si trova in zona sismica perché è cambiata la normativa – ha proseguito Ramadori – Quindi non si può chiedere ad una struttura che è stata progettata per fare un mestiere di farne un altro”.
Sempre rispondendo al dirigente del Mit e quindi al ministro Toninelli, Ramadori ha osservato che “l’85% dei carichi utilizzati oggi per verificare la sicurezza dei viadotti risponde al 101% della vecchia normativa. “Questo lui non lo dice sostenendo che con l’85% si sono fessurati”, ha concluso Ramadori – Io dico invece che hanno fatto il loro mestiere perché hanno superato il 100%”.
“Le verifiche e i diagrammi fatti sul viadotto Colle Cassino da parte dell’Università La Sapienza di Roma dimostrano sostanzialmente due cose: che le previsioni fatte dalla società concessionaria sono sostanzialmente diverse dai riscontri che noi abbiamo avuto durante la prova”, ha riferito l’ingegnere Placido Migliorino, dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso del sopralluogo.
“In particolare gli abbassamenti previsti dalla società concessionaria sono in ordine del 60% in meno rispetto a quelli che abbiamo misurato” – ha aggiunto Migliorino – Ciò dimostra inevitabilmente che le relazioni fatte dalla società concessionaria e consegnate al Ministero nel corso dei mesi, sono quantomeno affette da errori di previsione a livello di schematizzazione dei materiali, che è quello che il Ministero ha sempre contestato”.
“Non si possono fare verifiche o quant’altro per le opere che hanno 45 anni – sostiene Migliorino – prendendo schemi che non sono adeguatamente suffragati da quelle che sono le prove fatte in sito, così come la norma stesse prevede, nel caso dei ponti”. L’altro risultato emerso dalle verifiche è che all’85% del carico si è creata una fessura sul viadotto.
“Fessura che l’Università di Roma ha certificato che presumibilmente si è creata al 55% del carico, praticamente a circa la metà di quello che era il carico massimo – evidenzia Migliorino -. Questa condizione di carico corrisponde a quella che le norme inquadrano come carico frequente, cioè come carico che normalmente passa sulle infrastrutture in condizioni di esercizio”.
“Si tratta di un altro fatto oggettivo che risulta dalla prova – conclude il dirigente del Mit – Che vuol dire che per i carichi frequenti, cioè per i carichi di esercizio, i carichi normali ci sono serie preoccupazioni che l’impalcato si fessuri. Questo è un fatto risultato dalle prove”.
“Danilo Toninelli, tra una gaffe, una svista e il taglio di un nastro per opere non sue, oggi, riguardo i fondi per la messa in sicurezza dei viadotti delle autostrade A24 e A25, si esercita nella brutta copia del mago Silvan nel famoso gioco delle tre carte. Ma se il noto illusionista non aveva intenzione di illudere le persone ma di stupirle, il ministro invece ci stupisce per come continua a illudere i cittadini. La messa in sicurezza delle autostrade era iniziata con il governo di centrosinistra e i 250 milioni erano già stati stanziati. Bisognava solo proseguire con le anticipazioni iniziate con la nostra legge di bilancio 2018. Non servono i suoi sopralluoghi, che sono solo puro esibizionismo edonistico”, ha dichiarato Stefania Pezzopane, della presidenza del gruppo Pd alla Camera.
“Riguardo la nota del Mef – precisa la deputata Dem – altro che ‘cavillo contabile’, si tratta di un macigno, come si legge bene nella nota a firma della direttrice generale di via XX Settembre, Loredana Durano, del 22 marzo e inviata proprio a Toninelli: ‘Non è possibile dar corso all’impegno di spesa di cui in oggetto, in quanto la disponibilità di cassa sul Cap 7701/01 di euro 112 milioni consente un correlato impegno di pari importo a fronte di una spesa derivante dal protocollo d’intesa di euro 192 milioni, che risulterebbe pertanto priva di copertura’. Mancano dunque gli 80 milioni scippati per accelerare lavori del Ponte Morandi a Genova. Perché anche per il ponte ha fatto il gioco delle tre carte. Questa decisione è gravissima e contro l’Abruzzo, perché erano fondi del Fcs già assegnati alla mia regione. Toninelli la smetta con i ridicoli show sotto i viadotti – conclude Stefania Pezzopane – e incontri almeno i sindaci di Abruzzo e Lazio sul capitolo tariffe autostradali”.
“Spariti i fondi per la messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi”, ha denunciato il deutato abruzzese del Pd Camillo D’Alessandro, che annuncia di portare il caso in Parlamento e non solo.
“Porterò il caso in aula ed andrò personalmente, già da domani, al Ministero fino a quando il Direttore Generale del MEF non mi riceve e mi spieghi come sia stato possibile sottrarre quelle somme, se vi è stata a monte una deliberazione Cipe che ha riprogrammato il Fsc (fondo sviluppo e coesione), se lo stesso fondo è stato rimpinguato per le Regioni del Sud, tale da rispettare la regola 80-20, dove si prendono le risorse sottratte. Con il precedente Governo nazionale avevamo stanziato 192 milioni di euro, a valere sui Fondi di Coesione e Sviluppo che con il Decreto Genova avevano opportunamente deciso di anticipare la disponibilità al 2019”.
“Parte di quei fondi, oltre 80 milioni di Euro , non ci sono più, usati per il Ponte Morandi. Non contesto la destinazione, ma il dilettantismo che fa danni incalcolabili . Hanno fatto un Decreto Genova per poi trovarsi a non avere nè i soldi per Genova , nè per l’emergenza Abruzzo perché di questo si tratta – ha addiunto D’Alessandro – C’è un tavolo a Roma sui Fondi Fsc, ci è andato almeno ad affacciarsi il Presidente Marsilio ? Sa almeno che esiste ? Il tempo non è una variabile indipendente, ogni giorno che passa senza manutenzione si avvicina il rischio chiusura”.
“Ora non vorrei che Toninelli torni a fare cassa con i fondi degli abruzzesi, per esempio rimettendo le mani sul Masterplan, cosa che fu tentata in aula, in occasione del Decreto Genova, ma non riuscì grazie alla nostra opposizione alla Camera ed in Abruzzo – conclude – Questa vicenda investe in pieno il Presidente Marsilio perché non può fare finta di non avere , nella sua maggioranza, proprio un partito al Governo nazionale che ha scippato i fondi all’Abruzzo, la Lega che continua ad umiliare l’Abruzzo e le sue priorità”.




