L’AQUILA – “Mi sono sentita dire che mia madre non poteva essere medicata perché c’era un’urgenza ed erano impegnati. Qualche minuto dopo ho scoperto che ‘l’urgenza’ era una perdita della caldaia”.
Momenti di tensione sfociati in una chiamata prima alla polizia e poi ai carabinieri. A denunciare l’episodio è una lettrice di AbruzzoWeb che due giorni fa, intorno alle 14, ha accompagnato la madre in uno studio medico associato di via Aldo Moro all’Aquila, dopo aver prenotato. Lo studio è aperto dalle 8 alle 19,30.
L’anziana, di 73 anni, nei giorni scorsi si è procurata una ferita ed essendo diabetica ha bisogno di medicazioni accurate, in quanto è necessario più tempo affinché si cicatrizzi e si rimargini completamente.
“Appena siamo entrate ci hanno detto di restare in sala d’attesa, il tempo utile per intervenire in un’emergenza – racconta – Pensavo si trattasse davvero di qualcosa di grave, quindi ci siamo sedute aspettando pazientemente. Qualche minuto dopo, però, mentre eravamo ancora in attesa con altri pazienti, abbiamo visto entrare dalla porta principale un tecnico delle caldaie, che si è recato subito nello stanzino a fianco all’infermeria”.
“Intuito cosa stesse accadendo, mi sono affacciata dalla porta e ho capito che i miei sospetti erano fondati: all’interno dello stanzino c’erano almeno 3 o 4 persone, tra cui il tecnico e l’infermiera. Quest’ultima era intenta ad asciugare l’acqua da terra. A quel punto non ci ho visto più e ho chiesto chiarimenti. Mia madre doveva essere medicata, l’infermiera avrebbe dovuto occuparsi di lei, non di aiutare il tecnico della caldaia, oltretutto fingendo si trattasse di un’emergenza”.
“Quando l’ho fatto presente mi sono sentita rispondere dal medico responsabile che se non mi stava bene potevo andare al Pronto soccorso, che questo è un servizio che offrono gratis e che quindi non ho il diritto di lamentarmi. Scortesie a parte, ho provato a spiegare che non è mio costume intasare il Pronto soccorso per una medicazione e che, tutto sommato, allo studio sono riconosciute delle specifiche percentuali per ogni paziente”.
“Gli animi poi si sono scaldati e ho avuto un pesante battibecco con il medico, fino a quando ho chiamato la polizia, che a sua volta mi ha suggerito di rivolgermi ai carabinieri. Mi hanno detto che erano momentaneamente impegnati e quindi ho deciso di andarmene. Provvederò da sola a medicare mia madre, in qualche modo farò. Una cosa è certa, non metterò mai più piede lì dentro e, in un secondo momento, deciderò se denunciare o meno il responsabile”.





