L’AQUILA – “Non giudico i nomi messi in campo da Fratelli d’Italia, ma il fatto che si pretenda una regione senza avere un candidato. Un piccolo partito per pretendere una regione deve avere Maradona, e loro ce l’hanno in Piemonte, perché Guido Crosetto politicamente parlando è Maradona”.
Sulle elezioni regionali del prossimo 10 febbraio irrompe l’ex ministro del governo Berlusconi Gianfranco Rotondi, che boccia la classe dirigente abruzzese di Fratelli d’Italia e quindi il suo candidato alla presidenza: tanto che il parlamentare di Forza Italia, di origini campane ma eletto in Abruzzo, è convinto che alla fine il tavolo nazionale di centrodestra, lo stesso che a metà settembre nell’ambito della ripartizione delle quattro regioni al voto nel 2019, ha assegnato l’Abruzzo al partito della Meloni, rivedrà la composizione del mosaico.
“È una mia opinione ma coincide con il buon senso”, spiega con la solita schiettezza e puntualità politica, lanciando nell’agone delle regionali piemontesi il parlamentare meloniano Crosetto, ex sottosegretario all Difesa.
Ma c’è di più: il deputato eletto con gli azzurri in quota Rivoluzione cristiana, nel proporzionale nel collegio Abruzzo 1, nelle ultime ore dato come possibile candidato governatore, conferma a questo giornale l’indiscrezione svelata proprio da AbruzzoWeb: “Sono in campo perché sono eletto in un collegio abruzzese e ho il dovere di fare una battaglia per la mia area politica, che comprende Forza Italia e i due gruppi democristiani, Udc e Rivoluzione cristiana, questi ultimi due tra l’altro si presentano insieme in Abruzzo con un’unica lista”.
Una presa di posizione pesante destinata ad alimentare il dibattito, già forte, in un centrodestra confuso e pericolosamente fermo nella scelta del candidato governatore, sulla eventualità di una diversa ripartizione tra Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte.
Rotondi non fa mai i nomi, ma a proposito della terna di Fratelli d’Italia, composta dal coordinatore regionale Giandonato Morra, dal senatore Marco Marsilio e dal cardiochirurgo Massimiliano Foschi, sui quali fin dall’inizio pende il rilievo, alimentato anche all’interno della stessa Fratelli d’Italia, che non sono nati in Abruzzo, dice che “a quei livelli anche noi abbiamo una dozzina di potenziali candidati”.
“È sbagliato il metodo”, aggiunge tornando alla scelta di assegnare l’Abruzzo a Fdi, “il tavolo nazionale ha diviso le regioni tra partiti, al contrario bisogna vedere i carismi in campo in ciascuna regione e poi ricondurli ad una logica di apparteneneza. Anche un partito piccolo può esprimere un candidato governatore a condizione che ce l’abbia, se in Piemonte ha Crosetto che è stimato da tutti, anche se il Piemonte è più popoloso dell’Abruzzo, è legittimo che lo rivendichi, se invece chiede l’Abruzzo e poi apre una pesca miracolosa l’unico effetto è che l’elettorato si allontana”.
“Se ho condiviso queste parole con Berlusconi? Il mio rapporto con Berlusconi da 24 anni è di totale collaborazione per cui non abbiamo bisogno nemmeno di sentirci – afferma Rotondi – come dice lui siamo d’accordo anche se non ci sentiamo”.
“Dei soci fondatori di Forza Italia, del patto di via dell’Anima che portò i democristiani all’accordo con Berlusconi, sono rimasto solo io. Di Bossi è nota la vicenda, Fini e Casini sono andati tutti per altre strade, i coordinatori di allora, Previti, Antonione, Bondi, Verdini, Alfano, se ne sono andati tutti, siamo rimasti io e Berlusconi”, continua l’ex ministro.
“Se alzo un po’ la voce è solo in virtù di una storia di reciproca affidabilità”, fa notare Rotondi.
“Chiedo di essere ascoltato nell’interesse di Berlusconi”, chiarisce, dicendo di non avere notizie del nuovo atteso summit tra l’ex premier, Salvini e Meloni dal quale ci si aspetta una definizione delle candidature.
“Berlusconi aiuterà tutta la coalizione a trovare una sintesi – conclude Rotondi – Salvini avrà anche il vento in poppa, ma senza un suo ruolo forte di mediazione in Italia il centrodestra è finito”.





