L’AQUILA – “L’Abruzzo è stato usato come trampolino di lancio di un solo uomo, è questa la più grande mancanza di rispetto che il centro sinistra ha avuto nei confronti della comunità abruzzese. L’Abruzzo di D’Alfonso è stato caratterizzato dall’arroganza istituzionale. È il momento di restituire alla nostra regione la dignità che merita”.

Sara Marcozzi non usa mezzi termini e, rispondendo alle domande che AbruzzoWeb le ha potuto sottoporre solo via email attraverso l’ufficio stampa, parla di un “sequestro istituzionale” da parte del centrosinistra, a causa del quale “gli abruzzesi stanno pagando 63.000 euro al giorno per mantenere in piedi un Consiglio regionale che non produce nulla”, dopo le dimissioni del presidente Luciano D’Alfonso, il 10 agosto scorso costretto a dimettersi per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Partito democratico.

Ieri, poi, il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, d’intesa con il fresidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, e il presidnete del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha ufficializzato la data per le prossime consultazioni, fissando il voto al 10 febbraio 2019 e Marcozzi è la prima candidata per la corsa alla Presidenza regionale. 

Indicata dagli iscritti alla piattaforma Rousseau, tramite consultazioni online, candidata presidente della Regione per il Movimento cinque stelle, avvocato 40enne di Chieti, la Marcozzi risponde anche alla domanda sui presunti imbarazzi a fare campagna elettorale qualora il candidato del centrosinistra fosse Giovanni Legnini, presso il cui studio legale ha svolto tirocinio per l’abilitazione alla professione forense: “Anche nella campagna elettorale del 2014 c’era chi sosteneva la stessa cosa, giudichi lei. Le sono sembrata ‘morbida’ con il Pd in questi ultimi 4 anni?”, dice.

E aggiunge: “Al contrario, io sarei in enorme difficoltà se mi trovassi al posto del vice presidente del Csm sapendo che la maggioranza all’interno di un Consiglio regionale ha imposto la modifica di una legge (durante l’ultimo Consiglio regionale utile) per permettere la mia candidatura”.

Sui ritardi nella nomina di un sottosegretario alla Ricostruzione, reclamato nei giorni scorsi anche dai sindaci dei comuni colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016-2017, poi, la Marcozzi ritiene che “per ora tutto il M5S è interlocutore delle aree terremotate. La delega arriverà e sarà una scelta fatta sulla base dei reali interessi dei cittadini”.

Marcozzi, la Regione Abruzzo sembra destinata a tornare al voto nel 2019 e non entro la fine dell’anno. A suo avviso è una strada legittima?

Destinata? Io credo sia vittima da mesi di una sorta di “sequestro istituzionale” da parte di una maggioranza di governo che ha avuto più a cuore la carriera politica del presidente D’Alfonso che gli interessi e i diritti degli abruzzesi. La legge è chiara e si può votare già nella seconda metà di novembre. È inaccettabile questa melina che si protrae almeno dal 16 marzo (giorno della proclamazione del senatore Luciano D’Alfonso), data in cui i vertici della Regione avrebbero dovuto già predisporre e programmare tutte le fasi del ritorno al voto anticipato. Non vedo altre giustificazioni a questo ritardo se non il tentativo del Pd di rincollare i pezzi di un vaso andato ormai in frantumi. Gli abruzzesi stanno pagando 63.000 euro al giorno per mantenere in piedi un Consiglio regionale che non produce nulla. L’Abruzzo deve tornare al voto il prima possibile e gli abruzzesi meritano un governo a tempo pieno.

Che Abruzzo lascia Luciano D’Alfonso?

Ci consegna un Abruzzo che risulta ultima regione d’Italia sotto tanti parametri. Nel 2014 Luciano D’Alfonso ci aveva promesso 100.000 nuovi posti di lavoro ma negli ultimi 4 anni ne abbiamo perso oltre 15.000. I dati attuali ci offrono una fotografia della nostra regione disastrosa. La disoccupazione cresce, cresce la povertà e l’Abruzzo non riesce ad agganciare la ripresa come fanno, invece, tutte le altre regioni del mezzogiorno. È mancata una programmazione d’insieme che puntasse a sviluppare nuovi settori in crescita come l’innovazione, il settore del food e il turismo. Sempre nel 2014 D’Alfonso prometteva “coccole per i pazienti” ma l’offerta sanitaria per i nostri concittadini è di gran lunga peggiorata grazie al piano sanitario a firma Paolucci, grazie al quale il centrosinistra è riuscito ad emulare il centrodestra: 5 ospedali chiusi in 5 anni senza prima aver pensato a implementare la medicina territoriale e la rete di emergenza-urgenza. Un disastro che ha lasciato intere zone della nostra regione prive di servizi. Il M5S è al lavoro per dare risposte concrete al diritto alle cure: accorciamento delle liste d’attesa, offerta sanitaria di qualità con pari dignità a tutti i territori, edilizia sanitaria sostenibile, revisione della spesa sui grandi sperperi delle Asl e interventi che vadano a mitigare la mobilità passiva con un considerevole risparmio per le casse regionali. La visione della mobilità è ancora ottocentesca. Mentre in altre realtà si sperimentano nuove forme di mobilità con il supporto della tecnologia, penso al car-sharing o ai software che monitorano le reali esigenze di trasporto delle persone puntando a creare una offerta su misura, in Abruzzo siamo fermi a 30 anni fa. Basti vedere gli scarsi investimenti che Tua ha programmato sull’innovazione. Abbiamo una pesante eredità che i governi di centrodestra e centrosinistra ci lasciano relativamente agli assi viari principali e secondari: un dramma che vivono soprattutto le aree interne con molte strade chiuse o ridotte in condizioni disastrate. L’Abruzzo è stato usato come trampolino di lancio di un solo uomo, è questa la più grande mancanza di rispetto che il centro sinistra ha avuto nei confronti della comunità abruzzese. L’Abruzzo di D’Alfonso è stato caratterizzato dall’arroganza istituzionale. È il momento di restituire alla nostra regione la dignità che merita.

Alcuni maliziosi affermano che una eventuale candidatura di Giovanni Legnini per il centrosinistra metterebbe il M5S in difficoltà a causa del suo rapporto con il vice presidente del Csm, presso il cui studio lei avrebbe svolto il tirocinio per la professione forense.

I maliziosi dicono tante cose. I fatti raccontano altro. Le maliziosità sono sempre state smentite dalle azioni mie e del M5S. Anche nella campagna elettorale del 2014 c’era chi sosteneva la stessa cosa, giudichi lei. Le sono sembrata “morbida” con il Pd in questi ultimi 4 anni? Ho svolto la pratica forense in quello che allora era uno degli studi più importanti della mia città, non ci sono mai stati rapporti “politici” tra me e l’allora senatore Legnini, né tra me e gli altri componenti dello studio legale. Ho sempre avuto idee molto distanti da quelle poste in essere dal Pd. Ho svolto pratica forense gratis, come tanti altri giovani, e poi ho deciso di avviare uno studio legale da sola. Io non ho alcuna difficoltà a parlarne. Al contrario, io sarei in enorme difficoltà se mi trovassi al posto del vice presidente del Csm sapendo che la maggioranza all’interno di un Consiglio regionale ha imposto la modifica di una legge (durante l’ultimo Consiglio regionale utile) per permettere la mia candidatura. Si tratta di espedienti che non appartengono al M5S e all’epoca che viviamo. Non mi sembra neanche che il Pd sia stato cortese nei miei confronti. Basti ricordare il famoso Consiglio regionale in cui il presidente D’Alfonso arrivò a scaraventarmi giù dalla sedia. Quali saranno i candidati dei partiti e come saranno scelti non ci interessa. A noi interessa poter lavorare per questa Regione e trasformare le battaglie che hanno animato la nostra azione politica di opposizione in vittorie per tutti gli abruzzesi, una volta che diventeremo maggioranza. Abbiamo un piano operativo per l’Abruzzo che punta a risanare l’inefficienza e l’inefficacia degli ultimi 20 anni di alternanza di destra e sinistra. Agiremo subito su lavoro, imprese, sanità, su un piano di valorizzazione serio del nostro patrimonio culturale e sulla sicurezza nella viabilità e nelle strutture sensibili. Le chiacchiere da bar non ci interessano. Presto presenteremo un programma fattibile e concreto per liberare finalmente l’Abruzzo dalle catene.

Qual è il suo giudizio sui primi mesi del Governo Conte?

Un giudizio positivo e a dirlo sono anche gli italiani che finalmente si sentono tutelati nei propri diritti fondamentali. In pochi mesi le azioni del M5S si sono distinte e sono state protagoniste nel governo. Penso al dl Dignità, al dl Anticorruzione, alla gestione dei rapporti con i concessionari delle autostrade e allo eccezionale lavoro fatto sull’Ilva. Tutti i più importanti provvedimenti del governo Conte portano la firma del M5S. Sono certa che l’asse Governo centrale-Governo regionale a guida 5 stelle, se gli abruzzesi ci daranno la loro fiducia, potrà creare straordinarie occasioni di crescita per la nostra regione. Il buon senso al governo può davvero fare la differenza. Al di là degli slogan e della propaganda, sono sempre i fatti a fare la differenza. Sono certa che nel giro di 2-3 anni il Governo Conte darà risposte che gli italiani attendono da decenni.

L’alleanza con la Lega sembra stia erodendo consensi al M5S a favore di Salvini, crede questo possa avere delle conseguenze anche a livello locale?

Quella con la Lega non è un’alleanza. Si è trattato di dare un governo ad un Paese portato alle urne con una legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, sempre a firma Pd, varata con l’intento principale di non garantire la vittoria a nessuno. Ogni giorno mi trovo a confrontarmi con le persone per strada e non avverto questa “erosione” da parte della Lega nei confronti del M5S. La forza politica più danneggiata dalla Lega, semmai, mi pare essere Forza Italia. Le persone hanno ben presente che tutti i più importanti provvedimenti del governo Conte portano la firma del M5S. La Lega e il M5S sono due forze politiche con una storia differente, principi fondanti differenti e metodi differenti. In questo momento storico stanno governando insieme il Paese sulla base di un contratto di Governo resosi necessario a causa di una legge elettorale pessima che non ha permesso al M5S che, di fatto, ha vinto le elezioni prendendo più di qualunque altro partito (32% M5S e 17% Lega), di governare da solo questo Paese. È evidente che siamo profondamente diversi, ma meglio tentare di fare delle cose buone per il Paese che lasciarlo a personaggi come quelli che ci hanno (mal)governato fino ad oggi. In Abruzzo, come nelle elezioni politiche, il M5S correrà da solo per la presidenza. Ciò che abbiamo sempre sostenuto sulle improponibili accozzaglie elettorali per noi rimane invariato.

Nell’area colpita dal terremoto c’è apprensione perché ancora non viene assegnata la delega alla Ricostruzione e manca un interlocutore governativo. Crede arriverà una risposta?

Per ora tutto il M5S è interlocutore delle aree terremotate. La delega arriverà e sarà una scelta fatta sulla base dei reali interessi dei cittadini.

Come mai i voti dei candidati arrivati primi alle regionarie (lei, Pettinari, Fedele e Cipolletti) sono stati resi noti solo una settimana dopo l’esito del voto su Rousseau?

È sempre stato cosi. In tutte le elezioni che prevedevano un secondo turno, i voti dei primi classificati nelle singole circoscrizioni non sono mai stati pubblicati per evitare di influenzare la volontà dell’elettore al secondo turno. Come avete infatti potuto vedere, al secondo turno sono stati messi in chiaro anche i risultati dei primi per ogni provincia. Sono le nostre regole da sempre ma, evidentemente, qualcuno ama strumentalizzare a ogni costo. La verità è che noi, attraverso la piattaforma Rousseau abbiamo dato la possibilità agli iscritti di partecipare e scegliere, mentre i partiti continuano a farlo nelle segrete stanze delle segreterie romane.

La città dell’Aquila e il suo comprensorio non hanno un candidato consigliere, così com’era avvenuto anche alle politiche del 4 marzo scorso. Non crede che il sistema Rousseau vada rifinito?

Quello che posso dire con fermezza è che i cittadini aquilani, come tutti quelli abruzzesi, potranno contare su una squadra in cui non vige la regola del campanile. Molti scambiano il ruolo di Consigliere regionale con quello di Consigliere comunale in Regione. Nel corso di questa legislatura ne ho visti molti. L’Abruzzo può ambire a crescere se avrà la capacità di uscire fuori da questa mentalità provinciale e attuare ciò che non è mai stato fatto prima: una seria programmazione dell’intero territorio regionale. Basta con campanili e orticelli l’uno contrapposto all’altro. Sono le idee a cambiare il volto di una regione, non il certificato di residenza di un candidato. Il bene dell’Abruzzo passa proprio per il superamento di queste concezioni politiche che hanno solo alimentato la figura dell’orticello di voti dei singoli politici e che poi non hanno mai davvero avuto a cuore il bene della comunità. Gli abruzzesi vanno liberati da questa antica concezione che è l’antitesi della partecipazione a cui noi auspichiamo.