L’AQUILA – Potrebbe lasciare la guida della Regione Abruzzo l’8 agosto, il presidente Luciano D’Alfonso, che ieri è stato dichiarato incompatibile dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, che a maggioranza ha fissato “un termine di tre giorni per l’esercizio del diritto di opzione da parte del senatore interessato”.
Un addio che non rispetterebbe dunque l'”ultimatum” di Palazzo Madama, che invece scade il 5.
Le dimissioni di D’Alfonso, che arriverebbero con un mese d’anticipo rispetto all’annunciato 4 settembre, fanno scattare i novanta giorni di tempo per tornare al voto, riaprendo così l’ipotesi di elezioni a dicembre, anziché a primavera 2019, scadenza naturale della legislatura alla quale il centrosinistra voleva giungere.
Il governatore, che da quanto si apprende da fonti interne al Partito democratico dovrebbe tenere una conferenza stampa sul tema domani a Pescara, per il 7 settembre aveva già programmato una festa di commiato con amici e sostenitori.
I tempi dettati dal regolamento del Consiglio regionale, che prevede che sia il vice presidente della Regione, d’intesa con il presidente dell’assemblea e quello della Corte d’Appello dell’Aquila a fissare la data del voto, secondo alcune interpretazioni potrebbero tuttavia allungarsi da 90 a 120 giorni, per consentire ai sindaci dei Comuni superiori a cinquemila abitanti di dimettersi per potersi candidare al Consiglio regionale.
È in questa forbice temporale, dunque, che si concentrerà la campagna elettorale abruzzese, almeno ufficialmente, visto che nella realtà delle cose è già iniziata da tempo.
Dall’8 agosto, insomma, trascorsi 120 giorni l’Abruzzo si ritroverebbe al voto a metà dicembre, come accaduto nel 2008, quando si andò alle urne in anticipo a causa del terremoto giudiziario che nel luglio di quell’anno portò all’arresto di mezza giunta regionale, a partire dall’allora governatore Ottaviano Del Turco.
Non è escluso, tuttavia, che i tempi possano allungarsi fino a febbraio, soluzione che, da quanto si apprende, sarebbe auspicata dalla maggior parte delle forze politiche: in questo caso non servirebbe un provvedimento sovraordinato da parte del Governo, che sarebbe invece indispensabile per agganciare l’Abruzzo alle altre Regioni che votano in primavera.
Sull’ipotesi del voto anticipato, che non è secondario ricordare costerebbe alle casse regionali tra gli 8 e i 10 milioni di euro, e del countdown della legislatura, è infine da registrare la considerazione del senatore Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, che spiega come “l’astensione del Pd nella Giunta delle elezioni ha sostanzialmente allungato i tempi della decadenza di D’Alfonso”, dal momento che non essendoci stata una presa d’atto unanime, l’organismo dovrà riunirsi un’altra volta. (red.)





