L’AQUILA – Maretta tra il personale tecnico e amministrativo dell’Università dell’Aquila per il blocco, da due anni, dell’erogazione del fondo comune di Ateneo, un “tesoretto” da circa 300mila euro l’anno frutto delle prestazioni tecniche svolte dalle professionalità interne a favore di terzi.

Un caso già sollevato in passato dai sindacati, che contestarono anche il fatto che il fondo fosse diviso solo tra chi era coinvolto nel lavoro e non tra tutto il personale, che ora rischia di finire all’attenzione del Parlamento, dopo che alcuni dipendenti hanno interessato del caso il deputato della Lega Luigi D’Eramo, che sta ora predisponendo un’interrogazione al ministro.

Il fondo unico di Ateneo, che viene accantonato ogni anno, dovrebbe essere distribuito tra il personale come forma di premialità alla fine dell’anno, ma questo non avviene dal 2016.

Secondo quanto appreso, sulla questione ci sarebbero anche stati dei diverbi tra alcuni dipendenti e la stessa rettrice Paola Inverardi, e stando all’interpretazione di alcuni addetti ai lavori, il blocco dell’erogazione delle risorse potrebbe essere dovuto alla volontà di mantenere il bilancio dell’Università su livelli più alti.

Gli ultimi mesi di trattative serrate per la conclusione della vicenda hanno portato ad un nulla di fatto.

Un primo accordo firmato dalle parti, Ateneo e sindacati, è stato comunque “bocciato” dal Collegio dei revisori dei conti perché ritenuto non in linea con i principi generali vigenti in materia di distribuzione di risorse accessorie.

Tuttavia da allora – era il giugno 2017 – ancora non si trova una soluzione all’impasse, nonostante le rappresentanze sindacali abbiano inviato una nuova proposta di accordo nel gennaio scorso.

Dal Collegio dei revisori, infatti, è arrivato un altro niet, considerato dal personale una ingerenza nell’attività di governance dell’Ateneo. (m.sig.)