L’AQUILA – Seguendo l’esempio di altre Regioni e quasi contemporaneamente al cosiddetto decreto dignità approvato dal governo, che tra le altre cose prevede una stretta alle delocalizzazioni, anche l’Abruzzo si dota di una legge che agevola l’insediamento e la permanenza delle aziende all’interno dei confini regionali, attraverso meccanismi di premialità che vanno dalla previsione di agevolazioni fiscali alla facilitazione nell’accesso ad incentivi e finanziamenti.

A patto però che le imprese stipulino contratti di insediamento con la Regione per garantire il mantenimento dei posti di lavoro dei livelli occupazionali e degli impianti produttivi, ed attraverso la revoca dei contributi per quelle imprese che decidano, invece, di trasferirsi all’estero.

Previste inoltre agevolazioni per favorire il rientro in regione di quelle imprese che hanno già delocalizzato all’estero, il cosiddetto back reshoring.

Proposta dal consigliere regionale Riccardo Mercante e sottoscritta da tutti i componenti del gruppo del Movimento cinque stelle, la legge, approvata all’unanimità nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale, è stata sostenuta anche dagli assessori alle Aree interne Lorenzo Berardinetti e al Turismo Giorgio D’Ignazio, e dal consigliere di Abruzzo civico Mario Olivieri.

“Ci ho lavorato per più di un anno”, dice Mercante, che pone l’accento sul successo politico rappresentato dalla condivisione da parte delle altre forze politiche, “non risolverà tutti i problemi occupazionali e di crescita dell’Abruzzo, ma rappresenta certamente un importante tassello in questa direzione. Scottano ancora sulla pelle i casi eclatanti come la Honeywell, che per via della delocalizzazione, nonostante l’azienda fosse in attivo, ha lasciato a piedi  circa 400 famiglie abruzzesi. Casi come questo non devono ripetersi più”. 

Fino a pochi anni fa erano gli Stati Uniti a ricorrere maggiormente a questa pratica ma negli ultimi anni la delocalizzazione della produzione ha preso piede anche in Europa ed è in costante aumento – si fa osservare nella relazione al testo di legge – A partire dalla fine degli anni Ottanta anche le imprese italiane hanno sperimentato un crescente ed intenso processo di delocalizzazione di attività di produzione all’estero”.

“Protagoniste di questo fenomeno sono soprattutto medie e piccole imprese, anche localizzate all’interno di distretti industriali, principalmente verso l’Est Europa, nella fascia del Maghreb, in Cina ed in Sud America e, più in generale, nei principali Paesi che, seppur in via di sviluppo nelle infrastrutture di base, rispondono alla condizione essenziale di una bassa, se non completamente assente, regolamentazione del mercato del lavoro, tanto imprenditoriale quanto sindacale, e sono caratterizzati da una manodopera poco tutelata, a bassissimo costo e relativamente specializzata”.

“Studi statistici”, si legge sempre nell’incipit della nuova legge regionale, “rivelano che, nell’ultimo decennio, l’Italia ha perso nel comparto produttivo un fatturato di circa 108 miliardi all’anno e 1.557.000 posti di lavoro con il conseguente esborso di circa 14 miliardi annui per ammortizzatori sociali. La contabilizzazione delle perdite subite negli ultimi dieci anni raggiunge, quindi, cifre da capogiro: 1.000 miliardi sul fatturato, 300 miliardi sul mercato interno, 140 miliardi di ammortizzatori sociali per un totale di 1.440 miliardi”.

La legge “Misure a sostegno delle imprese e dell’occupazione sul territorio regionale e di contrasto alle delocalizzazioni produttive”, dunque, prevede che la Regione Abruzzo “promuove la tutela e la riduzione dei rischi connessi alla delocalizzazione industriale e favorisce l’insediamento e la permanenza delle imprese in ambito territoriale al fine dell’accrescimento e della salvaguardia dei livelli occupazionali nel territorio abruzzese”.

Tra le misure previste per combattere il fenomeno, ci sono la restituzione alla Regione delle somme erogate, “qualunque sia la loro provenienza sotto forma di incentivo, finanziamento, aiuto, sostegno all’occupazione o alla produzione”, l’introduzione, all’interno di tutti i bandi, di un vincolo al mantenimento dell’azienda per almeno tre anni dentro i confini abruzzesi, per tutte le imprese beneficiarie di finanziamenti regionali, l’impossibilità di modificare la destinazione d’uso di aree ed immobili dismessi a seguito di delocalizzazione produttiva.

Le imprese, sono dunque tenute a sottoscrivere un “contratto di insediamento” con la Regione Abruzzo, al quale è subordinata l’erogazione di contributi.

I contratti contengono il piano industriale e di sviluppo dell’impresa e l’impegno al mantenimento della unità produttiva e i livelli occupazionali per almeno tre anni dall’insediamento.