PESCARA – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza ha archiviato il procedimento penale, perchè “il fatto non sussiste”, a carico l’ex direttore tecnico dell’Arta Abruzzo ed ex assessore regionale Giovanni Damiani, indagato nell’inchiesta sui petroli a Potenza.
Damiani era stato nominato consulente insieme ad altri tecnici dalla stessa procura nel febbraio del 2014 per una perizia in merito all’inquinamento ambientale dell’impianto di Viggiano gestito dall’Eni.
Secondo i pm di Potenza Damiani avrebbe favorito il colosso petrolifero con una perizia che toccava la nocività dei rifiuti.
Accuse del tutto infondate, tanto che in data 10 ottobre 2017, gli stessi pubblici ministeri che hanno indagato su Damiani per 40 mesi a partire dal 2014, hanno avanzato la richiesta di disporre l’archiviazione del procedimento.
Il Gip in in data 18 gennaio 2018 ha disposto l’archiviazione in quanto ha ritenuto che: “il fatto di reato non sussista sul piano materiale con la conseguenza della non sostenibilità dell’accusa in dibattimento. Trattasi di argomentazione di natura assorbente e, quindi, dirimente”.
In una conferenza stampa tenuta a Pescara Damiani, noto ambientalista, già direttore generale dell’Anpa, oggi Ispra, e componente della Commissione nazionale per le Valutazioni dell’impatto ambientale presso il Ministero dell’Ambiente, ha inteso ricostruire tutta la vicenda, non mancando di criticare anche gli organi di stampa che a suo dire lo hanno sottoposto a “linciaggio mediatico”.
Il 17 aprile del 2016 il Fatto Quotidiano pubblicava, a firma di Antonio Massari, la notizia secondo la quale Giovanni Damiani era iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Potenza, con l’accusa di aver “redatto e consegnato alla Procura di Potenza una falsa perizia sul Centro Eni di Viggiano”.
Co-indagato per gli stessi capi di imputazione un ingegnere di Pescara, consulente di parte dell’Eni. L’articolo si riferisce a fatti di due anni prima, e precisamente dell’agosto del 2014.
L’articolo, farcito di toni scandalistici, di cose non veritiere e corredato di una vignetta infame, ha riportato brani di intercettazioni del 5 agosto 2014, con tanto di virgolettato, alludendo al fatto che il contatto fra l’ingegnere consulente di parte dell’Eni e il sottoscritto consulente della Procura prefiguravano una situazione losca, di intrigo e di complicità nel commettere reati di falsificazione.
Dal momento che sono persona nota per i miei 40 anni di ininterrotta militanza ambientalista, per essere un decano dell’ambientalismo italiano, per aver svolto battaglie sulla legalità e anche in ragione dell’impegno scientifico e accademico oltre che nel sociale, la rivelazione del Fatto quotidiano, ha avuto un’eco straordinaria, ripresa da tutti gli organi di informazione della Regione.
Proprio per il clamore suscitato dagli eventi sopra ricordati e per il linciaggio mediatico provocato nei miei confronti da Il Fatto Quotidiano, ho sentito oggi in dovere di convocare una conferenza-stampa per comunicare l’esito di questa vicenda.
In data 10 ottobre 2017 i due Pubblici Ministeri che mi hanno indagato per 40 mesi a partire dal 2014, hanno avanzato al Giudice per le Indagini Preliminari la richiesta di disporre l’archiviazione del procedimento.
In ogni caso, ove mai volesse sostenersi una contraria interpretazione, andrebbe comunque evidenziato che il reato di falsa perizia sussiste, nel contesto di accertamenti valutativi, in presenza di un enunciato mendace riconducibile, sotto il profilo oggettivo, a canoni di certezza non controvertibili, e, sotto il profilo soggettivo, ad una divergenza intenzionale tra il convincimento reale del consulente o del perito e quello manifestato nell’elaborato tecnico.
Solo in questi giorni sono venuto a conoscenza del provvedimento del GIP che chiude una vicenda che mi ha segnato profondamente in questi ultimi 5 anni.
Dal provvedimento di archiviazione ho potuto constatare comunque la presenza di errori, di illazioni e di inesattezze gravi e sostanziali che hanno connotato il procedimento, senza che mi sia stata data la possibilità di rappresentarli agli inquirenti.
Infatti la richiesta di essere ascoltato, inoltrata attraverso l’avvocato di fiducia, Veronica Dini del foro di Milano, che ha patrocinato per Bussiciriguarda nella causa di Bussi, per poter evidenziare l’estraneità assoluta ai fatti che mi sono stati addebitati, non ha mai avuto seguito.
Per quanto riguarda gli articoli de Il Fatto Quotidiano prendo atto che, ad oggi, l’articolista Andrea Massari non ha ritenuto di sentirmi, né di approfondire i fatti limitandosi a riportare veline e di “ricamarci” sopra, cosa che sarebbe stata (ed è) suo dovere deontologico per la delicata funzione pubblica che svolge e per la gravità dei fatti ipotizzati dall’Accusa.
Se fossi stato ascoltato, oltre a palesi e assai rilevanti errori in cui è incorso anche il giornale nell’articolo, avrei potuto fare presente che quando sono stato chiamato ad assumere l’incarico di perito (di “fiducia”) del Tribunale per assicurare un campionamento di rifiuti e analisi degli stessi, non ero a conoscenza di che cosa si trattasse né quale fosse la controparte e dove si andava ad operare: cose che ho appurato al momento in cui sono arrivato a Potenza , dalla voce dei pm.
Io non ho mai redatto quella perizia. Non vi ho aggiunto o tolto nulla nella stesura, né dato suggerimenti per la stessa all’estensore: essa è stata redatta per intero e in autonomia da un Ingegnere dell’Ispra. Il mio ruolo è stato di predisporre campionamenti e analisi – effettuate dall’Arta – ad uso del redattore della perizia.
Inoltre non ho neppure svolto materialmente i prelievi che sono stati effettuati da due tecnici dell’Arta di cui ero direttore Tecnico, da me invitati ad eseguire i prelievi dei campioni.
I punti di campionamento sono stati indicati dall’ingegnere dell’Ispra, che ne motivava la rappresentatività e la significatività a tutti i presenti all’atto del prelievo: Pubblico Ministero, Carabinieri, Arta (il sottoscritto e i due Tecnici esecutori).
I campioni sono stati immediatamente oggetto di apposizione di sigilli controfirmati da tutte le parti coinvolte presenti al momento del prelievo .
Non neppure ho partecipato in alcun modo allo svolgimento delle analisi dei campioni, che sono stati trattati dal laboratorio chimico dell’Arta di Pescara, e non presso l’indirizzo del mio ufficio come riportato dal giornale; le procedure utilizzate per le analisi, tra l’altro, avrebbero potuto essere spiegate e verificate data la tracciabilità insita nel sistema operativo di qualità e l’utilizzo di metodiche ufficiali.
In pratica, come ha rilevato sostanzialmente il gip, non mi sono stati contestati fatti precisi, ovvero cosa sarebbe stato “falsificato”, o magari “omesso” ma è stata formulata solo un’accusa generica.
Se fossi stato ascoltato dalla Procura e se il giornalista avesse avuto la sensibilità professionale di approfondire le notizie date in pasto al pubblico con disinvoltura, avrei potuto dimostrare non solo la mia assoluta estraneità ai fatti e l’infondatezza dell’accusa, ma anche che sono stato accusato di un reato impossibile ad essere commesso per come sono andate le cose alla luce del sole.
Per quanto riguarda i contatti con l’ingegnere consulente della controparte (su cui qualcuno saccente mi ha accusato di leggerezza attraverso i social media, ritenendo la cosa inammissibile) tengo a chiarire che trattandosi di un esame irripetibile, la legge e la giurisprudenza impongono di dare (come ho fatto) comunicazione alla controparte del giorno, del luogo e dell’ora dell’inizio delle operazioni di analisi perché essa, rappresentata da un proprio consulente tecnico, possa esercitare il diritto di assistere per intero allo svolgimento di tutti i lavori analitici e chiedere tutti i chiarimenti che ritenga necessari.
Se si elude questo passaggio, le risultanze analitiche non possono essere utilizzate dall’Accusa, né essere ammesse al dibattimento e tutto il lavoro svolto decade. Durante lo svolgimento tecnico delle analisi l’ingegnere è passato una sola volta nel mio ufficio, per pochi minuti, per comunicarmi di essere stato incaricato come tecnico di Parte ad assistere alle analisi presso il Laboratorio…e che riteneva inutile presidiare per intero alle lunghe procedure di analisi (protrattesi per molti giorni) data la qualità delle procedure utilizzate dall’Arta e la neutralità e terzietà degli analisti.
Nulla avrei avuto da obiettare e non avrei avuto alcun risentimento se un magistrato, anche a seguito di sospetti vaghi, avesse voluto, com’è avvenuto, indagarmi, farmi intercettare, pedinare, svolgere accertamenti su ogni aspetto della mia vita. Vale il detto: “Male non fare…paura non avere”. Il problema (che motiva questa conferenza stampa) è che tutto questo non è rimasto in un ambito riservato ma è stato oggetto di un linciaggio mediatico, che ha provocato un processo mediatico, incurante della mia onorabilità, della mia storia, della mia pratica nel sociale, della sofferenza apportata anche alla mia famiglia e ai miei cari oltre che a me personalmente. Chiedo attraverso l’iniziativa odierna ad Antonio Massari e alla Direzione de Il Fatto Quotidiano se non sentano il dovere, accertato finalmente che quanto hanno scritto e ipotizzato era privo di fondamento, di darmi la possibilità di dire come stanno le cose ai propri lettori.
Voglio ringraziare sentitamente le svariate centinaia di persone e i rappresentanti di Associazioni ecologiste e pacifiste ( Italia Nostra, Marevivo, il FAI, Mila Donnambiente, la Fondazione Alexander Langer di Trento, la Casa della Pace di Verona, l’Ecoistituto Abruzzo, Medici per l’Ambiente, i miei colleghi e collaboratori, gli ex colleghi, gli amici di battaglie ambientaliste, cittadini e cittadine, amici dell’università e delle società scientifiche a cui appartengo, i molti rappresentanti delle forze politiche che, ad amplissimo spettro (inclusi quelli ritenuti “giustizialisti”), mi hanno comunicato, da tantissime parti d’Italia, la loro solidarietà personale, umana e la loro assoluta certezza della mia estraneità ai fatti addebitatimi e, il più delle volte, la loro indignazione. La loro vicinanza mi ha consentito di gestire l’angoscia e il dispiacere che ho vissuto, per tanta ingiustizia mediatica subita.





