SULMONA – Due imprenditori che erano finiti in manette nel luglio 2015 nell’ambito dell’inchiesta denominata “Social dumping” per aver a vario titolo, secondo la Procura dell’Aquila, impiegato e sfruttato nei cantieri aquilani della ricostruzione manodopera straniera, in particolare rumeni in procedura di distacco, hanno patteggiato 18 mesi ciascuno.

Si tratta di Antonio D’Errico, 62enne di Tortoreto (Teramo) e Nicolae Otescu, detto Nico, di 49 anni, che ieri sono stati rinviati a giudizio insieme a Francesco Salvatore, di 59 anni, e Panfilo Di Meo, di 61, di Sulmona, e Giancarlo Di Bartolomeo, 52 anni, e Massimo Di Donato, 56 anni di Teramo.

La prima udienza del processo si terrà il prossimo 16 ottobre davanti al Tribunale dell’Aquila.

Gli altri quattro imputati hanno invece continuato a sostenere la propria estraneità ai fatti contestati.

I due sulmonesi Salvatore e Di Meo, difesi dall’avvocato Alessandro Margiotta, hanno sempre sostenuto di essere stati “semplici utilizzatori della manodopera rumena e non già, come ipotizzato dal pubblico ministero, reclutatori e intermediari”.

Fu un esposto della Cgil sullo sfruttamento della manodopera straniera nei cantieri aquilani della ricostruzione, ha ricordato Il Centro, a far scattare l’inchiesta.