L’AQUILA – Decine e decine di pratiche per il pagamento di Sal (stato di avanzamento dei lavori) o anticipazioni alle imprese, legate ad interventi di ricostruzione post terremoto dell’Aquila, sono da oltre un mese ferme presso l’ufficio protocollo del Comune del capoluogo abruzzese e restano in attesa di essere processate, generando così l’ennesimo ritardo e di conseguenza problemi per aziende e professionisti.

Sia imprenditori che tecnici sono sul piede di guerra.

Da quanto appreso, alla base di questo blocco ci sarebbe l’assenza di personale all’interno dell’ufficio comunale: le due persone addette a questa funzione sarebbero momentaneamente assenti per motivi personali e di salute.

“Come può un ufficio così importante in una città come L’Aquila, ancora alle prese con tutte le criticità legate al difficile e lungo processo di ricostruzione, restare senza personale per più di un mese senza che nessuno risolva il problema?”, chiede un imprenditore che preferisce restare l’anonimato e denuncia ad AbruzzoWeb “una situazione che ha dell’incredibile”.

“I titolari delle imprese si trovano in grande difficoltà”, questo perché, di fatto, i funzionari comunali non possono ricever i carteggi e di conseguenza processare le pratiche e, quindi, procedere con il pagamento, se i documenti in questione non vengono prima protocollati, un’attività di per sé semplice.

Il Comune, che è a conoscenza della problematica, aveva promesso alle ditte e alle imprese operanti nella ricostruzione aquilana, che entro il primo marzo scorso avrebbe incrementato il personale o che, in ogni caso, avrebbe risolto la questione, ma ad oggi sembra che tutto sia rimasto esattamente come un mese fa.

Il “buco” si aggiunge alla questione, sul tappeto da mesi, legata al nodo della carenza di personale in forza ai due Uffici speciali, quello dell’Aquila e dei comuni del cratere, una preoccupazione finita sui tavoli comunali già dall’insediamento della nuova amministrazione, guidata dal sindaco Pierluigi Biondi.

Intanto, a pagarne le conseguenze, oltre alle imprese, sono i cittadini, che seppur stanchi, sembrano ormai essersi abituati alle lungaggini e agli stop di una ricostruzione privata non ancora spedita a quasi 9 anni dal sisma.

Per non parlare di quella pubblica ferma al palo da anni nonostante i fondi, ingenti, già in cassa.