AVEZZANO – “Va bene defiscalizzare, ma occorrono le infrastrutture, occorre radicare le aziende al territorio: non lo si fa solo garantendo incentivi a tempo limitato, ma si fa specializzando il personale, investendo in formazione e collegando il mondo della formazione all’industria, aprendo la strada all’eccellenza, incentivando l’export attraverso la creazione e la fruibilità di strumenti ad hoc”.
Parola di Lorenza Panei, candidata alla Camera per il Partito democratico nel collegio uninominale Marsica-Altosangro, sia nei listini del proporzionale, ma in terza posizione.
La Panei, avezzanese, è dirigente della LFoundry, la più grande impresa della provincia con 1.600 dipendenti,. che oera nel settore dell’elettronica.
Nel 2014 è stata scelta come presidente Aciam, l’azienda di igiene ambientale marsicana. Guida dal 2011 il circolo Pd di Avezzano, per poi entrare nella segreteria regionale.
E a proposito di infrastrutture esistenti, anche Panei polemizza con forza contro l’aumento dei pedaggi della A24 A25, in concessione alla società Strada dei Parchi della holding dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto.
“Riguardo alla questione dei pedaggi, con la sospensione degli aumenti, occorre rinegoziare la concessione: non si consegna a un privato, chiunque esso sia, un assegno in bianco che poi dovranno pagare i cittadini”, spiega la candidata.
Lorenza Panei, lei è riuscita ad emergere da donna in un contesto politico quasi prettamente di uomini: un motivo di orgoglio in più per la sua candidatura?
Posso essere orgogliosa del fatto che le mie capacità siano state reputate tanto valide da potermi indicare quale rappresentante del nostro territorio per le più alte sedi istituzionali. É vero che certi ambiti sono stati prettamente maschili per lunghissimo tempo, ed è per questo che le norme varate per permettervi un più agevole accesso anche alle donne sono ottime ma, sebbene ancora vi sia da fare parecchio al riguardo, mi auguro che questa parità sia presto talmente ovvia, “normalizzata”, da poter guardare alle differenze di sensibilità e di genere solo per gli aspetti che possono arricchire il lavoro comune, in politica come negli altri settori. Sono convinta, per carattere e formazione, che la differenza debbano farla le capacità, e mi auguro che molto presto tutti, uomini e donne, ci si possa misurare unicamente con questo metro.
Quanto le ha dato in termini di esperienza in un terreno molto difficile come quello del lavoro l’essere dirigente della Lfoundry?
Non abbiamo dirigenti donne in LFoundry. Io sono una manager di quell’azienda che nei 27 anni di collaborazione mi ha offerto grandi opportunità di crescita; è stata ed è una palestra formativa come poche, che mi ha permesso di accrescere la mia esperienza lavorando in Paesi anche molto diversi dal nostro per cultura e impostazione.
I sondaggi davano fino ad una settimana fa il Partito democratico in difficoltà per queste elezioni. A livello regionale, qual è secondo lei lo stato di salute del suo partito in Abruzzo?
La nostra regione ha affrontato, come il resto del Paese, una crisi epocale che, mi piace sottolineare perché pare che in tempo elettorale la memoria si accorci in maniera direttamente proporzionale all’avvicinarsi delle elezioni, non è stata certo servita agli italiani dal Partito Democratico. Il PD si è fatto carico di “rimettere insieme i cocci” evitando il baratro al Paese e accollandosi anche le decisioni scomode, mentre certi partiti e personaggi sparivano. Se si prescinde da questa premessa fondamentale, parliamo del nulla. In Abruzzo, ancora alle prese con le conseguenze del terribile sisma del 2009, la crisi si è fatta sentire ancora più pesantemente, con l’aggravio di altri disastri naturali e lo sciame di ricadute concatenate che hanno avuto su tutti i piani.
Inevitabilmente il PD regionale ha sofferto i contraccolpi di situazioni complesse che in certi frangenti hanno generato malumori e sono sfociate in un confronto talvolta anche aspro, ma è un partito che ha radici solide e sa affrontare la dialettica interna alla luce dei suoi valori fondanti e nel rispetto delle persone che a quei valori aderiscono e che ne difendono “la casa comune”, un partito che è in grado anche, e lo ha dimostrato, di accogliere il cambiamento e farne un processo rigenerante. Non abbiamo fatto tutto bene, come è forse inevitabile, ma abbiamo fatto molto e gettato le basi per molto altro.
Lei è figlia di un territorio importantissimo per l’Abruzzo e non solo come quello della Marsica. Cosa è stato fatto oppure cosa non è stato fatto negli ultimi anni per impedire una crisi soprattutto occupazionale lo colpisse? E cosa farebbe Lorenza Panei per la Marsica se entrasse nelle stanze romane?
La crisi nel territorio ha origini più lontane nel tempo e radici più profonde. Parliamo di crisi locale e nazionale dell’Industria, ad esempio, in un Paese che manca da tempo di una strutturata politica industriale, per cui il Governo negli ultimi anni si è trovato a fronteggiare crisi ormai conclamate, senza grandi spazi di manovra per pianificare. Nella Marsica molte sono state le situazioni critiche, ma molti, visti anche gli strumenti, i risultati ottenuti.
Penso a tante situazioni affrontate, alla LFoundry, alla Cartiera, all’accordo per la ricollocazione del personale della Vesuvius, solo per citarne alcune, e dico che nel quadro generale erano risultati niente affatto scontati.
Molto però vi è da fare: sempre restando sul tema industria, va bene defiscalizzare, ma occorrono le infrastrutture, occorre radicare le aziende al territorio: non lo si fa solo garantendo incentivi a tempo limitato, ma si fa specializzando il personale, investendo in formazione e collegando il mondo della formazione all’industria, aprendo la strada all’eccellenza, incentivando l’export attraverso la creazione e la fruibilità di strumenti ad hoc. Questi sono solo alcuni punti, ma le aree interne possono essere una fucina di opportunità. Qualora potessi programmare nelle sedi nazionali, ripartirei proprio dalle vocazioni territoriali, dall’agroindustria e l’industria per la Marsica, dall’istituzione della Zona Economica Speciale per l’area industriale di Avezzano e per tutta la provincia interna aquilana, dalla creazione e lo sviluppo di circuiti turistici che valorizzino il patrimonio ambientale e culturale delle nostre aree interne, a cominciare dalla ridefinizione delle trame territoriali.
La chiave di volta non sono le opere faraoniche, ma l’efficienza complessiva tra investimenti e gestioni. La condivisione dei progetti e delle risorse è per me la strada maestra e, dalle infrastrutture ai servizi primari fino agli incentivi a settori ancora in ombra, la coesione territoriale è una condizione essenziale per puntare efficacemente a programmazione e sviluppo.
Il suo giudizio sul tema dell’ambiente in una regione verde come l’Abruzzo, visto anche il ruolo che ricopre nell’Aciam?
Il tema mi è particolarmente caro, e infatti uno dei punti prioritari della mia azione alla guida dell’Azienda è proprio tutta l’attività di informazione e sensibilizzazione rivolta alle famiglie e alle scuole; purtroppo vi è una percezione fortemente distorta di certe realtà. La nostra regione ha detto no agli inceneritori, i nostri impianti trasformano gli scarti da alimentazione umana in compost di altissima qualità, e l’implementazione dei servizi ci consente una gestione dei materiali che preserva l’ambiente ed è la strada maestra per assicurare un futuro sostenibile.
Abbiamo percentuali altissime nella raccolta differenziata e proprio l’impianto citato rappresenta un esempio di economia circolare – un modello che andrà a sostituire l’economia verticale oggi imperante – perfettamente aderente all’area che lo ospita, quella fucense appunto. Siamo parte attiva di questo nuovo modello di economia, e sono felice di poter avere l’opportunità, con Aciam, di poter dare un contributo fattivo a questo passaggio cruciale.
I recenti aumenti dei pedaggi autostradali hanno riportato lo ‘spettro’ dell’isolamento dell’Abruzzo interno. Una soluzione concreta da applicare subito?
Riguardo alla questione dei pedaggi, con la sospensione degli aumenti, occorre rinegoziare la concessione: non si consegna a un privato, chiunque esso sia, un assegno in bianco che poi dovranno pagare i cittadini. Non indicare un tetto preciso agli aumenti applicabili nell’atto di concessione è stato esattamente questo; per il resto, un sistema integrato e funzionale gomma-rotaia è fondamentale, come anche adeguare tempi di percorrenza, frequenza e costi delle tratte ferroviarie agli standard europei. Riguardo ai temi dell’ isolamento e abbandono del territorio, defiscalizzare i piccoli centri fino a 500 abitanti rappresenterebbe, insieme a mirate strategie di valorizzazione, un ottimo strumento per evitare la desertificazione delle nostre aree interne.






