AVEZZANO – Quelli al Cinque stelle o alla Lega sono “voti distruttivi” mentre Berlusconi suscita “enorme pena” firmando un nuovo contratto con gli italiani dove “ripropone le stesse cose del 1994 che non ha mantenuto”, quando al Pd “è in grossa difficoltà e non ha percepito il malessere e la protesta degli italiani”.

Parola di Massimo D’Alema, due volte premier, uno dei leader di Liberi e uguali, il cartello di sinistra composto anche dal suo Articolo 1-Movimento democratico e progressista, nato dalla clamorosa scissione del Partito democratico.

Ad Avezzano (L’Aquila) per un evento elettorale, D’Alema ha rilasciato un’intervista ad AbruzzoWeb rilasciando i giudizi tranchant e spaziando sui temi caldi dall’Europa alla ricostruzione.

Come vede gli scenari proposti dai sondaggi di qui al 4 marzo?

Commentare i possibili risultati elettorali a 15 giorni dal voto è un francamente un’esercitazione inutile. Nessuno sa che cosa succederà. Ieri sui giornali leggevo che non ci sarà nessun governo, oggi che ci sarà quello della destra, domani chissà, la mia impressione è che si stia brancolando nel buio. C’è un altissimo numero di incerti, ma nessuno è in grado di valutare l’impatto sull’elettorato di questa legge elettorale. Ci sarà una quota altissima di voti sbagliati che inciderà sul risultato. Inoltre, non sappiamo, e neanche i sondaggisti più seri lo sanno, se i cittadini voteranno i partiti o si orienteranno sui candidati. Nell’uno e nell’altro caso, i comportamenti di voto cambiano.

Il Cinque stelle è come la vecchia Dc, nessuno dice di votarlo e poi tutti lo votano?

Chi ha governato non si è reso conto di quanto fossero vasti il malessere sociale e il senso di protesta dei cittadini, che rischia di indirizzarsi a un voto distruttivo, ai Cinque stelle, ma Salvini lo è perfino di più. Il Movimento avrà un consenso maggiore di quello che viene percepito. Raccoglie un voto di protesta, un sentimento molto negativo tra le persone che ritengo legittimo, un senso di protesta verso tutto e tutti che si sfoga in quella direzione. È un termometro del malessere, ma non è la medicina, non dà le risposte.

Come si pone Leu in quest’ottica?

Il nostro sforzo è far emergere una proposta alternativa di cambiamento rispetto alle politiche di questi anni, orientata verso una maggiore giustizia sociale; una politica che promuova il lavoro e i diritti dei cittadini, non l’odio contro gli immigrati o l’antipolitica.

Il Pd sotto al 20% è un rischio? Che segnale sarebbe?

Mi sembra abbastanza in difficoltà, c’è questa pressione del ricatto del voto utile, utile non si sa bene a che cosa. C’è una difficoltà, sul Pd si indirizza il senso di scontento, se va oltre i demeriti non lo so perché non faccio il moralista.

Quando ha visto Berlusconi firmare il nuovo contratto con gli italiani in televisione che ha provato?

Un enorme senso di pena. Una delle responsabilità maggiori del Pd e di Matteo Renzi è quella di avere riportato in auge Berlusconi fuori tempo massimo. Lui resta straordinariamente se stesso, ripete le stesse promesse che faceva nel 1994. Nel frattempo ha governato per 9 anni. È il più longevo capo di governo ma non ha realizzato nessuna delle cose promesse, che ora ripromette.

Dagli Stati Uniti d’Europa all’Italexit, è possibile trovare un punto di ragione?

Bisogna rilanciare il progetto europeo anche rafforzando l’unità politica dell’Europa. Per essere esercitata nel mondo globale, la sovranità dev’essere condivisa: l’unità europea non è dare ad altri la sovranità nazionale, ma condividerla. Ho sottoscritto il manifesto del Consiglio italiano del movimento federativo, contiene l’ambiziosa proposta di puntare a una Costituente europea, va bene purché cambi rotta in modo radicale. Se vuole riconquistare il consenso dei cittadini, l’Unione europea deve orientarsi ai diritti sociali, allo sviluppo economico, non può essere solo un guardiano fiscale. Senza rafforzare la dimensione politica, il rischio è di cedere la sovranità ai poteri nazionali. Alla fine, in Europa c’è un Parlamento eletto dai cittadini, istituzioni composte da governi nazionali. Bisogna condividere la sovranità senza rinunciarvi, renderla più forte.

Le ricostruzioni post-terremoto possono essere una zavorra all’agenda politica del Paese?

Assolutamente no. Io mi sono occupato di una ricostruzione quando ero al governo, quella di Umbria e Marche, lì facemmo bene. Era difficile, si trattava recuperare centri storici delicatissimi. Il simbolo di quel terremoto è la distruzione dell’affresco di Assisi che poi fu ricostruito con un restauro straordinario. Quindi nessuna zavorra, sono occasioni di rinascita, purché vengano fatte bene.