ROMA – Il mancato invio di parte dei rifiuti romani in Emilia Romagna diventa un caso politico, che – a due mesi dal voto – contrappone due “nemici giurati”: Partito democratico e Movimento cinque stelle.
“A Roma il sistema di raccolta ha tenuto, pur di fronte all’impennata di produzione dei rifiuti del periodo natalizio – rivendica l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari -. Abbiamo attivato tutte le azioni necessarie a mantenere in sicurezza la città, a partire dall’accordo con diverse regioni. L’Emilia Romagna è stata una misura cautelativa”.
“Noi stiamo molto bene anche senza i rifiuti di Roma”, risponde caustico presidente della Regione interessata Stefano Bonaccini.
Mentre la presidente del Pd Lazio Lorenza Bonaccorsi attacca su Facebook: “Roma affoga nei rifiuti per non disturbare la campagna elettorale di Luigi Di Maio e del Movimento 5 stelle”.
Per Bonaccini a monte della scelta della Città Eterna di non inviare immondizia in Emilia, nonostante la precedente richiesta in tal senso, c’è “il timore” che il fatto che “un’amministrazione a guida Pd e centrosinistra come l’Emilia-Romagna dia una mano a un’amministrazione a guida M5S possa essere una gaffe”.
“Ogni territorio deve assumersi le proprie responsabilità e prendere le decisioni”, rincara il ministro dei Trasporti Graziano Delrio.
Dopo la ricostruzione fatta da un quotidiano secondo cui sarebbe stato un diktat del Movimento 5 Stelle a innescare la “retromarcia” delle 15 mila tonnellate di rifiuti capitolini verso gli impianti di Parma, Modena e Granarolo, i pentastellati romani affidano ad un post sui social la loro versione.
“Il Pd fa campagna elettorale sulla pelle dei romani – scrivono – Roma ha oltre 60 mila cassonetti per strada e per uno che straborda ce ne sono dieci puliti. Ma in tv ci va sempre quello pieno. Chissà perché. Se oggi possiamo resistere alle tariffe stratosferiche che ci impone l’Emilia Romagna governata dal Pd di Renzi è anche perché abbiamo blindato con un contratto-ponte di 18 mesi gli impianti privati di Roma mettendo in sicurezza la città. In oltre 30 anni, mai nessuno prima di noi l’aveva fatto”.
Mentre in città si continuano a sondare le strade della Toscana e dell’Abruzzo (le altre due regioni in cui si era ipotizzato l’invio di parte dell’immondizia di Roma e che sono preferibili secondo il Campidoglio in base ai criteri di vicinanza ed economicità), l’assessore Montanari rilancia sui progetti per i nuovi impianti. “Sono pronti tre progetti, per le cui aree abbiamo avviato l’iter – annuncia -. Confidiamo di depositare in Regione tutto entro gennaio 2018. Porteremo la raccolta differenziata porta a porta a 490.000 abitanti e arriveremo nel corso del 2018 a 1,2, milioni di cittadini. Le accuse di inefficienza le rispediamo al mittente”.
Secondo il segretario dem di Roma Andrea Casu, Virginia Raggi “è il sindaco di tutti i romani e deve agire nell’interesse di tutti i romani”.
Al netto delle polemiche e degli scambi di accuse, quel che resta invariato da diversi anni a Roma è un ciclo rifiuti che non si riesce a chiudere in loco, un sistema fragile che mette periodicamente a rischio la città e le immagini che rimbalzano sul web dei cassonetti stracolmi.
Invertire la rotta, rendendo la Capitale di Italia autonoma su questo fronte, è la vera sfida delle istituzioni.





