L’AQUILA – “Il Comune si è fatto scippare la caserma De Amicis, ma doveva pretenderla per metterla, poi, nello scambio con la Rossi, mettendosi al riparo da richieste finanziarie future, quando dovranno fare gli atti. Un pasticcio senza fine, ai danni delle casse cittadine. Dilettanti allo sbaraglio”.

Questa la stroncatura dell’ex assessore comunale dell’Aquila alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, in una seconda versione della sua nota stampa inviata oggi commentando polemicamente il piano di riorganizzazione delle caserme cittadine varato dalla nuova amministrazione di centrodestra d’intesa con la Regione, l’Agenzia del Demanio e il ministero della Difesa.

Per Di Stefano, “quando il diavolo ti accarezza, vuole l’anima. Dalla semplice lettura dell’accordo si deduce che l’Agenzia del Demanio incamera la caserma Rossi e la caserma De Amicis (ex distretto militare) ‘una volta libera dalle funzioni militari ivi presenti’ – afferma – È un bluff poiché gli aquilani sanno che le funzioni militari alla De Amicis erano dismesse già prima del sisma”.

“La caserma, pertanto, sarebbe dovuta passare dalla Difesa al Comune per effetto del decreto 39/2009, che furbescamente nell’accordo non viene mai citato tra le norme di riferimento, ma ora con questo artifizio se la prende l’Agenzia del Demanio per uffici dello Stato. In nessuna parte – prosegue Di Stefano – è scritto che la caserma Rossi verrà trasferita al Comune senza alcun onere per quest’ultimo; parimenti invece è ben scritto che non ci sarà nessun onere a carico della Difesa”.

Oneri che, a suo dire, “si assume il Comune (art. 3 lett. c) ‘per la riallocazione delle funzioni presenti nella caserma Rossi’. Qualora, aggiungo io, volesse prenderla. Ma la stessa verrà consegnata all’Agenzia del Demanio – ricorda – e con quale procedura la daranno al Comune senza alcun onere a suo carico perché, ignorata la 77/2009 (legge di conversione del decreto 39 ‘Abruzzo’ citato in precedenza, ndr), non c’è legge che lo preveda?”.

“L’Agenzia dovrà metterla sul mercato al migliore offerente? Credo di sì, almeno se non vuole incorrere nelle reprimende della Corte dei Conti – fa notare Di Stefano – Quindi il Comune sarà tagliato fuori e, se trovassero oggi una soluzione a questo, comunque gli oneri della ricollocazione delle funzioni militari dalla Rossi alla Pasquali se le dovrebbe assumere (e sono costose, ma vorrei capire che parere ha espresso il servizio finanziario del Comune di fronte a un’ipotesi di spesa indefinita) al posto dell’Agenzia del Demanio a cui logicamente spetterebbero”, conclude.