L’AQUILA – L’Abruzzo regione verde dei Parchi, a differenza di molte altre regioni italiane, non è dotato di una sua flotta di elicotteri, che sarebbero stati provvidenziali per contrastare con tempestività le decine di incendi dolosi che hanno mandato in fumo fin qui 10 mila ettari di boschi e praterie, lasciando dietro di sé l’odore acre della cenere, dello sconforto e delle polemiche.

Elicotteri non acquistati ma noleggiati dalle altre Regioni, rivolgendosi a società private operanti nel ricco “business del fuoco”, che sarebbero stati preziosi per intervenire in modo tempestivo anche e soprattutto in Abruzzo, in primis nelle aree impervie del Morrone e della Majella, dove i roghi imperversano da 13 giorni e hanno mandato in fumo già 2 mila ettari di vegetazione.

Gli elicotteri sono più agili ed efficaci dei canadair della flotta dello Stato, anch’essi dati in affidamento a una società privata di capitale spagnolo.

Il risultato è stato che, in fretta e in furia, la Regione Abruzzo, appunto priva di flotta, ha dovuto sottoscrivere un affidamento d’urgenza e senza gara con una società di Salerno per avere a disposizione almeno un elicottero, al costo di 100 mila euro per l’intero mese di agosto, e poi anche, solo per 24 ore, con una società di Sulmona nella fase acuta dell’emergenza sul Morrone.

Non è dato sapere, al momento, se abbiano operato in Abruzzo anche elicotteri facenti parte delle flotte di altre Regioni.

Nel caso, comunque, a pagare il conto, sarebbe la Regione Abruzzo, a favore della Regione che ha “prestato” l’elicottero del privato convenzionato.

Del resto, sia la precedente Giunta regionale di centrodestra di Gianni Chiodi che quella del centrosinistra di Luciano D’Alfonso, alle prese con le voragini del bilancio, mai si sono davvero interessate, al netto degli annunci e petizioni di principio, a potenziare la difesa aerea contro gli incendi. Come sollecitato più volte, per esempio, dal Conapo, il sindacato dei Vigili del fuoco, e dalle associazioni ambientaliste.

Al termine di questa bollente estate, conti alla mano, si potrà dire se il mancato investimento in una flotta regionale comporterà in realtà un esborso maggiore, tenuto conto degli incalcolabili danni ambientali subìti. E anche, per dirne una,  dell’annuncio a effetto del governatore D’Alfonso di una massiccia campagna di rimboschimento e bonifica, in deroga alla legge quadro numero 353 del 2000 che impedisce qualsivoglia intervento per 5 anni nelle aree colpite da incendi, per evitare speculazioni e incendi dolosi motivati in primis proprio dalla prospettiva lavorativa dei rimboschimenti.

L’operazione, di cui si parlerà in un vertice già fissato a Pescara per il 13 settembre, avrebbe, tuttavia, costi iperbolici, a tutt’oggi non si sa come finanziabili.

L’ABRUZZO A TERRA E IL TARDIVO ALLARME DI CURCIO

Il sottosegretario della Giunta con delega all’ambiente Mario Mazzocca in una “autointervista” inviata alle redazioni giornalistiche, parla di “imponente apparato di lotta attiva agli incendi”, mesa in campo in questi giorni in Abruzzo.

A operare sul fronte del fuoco, solo sul monte Morrone, dove si e’ toccato l’apice dell’emergenza, infatti, oltre ai vigili del fuoco, ci sono 800 volontari della Protezione civile abilitati allo spegnimento, 1.000 volontari abilitati all’avvistamento e sorveglianza e 120 moduli Aib, fuoristrada dotati di autobotte e pompa idraulica, di cui 65 regionali.

In cielo hanno volato, informa la Protezione civile, tre canadair e un elicottero Erickson della flotta nazionale a cui si è aggiunto, arrivato dalla Francia solo il 29 agosto, un aereo Cl 145. Più 2-3 elicotteri dei Vigili del fuoco in servizio permanente, altrettanti dell’ex Corpo forestale dello Stato, mezzi confluiti nel parco dell’Arma dei Carabinieri con la discussa riforma.

Un dispiegamento di forze significativo che, però, grandi difficoltà ha avuto, nonostante l’eroico impegno, nel contrastare incendi appiccati in modo seriale da mani criminali, in zone impervie e non raggiungibili via terra, e rese estremamente infiammabili dalla prolungata siccità.

Resta, infatti, il nodo della flotta regionale: l’ex capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, che ha da poche settimane lasciato il testimone ad Angelo Borrelli, a metà giugno, dopo il devastante incendio del Portogallo che ha causato la morte di 63 persone, aveva evidenziato con “viva preoccupazione” che l’Abruzzo, assieme a Basilicata, Molise, Marche e Umbria non è dotato di una sua flotta aerea anticendio, nonostante l’enorme superficie boscosa e montana a rischio che lo caratterizza.

Altre nove regioni infatti hanno invece a disposizione in totale 50 elicotteri. Per l’esattezza la Sardegna ne ha 12, la Toscana 10, la Campania 8, il Lazio 7, il Piemonte 5, Lombardia e 4, la Liguria 2, il Veneto e il Friuli 1.

L’elicottero più utilizzato è l’airbus Helicopters AS350 B3, il più diffuso al mondo per le missioni antincendio, che è in grado di raggiungere quota 3 mila metri in 2 minuti e 21 secondi e può trasportare fino a 1.400 chili di acqua e liquido estinguente. In Sardegna opera anche il Super Puma, unico in Italia, elicottero in grado di caricare oltre 4.500 chili, e può imbarcare fino a 15 uomini per il trasporto del personale per il contrasto agli incendi.

Mazzocca, in replica alle dichiarazioni di Curcio aveva assicurato che “la Regione è al lavoro per risolvere il problema” ed entro il prossimo anno, il 2018, si doterà di una flotta aerea. Sottintendendo che per l’estate 2017 l’Abruzzo si sarebbe dovuto arrangiata con quello che aveva.

LE FLOTTE AEREE E IL BUSINESS PRIVATO DEL FUOCO

La flotta statale, che opera su tutto il territorio nazionale, in base alle emergenze e le priorità, è composta da 16 Canadair CL415, e 4 elicotteri Erickson S64F, uno dei quali considerato riserva tecnica, e altri 8 elicotteri del Comparto Difesa e del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco.

La flotta è dislocata su 14 basi che coprono tutto il territorio nazionale: Cagliari, Catania, Ciampino Napoli, Comiso Genova, Grottaglie Lamezia Terme, Olbia, Trapani, Rieti, Cecina e Viterbo.

E a Pescara, dove è di stanza un elicottero Erickson che ha operato in queste drammatiche giornate in Abruzzo. I canadair per l’esattezza sono dislocati 6 a Ciampino, 3 a Lamezia terme, 3 ad Olbia, 3 a Trapani, 1 a Genova.

Va anche aggiunto che la flotta nazionale è stata fortemente ridimensionata dal governo tecnico di Mario Monti, e a seguito della sue politiche di spending review, imposte dall’Unione Europea.

A far discutere, e a rinfocolare sospetti e terribili dietrologie, è però il fatto che sia la flotta nazionale, che quelle regionali, sono di fatto affidate a società private. Società che guadagnano 15 mila euro per un’ora di volo dei canadair, e 5 mila per un’ora di volo degli elicotteri, più i compensi per logistica e manutenzione.

Una privatizzazione di un servizio essenziale e di prioritaria importanza per la sicurezza nazionale, contro cui montano le proteste di chi ritiene che sia più opportuno che questo servizio sia in totale mano pubblica.

A tal proposito l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) da marzo 2017 sta conducendo un’istruttoria proprio sugli appalti sia nazionali che regionali per i servizi di antincendio boschivo, sospettando una presunta “intesa anticoncorrenziale” e la “turbativa d’asta”, in atto dal 2000 tra alcuni dei principali operatori del mercato.

Le società sotto osservazione sono la Babcock, con sede legale a Milano, ma interamente posseduta da una società di diritto spagnolo, che si è aggiudicata fino al 2019 l’appalto nazionale per far volere i canadair dello Stato, fornendo di fatto solo i piloti, e parte della logistica e della manutenzione.

E ancora le società che si sono aggiudicate il servizio anti-incendi boschivi nelle varie regioni, questa volta mettendo a disposizione anche gli elicotteri: l’Airgreen di Torino, l’Elifriulia di Gorizia, la Heliwest di Asti, l’Eliossola di Verbania, l’Elitellina di Sondrio, la Star Work Sky di Alessandria. Coinvolta nel procedimento anche l’Associazione elicotteristica italiana (Aei), composta da soci manutentori, venditori di aeromobili e operatori aerei.

Sommando i fatturati 2016 di queste società si sfiora quota 250 milioni di euro.

Per l’Agcm, si legge nell’istruttoria, si prefigura l’ipotesi di “anomalie partecipative sintomatiche di coordinamento nella presentazione dell’offerta per spuntare ribassi esigui, a volte prossimi allo zero”, e le “evidenze fattuali paiono tratteggiare un’ipotesi di intesa anticoncorrenziale idonea a neutralizzare i rischi di un effettivo confronto competitivo tra le parti teso a stabilizzare artificiosamente le rispettive quote di mercato”.