SULMONA – A Sulmona in provincia dell’Aquila, città del sommo poeta Ovidio, le pratiche della ricostruzione delle case danneggiate dal sisma dell’aprile 2009 non vogliono saperne di subire l’attesa metamorfosi in progetti e cantieri.

Questo accade perché nel fantozziano Ufficio sisma del Comune, è rimasto un solo addetto, l’ingegnere Alessio Caputo, affiancato da un lavoratore socialmente utile, sommerso da centinaia di pratiche, quelle del 2009, a cui si aggiungono, incredibile ma vero, quelle oramai ingiallite e vintage del terremoto del 1984. Ferme sono anche tante pratiche per mettere in sicurezza scuole ed edifici strategici, in un territorio a massimo rischio sismico.

Un autentico eroe, il nostro ingegnere, nel palazzo di Via Mazara, dove decine di dipendenti comunali ad ottobre 2016 si sono meritati la ribalta nazionale per essere stati pizzicati dalla Guardia di Finanza a timbrare il cartellino e tornare a fare i loro comodi lontano dal posto di lavoro.

Una paralisi che dura da anni, quella dell’Ufficio sisma, che ha un costo  elevato per i cittadini contribuenti. Infatti crescono mese dopo mese anche gli importi degli assegni mensili dell’autonoma sistemazione, da garantire a chi è sfollato oramai da otto anni e mezzo, in paziente attesa della ricostruzione della sua casa inagibile.

Centinaia di migliaia di euro che potevano essere in buona parte risparmiati potenziando da subito l’Ufficio sisma, accelerando così l’iter burocratico, e dunque l’apertura dei cantieri e il rientro a casa degli assistiti.

Poco conta che in realtà i pagamenti dei contributi di autonoma sistemazione sono anche loro bloccati dal 2015, perché la kafkiana burocrazia sulmonese non ha predisposto gli specifici rendiconti da inviare all’Ufficio speciale della ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc) di Fossa, al fine di ottenere le somme. Prima o poi questi soldi andranno riconosciuti ai legittimi beneficiari.

Le pratiche ferme, da calcoli che potrebbero essere non aggiornatissimi, sono 536. Di queste 123 sono in fase di istruttoria all’Ufficio territoriale ricostruzione 7 di Goriano Sicoli, a cui il comune di Sulmona fa riferimento.

Circa 200 pratiche riguardano case classificate “A”, ovvero agibili e regolarmente abitate o abitabili, che hanno però diritto, in base ad un norma post-sismica non esente da critiche, ad un massimo di 10 mila per la riparazione di piccole crepe superficiali e per la ritinteggiatura, si spera con colori meno improbabili e fuori contesto, rispetto a quelli utilizzati altrove, in particolare nelle periferie aquilane. Le pratiche “A” altrove nel cratere sono state terminate in pochi mesi.

Ci sono però poi un centinaio di case classificate “E” ovvero gravemente danneggiate. Il resto sono case “B” e “C”, con danni meno gravi, ma comunque inagibili e non abitabili.

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, dei 52 milioni di danni preventivati, in otto anni sono stati finanziati appena 19,3 milioni, dei quali 1,3 milioni nel 2014, 1,6 nel 2015, 4,8 nel 2016. Ma non tutti questi soldi, già disponibili su conto corrente, si sono trasformati in cantieri che avrebbero tra l’altro creato occupazione e indotto in un territorio gravato da una pesante crisi economica e occupazionale.

Va anche peggio sul fronte della ricostruzione pubblica: su 21,5 milioni ne sono stati erogati solo 4 milioni. Al palo importantissimi interventi di riparazione delle scuole, o del palazzo Pretorio, dove potrebbero essere dislocati uffici comunali ora presi in affitto.

Inutili sono state finora le veementi proteste dei cittadini, che in questi anni sono andati in pellegrinaggio all’ufficio sisma dove però quasi mai sono stati informati dello stato dell’arte del loro iter.

Non stupisce che sia oramai la normalità casi come quello di una coppia che ha ricevuto l’ordinanza di sgombero otto anni fa perché la loro abitazione nel centro di Sulmona è risultata inagibile, e da allora continuano a sostenere le spese sull’immobile, in attesa dal 2015 di alcuni documenti integrativi, palleggiati tra l’Ufficio sisma di Sulmona e l’Utr di Goriano Sicoli, senza i quali il cantiere non può partire.

Inutili anche le assillanti proteste degli ordini professionali, quello degli architetti in particolare. A tal proposito va ricordato che gli architetti sono stati estromessi, assieme ad ingegneri e geometri con uno sbrigativo messaggino Whatsapp, dall’incontro del 19 luglio scorso a palazzo Silone a L’Aquila, convocato proprio per discutere delle gravissime problematiche della ricostruzione post-sisma nel comune di Sulmona, alla presenza del vice presidente della Regione, Giovanni Lolli del sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, dell’assessore regionale alle Aree interne, il sulmonese Andrea Gerosolimo.

Un precedente incontro questa volta al comune di Sulmona di metà giugno, a cui gli architetti erano stati invitati, è stato annullato trenta minuti prima dall’ora convenuta con una telefonata e una email, “per improvvisa indisponibilità” dell’assessore Mario Sinibaldi.

Nell’incontro del 19 luglio, comunque, è stato raggiunto un accordo in virtù del quale all’Ufficio sisma saranno finalmente trasferiti tre tecnici della società in house Abruzzo engineering. E forse arriveranno anche i tre tecnici del Comune, promessi dal sindaco Casini oltre sei mesi fa.

Con questa task force, esulta l’Ance, che contribuirà economicamente al potenziamento dell’Ufficio, “in quattro mesi si potranno esaminare circa 200 pratiche di quelle giacenti, per un ammontare di due milioni di euro che verranno distribuiti tra numerose piccole imprese locali, trattandosi di lavori A e B, quindi di piccoli cantieri che daranno ossigeno all’economia cittadina”.

Proprio oggi il sindaco Casini e l’assessore Gerosolimo inctreranno a Sulmona il sottosegretario di Stato Paola De Micheli, titolare della delega alla Ricostruzione.

Uno dei temi che sarà al centro dell’incontro la mancata erogazione delle risorse finanziarie necessarie per far fronte agli oneri di pagamento del personale adibito all’Ufficio Territoriale per la Ricostruzione di Goriano Sicoli (UTR 7) per l’istruttoria delle pratiche inerenti i Comuni fuori cratere. E poi ovviamente il potenziamento dell’Ufficio sisma di Sulmona.

Nessuno però potrà recuperare il tempo trascorso colpevolemente invano.

L’ufficio sisma è infatti nella paralisi da anni. Nei primi tempi, a partire dal 2010 ci lavoravano due ingegneri e un architetto a contratto, affiancati da un amministrativo fornito dalla cooperativa sociale Satic, che sovlgeva per il Comune anche altri servizi.

Poi i contratti di questi tecnici sono scaduti, e ad occuparsi delle pratiche sono rimasti solo due tecnici interni, ed ultimamente, dal solo ingegnere Caputo sottratto dagli uffici manutenzione e catapultato nel nuovo ufficio con nuove mansioni. Intanto però è scaduto e non è stata rinnovato a inizio anno l’appalto con la cooperativa sociale Satic, e così il già sguarnitissimo ufficio ha perso tre amministrativi forniti dalla cooperativa.

Va infine ricordato che lo stallo nella città peligna non riguarda le oltre 500 pratiche menzionate.

Sono 71 le pratiche di Prevenzione del rischio sismico, già finanziate dalla Regione Abruzzo per un importo pari a quasi 2 milioni e 700 mila euro, che sono ancora in attesa di essere istruite dal 30 giugno del 2016.

E quelle che a questo punto possono anche attendere, risalenti addirittura ai danni causati dal sisma del maggio 1984.

Al palo sono anche le pratiche relative ai finanziamenti già disponibili per mettere in sicurezza edifici scolastici ed edifici ritenuti particolarmente a rischio, in caso di un nuovo evento sismico.

Ipotesi purtroppo per nulla remota, visto che la valle peligna è classificata come “zona 1”, a massimo rischio sismico, e a preoccupare è la faglia del Morrone, che assicurano le relazioni scientifiche dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è da considerarsi tra una delle più pericolose d’Italia.

Lunga 23 chilometri, da Pacentro  a Popoli, potrebbe attivarsi in qualsiasi momento all’altro. Con buona pace dei tempi biblici della burocrazia locale.