L’AQUILA – “Temé è una espressione dialettale che indica sorpresa, stupore; insieme all’altra espressione esso quissu vuole, in questo caso, significare: intervengono, ora, tutti sul progetto C.a.s.e.? L’orgoglio del governo Berlusconi e della destra locale che mai si è stancata di ripetere che gli aquilani dovevano essere grati e ringraziare ed ancora ringraziare? L’illusione del centrosinistra che ha creduto, e molto si è adoperato per diffondere la credenza, di avere un dono, una grande ricchezza? Fino al punto di concedere il premio a Bertolaso perché ‘guerriero per L’Aquila e per gli aquilani’?”.

Lo dicono in una nota Antonio Congeduti e Alina Carabus, candidati nella lista Progetto Trifuoggi a sostegno del candidato sindaco dell’Aquila Nicola Trifuoggi.

“Accade che la memoria spesso venga perduta o gettata via. Ricordiamo un primo dato: oltre un miliardo di euro per alloggiare 15 mila persone: nel 2010 le persone assistite sfiorano le cinquantamila unità, alloggiate nei progetti C.a.s.e., nei Map, negli alberghi, in affitto concordato, fondo immobiliare, autonoma sistemazione. Dire che senza il piano C.a.s.e. gli aquilani stavano nelle tende o nelle baracche è dire il falso: fu solo per 15 mila sfollati; per le altre migliaia e migliaia ci furono tutte le altre forma di assistenza che spesso sono state un vortice di spreco di denaro pubblico se non di operazioni immobiliari. Potevano essere trovate altre forme di emergenza abitativa? Riteniamo di sì, ma nessuno le volle prendere in considerazione, a cominciare dal Governo e da Berlusconi, che non vedeva l’ora di realizzare ciò che non era riuscito a fare in altre situazioni di emergenza”.

“E come fu possibile la costruzione del progetto C.a.s.e.? Trasformando la Protezione Civile in stazione appaltante, dalla scelta delle imprese al controllo dei cantieri. Cosa mai avvenuta in Italia ma L’Aquila doveva essere il laboratorio per la nascente Protezione Civile Spa, nascita bloccata, e lo ricordo a tutti, dalle proteste, manifestazioni con conseguenti denunce, dei comitati cittadini, mica dal centrodestra o dal centro sinistra!”.

“C.a.s.e. costruite male? E chi controllava se non la Protezione Civile guidata da Bertolaso e da Berlusconi? I cantieri erano zone militari, insormontabili, inaccessibili, zona rossa financo per i sindacati!”, aggiungono Congeduti e Carubas.

“Ricordiamo anche che oltre il finanziamento per 350 milioni di euro dell’Europa, sono stati utilizzati anche circa 40 milioni delle donazioni. In particolare, al progetto c.a.s.e. di Bazzano, tutti e 19 gli edifici sono stati costruiti con le donazioni degli italiani e con otto milioni della Banca d’Italia. Vicenda, quest’ultima, mai chiarita fino in fondo se pensiamo che la Banca d’Italia, dei 60 appartamenti costruiti a Bazzano con la donazione, ne utilizzò 39, da riservare ai dipendenti e pensionati della stessa Banca, al di fuori del sistema Gioiello, gestiti, quindi, ad personam. Mi viene da chiedere se anche questi appartamenti sono entrati a far parte del patrimonio del Comune”.

“E cosa dire dell’acronimo C.a.s.e.? Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili!”.

“Sull’antisismicità forse qualcuno ha dimenticato la vicenda degli oltre  5000isolatori da sostituire perché non a norma. Sulla sostenibilità e sull’ecocompatibilità basta rileggere la relazione di Legambiente, dalla quale si rileva che soltanto il 45% risponde alle caratteristiche di risparmio energetico, con buona pace di coloro che si sono visti assegnare un alloggio non rientrante il quel 45%, con aggravio di spese dovuto alla dispersione di calore”.

“Vogliamo parlare deipannelli solari? Risorse sottratte alla ricostruzione ma la cui utilizzazione mai è entrata in funzione! Ed è sempre grazie all’attivazione dei cittadini che si è scoperto che i pannelli solari non sono stati allacciati, con la conseguenza che gli assegnatari pagano il 30% in più il costo del riscaldamento per l’acqua sanitaria”.

“E cosa dire dei pannelli fotovoltaici? È sempre grazie alle richieste dei cittadini, mica per interventi del consiglio comunale, maggioranza ed opposizione, che l’allora assessore fu costretto a pubblicare, nel 2012, sul sito del Comune,la relazione sugli impianti fotovoltaici: si scopre che qualche giorno prima di lasciare la gestione dell’emergenza la Protezione Civile stipula il contratto con il raggruppamento di imprese che andrà a gestire, per 20 anni, i 35 mila mq. di pannelli fotovoltaici installati sui tetti del progetto C.a.s.e., con una produzione di 5.400.000Kwh/anno: il ritorno per il Comune è solo di 200 mila euro per l’affitto dei tetti!”, aggiungono.

“Mentre il raggruppamento guadagna circa 3,5 mln di euro l’anno. Con tutta l’energia prodotta e rivenduta poteva essere fatta la manutenzione e poteva essere pagato il consumo dell’energia elettrica, almeno quella relativa all’illuminazione esterna. E quando i cittadini chiesero, ai sensi del legge 241/1990, copia del contratto, venne risposto, nel corso di diverse telefonate all’assessorato,  che era necessario dimostrare un interesse legittimo (sic!) e che, data la delicatezza della questione che coinvolgeva anche terzi (il raggruppamento di imprese) doveva comunque essere il Dipartimento della Protezione Civile ad autorizzare la visione del contratto: segreto militare, notizie che non potevano essere rese pubbliche per il pericolo della democrazia? A tutti i consiglieri venne inviata e consegnata una nota con la quale i cittadini chiedevano di approfondire l’intera vicenda: silenzio assordante! Come silenzio ci è stato da parte della Corte dei Conti Europea, alla quale i cittadini posero la semplice domanda: se non è possibile la vendita di tali alloggi, perché il Comune non può trarre profitti, come è stato,come è possibile che dei privati riescono a trarre enormi profitti dalla vendita dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici!Anche in questo caso, risposte zero!”.

“Ora, il candidato sindaco del centrodestra si preoccupa di un eventuale abbattimento che creerebbe contenzioso con il raggruppamento di imprese: niente tetto, niente pannello fotovoltaico, niente produzione di energia. Ed allora?Ce li dobbiamo tenere in piedi, questi edifici,e con allaccio di energia elettrica, per 20 anni solo per garantire tre ditte? E perché mai prima di adesso nessuno ha mai voluto rivedere, correggere il contratto/capestro, ultimo dono di Berlusconi e Bertolaso agli aquilani? Accolto a braccia aperte dal Sindaco Cialente”.

“Da ultimo, quella che in questi giorni sembra essere la questione delle questioni: il complesso c.a.s.e. deve restare, devono essere abbattute tutte le piastre o solo alcune?”.

“Domanda, secondo il nostro punto di vista, retorica; l’Unione Europea, nella relazione speciale n.24 del 2012, accusa il Governo italiano, oltre all’ingente costo del progetto,  di aver utilizzato il fondo non per opere provvisorie, durata massima 10 anni, ma per opere durature e/o ordinarie – durata minima di 50 anni”.

“Molti edifici si stanno autodemolendo, per molti i danni sono di ordine strutturale: le garanzie assicurative non ci sono, la Protezione Civile di Bertolaso e Berlusconi non le ha consegnate o non le ha stipulate, chi può dirlo? Numerose  ditte, scelte sempre dalla Protezione Civile, sono ‘fallite’: unite in raggruppamenti temporanei, presi i soldi e scomparse: una temporaneità eccellente!”.

“Perché retorica la domanda sul futuro degli alloggi: 10 anni sono quasi trascorsi, per 50 anni è impensabile che si possano utilizzare risorse della collettività aquilana o di tutti gli italiani, corrispondenti a 4 milioni di euro annui, per far restare in piedi un qualcosa che non arriva nemmeno a due generazioni. Chi sarebbe quel matto che acquisterebbe un alloggio del progetto c.a.s.e., come pure è stato proposto? Non ci sono nemmeno i 99 anni della proprietà indivisa, oltre all’accollo dei costi di manutenzione”.

“E preoccupa anche un’altra proposta, ventilata dal sindaco uscente: demolire e ricostruire, anche perché tutte le aree da agricole ormai sono diventate edificabili. Chi andrà a ricostruire? Per quale utilizzo? Che fare?Al momento salvare il salvabile accelerando i tempi di ricostruzione delle prime case, mettendo al primo posto quegli immobili, sia di proprietà che di edilizia pubblica residenziale, ubicate nel centro storico, dentro le mura e nella immediataperiferia, come anche le prime case dei centriabitati nelle frazioni:in poche parole, occorre ricostruire dove la presenza di prime case è maggiore”, concludono Congeduti e Carabus.