L’AQUILA – “Quelle piastre dovranno essere smantellate. Tutte. E avrà un costo”.
Questa la clamorosa dichiarazione del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che al massimo tra una ventina di giorni lascerà per sempre la fascia tricolore del capoluogo, al quotidiano Il Centro.
Parole che scuotono l’opinione pubblica aquilana, per di più in piena campagna elettorale per la scelta del suo successore, in relazione ai 4.449 alloggi antisismici del progetto C.a.s.e., costruiti dopo il terremoto del 2009 spendendo 1 miliardo di euro, di cui 350 milioni dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea.
Cialente riapre una questione che sembrava chiusa nel 2013, quando la Corte dei Conti europea aveva bocciato proprio l’uso di quella somma di provenienza comunitaria perché spesa non contemporanea alla tragedia e perché il complesso degli alloggi potrebbe portare un vantaggio economico per il Comune, contrario alla logica degli aiuti di Stato.
Tra le contestazioni dei tecnocrati di Bruxelles, in un’audizione a Bruxelles voluta dall’allora europarlamentare forzista Enzo Rivellini, cui AbruzzoWeb fu presente, c’era che le C.a.s.e dovessero essere una “sistemazione temporanea”.
Ma alla domanda per quanto tempo fatta dallo stesso prima cittadino, nessuno aveva saputo quantificare se dovessero durare 5, 10 o 50 anni. Alla luce di questo autogol dell’Ue, poi portato in atti, il rischio di procedura di infrazione si era allontanato, la questione era finita in un cassetto e negli ultimi 4 anni nessuno ne ha più parlato. Ora a fare la parte dell’eurocrate, riaprendo il caso, ironia della sorte, è proprio Cialente.
La stura alle dichiarazioni del sindaco, che parla di “una legge della Ue” senza citare quale, è stato l’ennesimo episodio di difetti di costruzione scoperto due giorni fa casualmente: una palazzina con un pilastro in legno marcio perché assente la guaina a terra nei primi 20 centimetri, che in teoria poteva portare perfino al collasso della struttura. Risultato, 23 famiglie e 67 persone evacuate.
Che fa il paio con gli 800 balconi a rischio crollo perché malfatti sequestrati, tuttora oggetto di processo.
“Sono alloggi temporanei e hanno una durata – dice Cialente al Centro – I Map (moduli abitativi provvisori, casette a uno o due piani, ndr) avevano 5 anni di vita. Per il progetto C.a.s.e. devono farcelo sapere: nessuno ci ha dato una scadenza, ma sappiamo che dovrà essere smantellato”.
La dichiarazione di Cialente, che arriva fuori tempo massimo, confligge anche in modo clamoroso con i progetti di sviluppo del Comune, che nel 2012, come da precedenti accordi stipulati dall’amminitrazione Cialente con la Protezione civile e il governo nazionale, ha acquisito le C.a.s.e. al proprio patrimonio accollandosi onori e (soprattutto) oneri della gestione, ritrovandosi sul groppone le incombenze della manutenzione e soprattutto un debito salito fino a circa 10 milioni di euro di consumi mai pagati, oggetto anche di successive transazioni finanziarie.
L’amministrazione ha emanato bandi di housing sociale, ha ipotizzato un futuro di C.a.s.e. come fonte di reddito e di attrazione di popolazione, attirando giovani coppie, sportivi, artisti, o assegnandole a famiglie a basso reddito una volta ricostruito il patrimonio immobiliare aquilano in centro.
Ora Cialente cancella tutto questo con un colpo di spugna, ignorando, peraltro, che non sarà lui a decidere del futuro delle 19 “new town”, ma il suo successore.
E se, tra i concorrenti più accreditati, il centrodestra di Pierluigi Biondi, che sta riallacciando i fili con il governo Berlusconi del 2009, nel programma ha una visione comprensibilmente opposta a quella cialentiana, ovvero una “discussione con il governo nazionale per ricontrattare le modalità attraverso le quali gli insediamenti sono stati inopinatamente acquisiti al patrimonio comunale” ma comunque il mantenimento dei complessi, perfino il candidato della stessa coalizione di Cialente, Americo Di Benedetto, la pensa un po’ diversamente dall’uscente.
“Occorre valutare l’ipotesi dell’abbattimento selettivo di alcune piastre”, scrive Di Benedetto nel suo programma, ma ipotizza anche “strumenti migliorativi della gestione del progetto C.a.s.e.” e “creazione di nuove forme di gestione”, “anche traendo degli utili da reinvestire nella manutenzione del territorio”.
Insomma, per lui hanno un futuro eccome, da qui a un tempo X, tanto da aver anche citato, in eventi pubblici durante la campagna elettorale per le primarie di coalizione, l’opportunità di creare nelle C.a.s.e. campus universitari.
L’ultimo a parlare di abbattimento dei progetti C.a.s.e. era stato, all’inizio dell’anno, l’allora capogruppo del Pd e assessore in questo scorcio finale di consiliatura Stefano Palumbo: coincidenza sfortunata, la sua nota stampa era uscita poche ore prima dei quattro terremoti in serie nell’Alto Aterno che hanno rigettato nell’incubo la popolazione e l’amministrazione, che in presenza anche di una forte nevicata ha ospitato chi volesse stare al sicuro nelle scuole provvisorie.
L’attaccamento degli aquilani a quelle “case rifugio”, pur con tutti i difetti e le illiceità scoperte e da scoprire in una commessa da 1 miliardo di euro ad affidamenti diretti, aveva tolto di mezzo il tema, ora riaperto dal “colpo di tacco” cialentiano.
BIONDI: “MAI INCASSATA ASSICURAZIONE E MAI USATI 4,4 MILIONI PER MANUTENZIONE”
“Piuttosto che disegnare scenari apocalittici utili solo ad allarmare la popolazione, Cialente dovrebbe, o meglio avrebbe dovuto, perché ormai non farà in tempo, ricercare le polizze sui difetti delle palazzine dei progetti C.a.s.e. e riscuoterle, e controllare dove sono finiti i 4,4 milioni di euro stanziati per la manutenzione e mai utilizzati”.
Ad affermarlo, dopo l’intervista sui “5 mila alloggi da abbattere per una legge europea” del primo cittadino uscente del capoluogo, Massimo Cialente, il candidato sindaco di centrodestra, Pierluigi Biondi, in un incontro con la stampa convocato in fretta e furia dopo l’evacuazione di 70 persone da una palazzina malcostruita e l’uscita del sindaco.
“Nel capitolato speciale dell’appalto con le ditte stipulato all’epoca – ha fatto notare carte alla mano – erano previsti sia un deposito cauzionale del 2% dell’importo sia, soprattutto, la sottoscrizione di un’assicurazione, che copriva tutti i danni dovuti a danneggiamenti o distruzione totale o parziale di impianti e opere, polizza non inferiore al 90% dell’importo e relativa anche a danni causati da errori di realizzazione e vizi”.
Quanto ai soldi già stanziati per la manutenzione, Biondi ha ricordato che “sono stati stanziati con la delibera Cipe numero 135 del dicembre 2012, che prendeva le risorse del decreto 39, quello del governo Berlusconi. Sono stati stanziati 4,4 milioni per la manutenzione di cui, a oggi – ha rilevato – non si sa quale sia stato l’utilizzo, probabilmente non sono stati utilizzati”.
Per il resto, dal centrodestra, presente anche con numerosi candidati consigliere, ha contestato in toto la gestione dei 4.450 alloggi costruiti dopo il terremoto 2009.
“Oggi Cialente proclama la demolizione del progetto C.a.s.e., divenuto un pozzo senza fondo per le casse comunali – rileva Biondi – Spieghi, l’ex sindaco, perché non ha dato corso a nessuna delle lettere che gli sono state inviate ripetutamente dai funzionari Corridore e Amorosi e persino dall’assessore Ermanno Lisi, prima del trasferimento della proprietà del Progetto C.a.s.e dalla Protezione civile al Comune”.
Biondi ha mostrato “decine di missive nelle quali si chiedeva di fare, prima del trasferimento della proprietà, una ricognizione sullo stato delle piastre e degli alloggi e sui costi di gestione. In una di queste è riportata persino la stima per la gestione annua: 7 milioni 620 mila euro. Carta straccia per l’ormai ex sindaco che, lo ricordiamo, insieme alla senatrice Pezzopane, era entusiasta sia al momento delle inaugurazioni degli alloggi, accanto a Berlusconi e Bertolaso, sia quando il Comune ha preso in carico i circa 5.000 appartamenti”.
“Dica Cialente perché non furono fatte pagare agli inquilini del progetto C.a.s.e. bollette, affitti e canoni di compartecipazione fino alle elezioni del 2012, vicenda per cui è già stato condannato dalla Corte dei Conti, come ha confessato l’assessore Fabio Pelini a un cittadino oggi candidato con Nicola Trifuoggi, creando una voragine nelle casse del Comune, costretto poi a coprire i debiti con i fornitori dei servizi, attraverso una operazione di cartolarizzazione con le banche”.
Nel futuro, secondo Biondi, “si dovrà andare a ricontrattare con il governo l’arrivo di somme come quelle per le spese accessorie, l’assistenza tecnica eccetera, per avere le risorse necessarie per mantenerlo in piedi fin quando si deciderà che sono terminate le incombenze, poi si potrà decidere se, in maniera selettiva, abbattere le piastre che non presentano i requisiti di durevolezza necessaria”.



