L’AQUILA – Verrà discusso nel merito il prossimo 22 marzo il ricorso presentato al Tar dall’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, per opporsi alla sospensione dalla cattedra di Storia della medicina adottata dall’Ateneo del capoluogo in seguito alla condanna del tribunale di Roma, giunta il 25 gennaio scorso, a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto il professor Sergio Tiberti, suo collega, a consegnargli denaro non dovuto.

Una decisione, quella presa dall’attuale rettrice, Paola Inverardi, sulla base di una chiara disposizione della cosiddetta legge Severino sull’anticorruzione e in seguito a un parere dell’Avvocatura dello Stato, cui si era rivolto l’ateneo su consiglio del direttore generale, Pietro Di Benedetto.

Nella prima udienza i giudici hanno deciso di non deliberare sulla concessione o meno della sospensiva al provvedimento, fissando piuttosto un’udienza di merito abbastanza rapida per i normali tempi della giustizia amministrativa.

Tra le motivazioni addotte nel ricorso di Di Orio, ritenute “discutibili” da fonti interne all’Ateneo, il fatto che i provvedimenti contro di lui non sarebbero validi nella tempistica, essendo a suo avviso l’Università intervenuta tardi, cioè alla notifica della sentenza, quando invece sarebbe dovuta intervenire già ai primi articoli di stampa.

Lo sviluppo di questo procedimento avrà ripercussioni anche sul futuro di Di Orio, che nel 2018 andrà in pensione: secondo quanto appreso da fonti accademiche, allo stato attuale prenderà 1.500 euro su circa 6.000 di compenso netto percepiti attualmente.

Di Orio è imputato in altri due processi: uno all’Aquila, per abuso d’ufficio sui maxi affitti per il ricollocamento temporaneo delle sedi universitarie dopo il terremoto del 6 aprile 2009, su cui c’è anche un filone parallelo in Corte dei conti, e l’altro a Rieti, pure per abuso d’ufficio aggravato nell’ambito della compravendita di un campo di calcio sul quale realizzare un’abitazione.