SULMONA – “I Comuni devono pagare i loro debiti, è una azione necessaria, il Cogesa ha tollerato già troppo, da parte di chicchessia. Per il resto occorre abbassare i toni, e dare un futuro ad una società che è un patrimonio insostituibile per il territorio, a prescindere da chi la guiderà”.

Parole non banali, quelle del sindaco di Castel di Sangro e presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, di Fratelli d’Italia, che torna sulla vicenda della governance del Cogesa, la società che   opera in 66 comuni della valle Peligna, della valle Subequana nell’alto Sagro e nell’Aquilano.

Questo perché proprio Caruso, a capo di un fronte di 40 sindaci, aveva chiesto le dimissioni dell’amministratore unico pro tempore, Franco Gerardini, ex parlamentare del Pci, ex sindaco di Giulianova, ex dirigente regionale del ramo rifiuti, contestando la nomina avvenuta il 30 dicembre, dopo l’estromissione per “giusta causa” del presidente Nicola Guerra e dei consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto. Atto di forza voluto in primis dal sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, del centrosinistra, che detiene le quote più pesanti del consorzio, 200 su 1.200, essendo a capo del comune più popoloso, assieme a Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro, Cansano, Vittorito e Tornimparte.

A margine con l’incontro a L’Aquila con il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, Caruso ribadisce che la nomina Gerardini è “illegittima”, decisa da una minoranza dei soci: “noi abbiamo rivolto una istanza in merito alla illegittimità della governance del Cogesa, occorre un passo indietro di Gerardini, a cui sottolineo non sono mosse critiche sulla competenza e la persona. Ma è una questione di correttezza e rispetto della legalità”.

Ma invita però  a voltare pagina: “basta contrapposizioni e muro contro muro, da una parte e dall’altra. Occorre una fase nuova e di confronto”.

Data decisiva sarà a questo proposito, la riunione dell’assemblea dei soci del 20 febbraio, con l’esame  dell’avvio della procedura dello stato di crisi di impresa e soprattutto dell’avviso pubblico per reperire un amministratore unico, con Gerardini pronto a lasciare, se necessario. Difficilmente però sarà accettata però la sua revoca, che riporterebbe in sella il vecchio cda, oramai sfiduciato e sotto accusa. Caruso aveva proposto un cda a tre, anziché l’amministratore unico, e tiene ancora una volta a sottolineare, “non c’entra nulla la lottizzazione politica, andranno comunque individuate persone esperte e con curriculum adeguate, ma io ritengo che serva accanto al presidente, anche chi abbia il polso su versante amministrativo e su quello economico, alternativa sarebbe anche l’introduzione della figura del direttore generale”.

A scaldare gli animi anche il fatto che Gerardini ha tirato fuori i conti dei debiti del Cogesa per il servizio di raccolta e il conferimento nella discarica Noce Mattei di Sulmona, vantati dai comuni soci, che ammonterebbero a 4,8 milioni di euro, portando i crediti della società a ben 8,6 milioni di euro, a fronte di debiti per 6 milioni di euro circa. E ha detto chiaro e tondo che se si vuole risanare il Cogesa, che dà lavoro a 200 persone, occorre prima di tutto mettere in atto finalmente un piano di rientro da sottoscrivere con tutti i Comuni morosi che non pagano i servizi.

Caruso, pur facendo parte del fronte del no alla nuova governance  dice chiaro e tondo: “Gerardini fa bene a battere cassa e ad essere rigoroso, e il Cogesa dovrà continuare su questa strada, a prescindere da chi sarà il nuovo amministratore delegato”.

Contesta poi il dato uscito dalle tabelle fornite da Gerardini, che parlavano di oltre 500mila euro dovuti dal suo comune, Castel di Sangro. “sono dati non aggiornati, la cifra è di gran lunga inferiore”, assicura, spiegando che che c’è un confronto chiarificatore in corso.

Intanto al Comune di Sulmona la maggioranza di Di Piero ha fatto quadrato sull’operato di Geradini confermando che la sua prestazione è a tempo e il nuovo amministratore unico andrà scelto con un pando europeo, del tutto al di fuori di lottizzazioni politiche.

L’esponente di Sulmona Viva, ex Pd, Teresa Nannarone, ha lanciato bordate sulla vecchia governance liquidata a dicembre, che “avrebbe portato il consorzio sull’orlo del baratro”, in un aula disertata dai consiglieri di minoranza, solidali con il vecchio cda. Nannarone ha fatto un lungo elenco delle “spese pazze” nella vecchia gestione, tra consulenze per migliaia di euro, l’acquisto di 145 telefoni cellulari per 130 dipendenti  al di fuori dell’ambito societario, incarichi ad personam, decine di migliaia di euro  per curare il verde di cimiteri, strade e aiuole  di alcuni Comuni soci.

Assenti sui banchi dell’opposizione, che difende il vecchio cda, Andrea Gerosolimo, Franco Di Rocco, Salvatore Zavarella. ed anche Vittorio Masci e Antonietta La Porta.