L’AQUILA – C’è attesa all’interno dell’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta per l’eventuale presenza in videoconferenza di Matteo Messina Denaro con l’aula dove si sta celebrando il processo d’appello al boss, accusato di essere mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Si tratterebbe della prima volta in un’aula giudiziaria del latitante, arrestato lunedì scorso a Palermo.
Il collegamento video con il carcere de L’Aquila, dove Messina Denaro è detenuto, è stato attivato ma al momento la sedia dove dovrebbe sedersi l’imputato è vuota. Anche il presidente della Corte d’Assise ha detto di non sapere se il boss presenzierà all’udienza.
Intanto è certo che potrà avviare le sedute di chemioterapia dentro il carcere visto che è stato predisposto il necessario anche nella giornata di oggi. Questo eviterà il ricorso all’ospedale aquilano a meno di un aggravarsi della condizioni.
Le microspie dell’Antimafia che tengono sotto controllo i complici di Matteo Messina Denaro stanno registrando un gran subbuglio nel paese di Campobello di Mazara.
Nel covo di via Toselli, ci sono collane, bracciali, pietre preziose sistemate con cura dentro le custodie. C’erano anche dei vassoi d’argento sugli scaffali metallici che riempiono la stanza di tre metri per due nascosta dietro a un armadio: spostando un fondo scorrevole spunta una porta blindata. Quando finanzieri e carabinieri hanno chiesto al proprietario, lui ha subito consegnato le chiavi. Precisando: «Lì dentro c’è tutta roba della mia famiglia». Ma non convince nessuno. Comunque non si sa nulla di carte segrete che possono dare una svolta alle indagini.






