L’AQUILA – Gli elementi per una giornata storica, di quelle da incorniciare e appendere nella bacheca dei ricordi c’erano tutti.

Un tempo da lupi che avrebbe messo paura anche all’incredibile Hulk, l’andamento di un match che per un tempo ha fatto sognare, l’illusione, vana, di poter battere i maestri inglesi del rugby che in Europa e nel mondo hanno esportato una tradizione che in alcune parti del mondo è una religione, ma che in Italia diventa un fenomeno di massa solo quando entra in campo la Nazionale.

E come sempre, ieri allo stadio Olimpico (sede temporanea, forse, sino all’ultimazione dei lavori di ristrutturazione del Flaminio), la truppa degli abruzzesi e degli aquilani al seguito degli Azzurri è stata nutrita, colorata e entusiasta come sempre, vogliosa di assistere a uno spettacolo nonostante il “bilzzard”, la tempesta di neve e ghiaccio che ha messo in ginocchio mezzo Paese.

Si parte in mattinata attorno alle 12, fortunatamente a quell’ora non nevica né sull’A24 né sulla Capitale, dove pure la sera prima fiocchi bianchi avevano timidamente iniziato a farsi vedere preconizzando quello che sarebbe successo il giorno dopo.

Il tempo di un pieno di benzina e un panino in autogrill prima di arrivare nella zona di piazzale Clodio accolti da una nevicata manco fosse Cortina. Fiocchi grandi come monete (nel capoluogo le chiamano  “sparrozze”) in meno di un quarto d’ora ricoprono una città che, comunque, questa volta sembra preparata al peggio, con mezzi spargisale e ruspe pronte a entrare in azione.

Manca tanto alla partita e la neve continua a scendere senza sosta, ma in pochi rinunciano a una birra nel villaggio del terzo tempo, messo in piedi nel magico scenario dello Stadio dei Marmi, a pochi passi da quello che per un giorno è diventato il tempio del rugby italiano e che nel resto dell’anno ospita le gare interne di Roma e Lazio.

Un crogiuolo di colori, voci e dialetti si mescolano e fanno da contorno a una schiera di inglesi che come sempre sembrano a loro agio sotto le intemperie e trangugiano birre di ogni tipo senza curarsi che intorno a loro lo scenario poco alla volta diventa sempre più lunare.

Il tempo di entrare e prendere posto in tribuna Monte Mario che per chi scrive sembra di non essersi mosso per niente dalla sua città.

Nello stesso settore, una fila più, su siede al gran completo una spedizione di “vecchie” (ma i rugbisti non invecchiano mai) glorie dell’Aquila rugby: da Ennio Ponzi, già apertura dei neroverdi e della Nazionale,Lucio Scipioni, un’ala di quelle “toste” che in campo si faceva sentire eccome, Pietro Farinosi, uno degli eroi dell’Aquila scudettata degli anni ’80, Daniele da tutti conosciuto come “il cubano” e Paolo Costanzi, amante come la quasi totalità degli aquilani della palla ovale e direttore amministrativo del Consiglio regionale.

Al loro fianco un paio di inglesi insospettabili, ma che affermano di aver giocato nei Leicester Tigers, un po’ la Juve del rugby inglese, con i quali scatta subito un gemellaggio “a suon di grappa e cicolane – come racconta divertito Costanzi  – Del resto è questo lo spirito del rugby: l’uno a fianco all’altro anche se con fedi sportive diverse. Durante il match si tifa e si urla, ma alla fine ci si ritrova tutti al terzo tempo, perché è lo sport che vince sempre”.

La nevicata smette e poi riprende, in campo i 30 giocatori danno vita a una partita bloccata all’inizio ma che alla fine del tempo lascia tutti in delirio per l’intero arco dell’intervallo: l’Italia è in vantaggio grazie alla meta messa a segno da Giovanbattista Venditti, marsicano di Avezzano (L’Aquila), in forza agli Aironi, e da Benvenuti. Il parziale è di 15-6.

Sugli spalti si inizia a pensare che forse una nevicata così Roma non l’ha mai vista negli ultimi decenni e sì, quello forse è il giorno giusto per il miracolo. Nella ripresa i leoni inglesi premono sull’acceleratore, capitan Parisse (poi decretato man of the match) in campo si batte come un leone nonostante i sudditi di sua Maestà picchino duro, (Castrogiovanni esce per infortunio, forse frattura di una costola, e questo la dice lunga sul livello di scontro fisico che c’era in campo), ma è fatale l’errore di un altro abruzzese, l’aquilano Andrea Masi, che si fa intercettare un calcio Hodgson che riesce a riportare avanti i suoi realizzando la più facile delle mete.

Un errore, anche se grave, può capitare a tutti, anche a quello che nel 2011 è stato decretato come il più forte giocatore del 6 Nazioni. Anche il coach Brunel lo sa.

Da lì in poi la partita per gli inglesi è in discesa: gli Azzurri sbagliano due calci (Burton, unico dei pochi che sa come tirare la palla tra i pali è stato sostituito da Botes), gli inglesi non sbagliano quasi niente, e realizzano un altro calcio da tre punti. Finale 15-19.

Il rugby non è il calcio e si nota anche dai particolari: alcune decisioni dell’arbitro francese Garces lasciano un po’ a bocca aperta, soprattutto perché a essere penalizzato, almeno in un paio di occasioni clamorose, è stato il XV azzurro. A fine gara qualcuno ne parla, ma finisce là. Niente contestazioni, strette di mano e abbracci con gli inglesi.

“Peccato – commenta l’amico Costanzi – forse qualche cambio non è stato azzeccato, forse qualcosa abbiamo sbagliato pure noi. Ma eravamo a un passo dalla storia”.

La delusione, è tanta ma non c’è tempo per pensarci troppo. Su Roma riprende a nevicare e già ci si immagina cosa sia sull’autostrada che, comunque, è aperta.

Imboccata l’A24 a la situazione è tranquilla fino all’altezza di Torano e Tagliacozzo: attorno alle 20 di ieri la neve c’è eccome, dal cielo e sull’asfalto.

Precipitazioni che aumentano con l’avvicinarsi all’Aquila:  verso le 21 all’altezza di Tornimparte fiocca che è uno spettacolo. Ma è anche un pericolo. Velocità di crociera 80 all’ora fino all’uscita dell’Aquila Ovest. Il tempo di tornare a casa, una doccia e subito cena per raccontare la giornata epica appena vissuta.

Di esperienze così il rugby, tanto in Italia quanto all’estero, ne ha regalate tante, anche se con un pizzico di rammarico per aver toccato il cielo con un dito prima di tornare nella fanghiglia della neve sciolta dal sale.