L’AQUILA – I sindaci non potranno introdurre limitazioni al 5G sul loro territorio. 

La misura è contenuta nel decreto Semplificazioni, messo in campo dal governo anche per accelerare l’innovazione digitale e che frena le ordinanze degli amministratori locali contrari all’installazione delle antenne di quinta generazione. 

Oltre le cinque “smart cities” italiane, Milano, Bari, Prato, Matera e L’Aquila, in Abruzzo sono 11 i piccoli centri selezionati tra i primi sperimentatori della tecnologia 5G, che renderà possibile le connessioni mobili superveloci.

Nel capoluogo abruzzese è stato inaugurato a febbraio 2018 il primo Centro italiano di innovazione e ricerca sul 5G, al Tecnopolo, in località Boschetto di Pile: L’Aquila è quindi capofila del progetto, come richiesto dai vertici di Zte, attraverso l’accordo sottoscritto il 12 ottobre 2017 tra l’Università e la multinazionale cinese presente in Italia con oltre 600 dipendenti, che ha base nella città di Shenzhen, leader mondiale nel settore degli apparati per telecomunicazioni e delle soluzioni di rete.

Il 5G è uno standard di nuova generazione per la comunicazione “mobile” che sostituirà il 4G e sarà a bordo degli smartphone di nuova generazione e soprattutto dei tanti oggetti connessi (Internet of things) destinati ad essere sempre più numerosi (elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, cassonetti). 

Una delle caratteristiche principali di questa rete è permettere molte più connessioni in contemporanea, con alta velocità e tempi di risposta rapidi. 

Ma il primo test desta apprensione tra cittadini e amministratori allarmati dalle ripercussioni sulla salute delle onde elettromagnetiche e sono scattate le proteste e le mobilitazioni.

“Le strutture 5G si servono di inesplorate radiofrequenze prive di studi preliminari sul rischio per la salute della popolazione esposta alle irradiazioni di ubiquitari campi elettromagnetici. Il 5G prevede Wi-Fi dallo spazio, droni nel cielo e milioni di mini- antenne a microonde millimetriche, una ogni poche decine di metri sul 98% del territorio nazionale, anche sui lampioni della luce e nei tombini dei marciapiedi oltre che all’interno delle abitazioni civili, che andranno inevitabilmente a sommarsi alle già esistenti migliaia di antenne per telefonia mobile 2G, 3G, 4G e ai migliaia di Wi-Fi attivi. Ciò comporterà un’esposizione massiccia della popolazione all’inquinamento elettromagnetico”, sostiene Tonia Di Giovacchino referente di STOP5GAbruzzo-AlleanzaItalianaSTOP5g.

Nel resto d’Italia la situazione non è molto diversa e la nuova misura introdotta dal decreto è destinata a creare nuove rivolte.

“In questo modo il Governo esautora i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria locale e che quindi hanno la responsabilità della salute dei cittadini”, controbatte il sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, che aveva firmato una ordinanza di blocco a maggio.

Mentre a Torino nei giorni scorsi si è riunito il primo Tavolo di Pianificazione sul 5G “per disegnare i percorsi di adozione dei nuovi standard”. 

Secondo quanto si legge sul sito del dipartimento dell’Innovazione, in base alle previsioni contenute nel decreto Semplificazioni sul 5G (articolo 38), i sindaci dei comuni “non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato”. 

“Mi confronterò con gli altri sindaci, cercheremo di capire come comportarci con le compagnie telefoniche che hanno avviato un ricorso nei confronti dei Comuni proprio su questo tema”, sottolinea Rucco aggiungendo che la sua ordinanza “aveva solo la funzione di comprendere da Arpav e Ulss se la nuova tecnologia potesse arrecare danni alla salute pubblica tenuto conto che l’amministrazione intende favorire lo sviluppo di nuove tecnologie”. 

“Una limitazione all’autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità ed il paesaggio”, dice dal canto suo il presidente di Anci Veneto, Mario Conte. Secondo Conte, la norma “di fatto annulla le ordinanze di quei Comuni che si erano opposti alla rete di nuova generazione sconfessando di fatto i sindaci. 

Con il blocco delle ordinanze dei sindaci dovrebbero ripartire le sperimentazioni sul territorio italiano che al momento ha visto protagonisti grandi centri urbani, tra cui Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze e Napoli. 

“Sul 5G si giocherà una buona parte della partita della competitività del nostro tessuto industriale ed economico, per questo, non possiamo fermarci”, ha spiegato nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi. 

Mentre per il presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, Pietro Guindani, “gli investimenti sulle comunicazioni di quinta generazione porteranno ad una trasformazione fondamentale per rilanciare la centralità e competitività del Mezzogiorno”. 

Secondo le previsioni della società di consulenza Ernst & Young entro la fine del 2020 il 5G sarà disponibile per il 17% degli italiani e, nel 2021, per il 31%.