L’AQUILA – Era il 3 maggio 2010, cinque anni fa, quando negli uffici di un capannone nella periferia Est dell’Aquila fecero capolino qualche scrivania, qualche computer e un telefono: quanto era strettamente necessario e sufficiente, nell’epoca del giornalismo digitale, a far nascere dal nulla una redazione.
Cominciava, senza che nessuno dei protagonisti di allora sapesse quello che sa oggi, un’avventura che avrebbe portato AbruzzoWeb a diventare uno dei principali organi di informazione regionale, con un occhio particolare mai nascosto sulle vicende del capoluogo terremotato, ma uno sguardo complessivo ben attento a quello che succede in tutto l’Abruzzo.
Non è costume di questa redazione pavoneggiarsi, sciorinare numeri e dati, rivendicare l’attendibilità riconosciuta tanto dagli interlocutori istituzionali quanto, e in verità ci interessa di più, dall’uomo della strada.
Certo è che, da quel 3 maggio, è partita una ‘rivoluzione’ che ha coinvolto e smosso, non suoni immodesto, l’intero sistema dell’informazione abruzzese.
Una revolution nelle forme, con l’utilizzo di tecniche che erano innovative allora, dai social network ai titoli gridati alle foto di interlocutori in contrapposizione con i “vs”, e che oggi sono diventate di uso comune, segno che forse gli antesignani eretici ci avevano visto bene.
Ma anche nella sostanza, con gli approfondimenti mirati sui costi della politica regionale, sulle zone d’ombra della ricostruzione post-sisma aquilana, sui fatti efferati di cronaca ma anche sul costume, con lo “sdoganamento” delle miss e dei concorsi di bellezza che nulla tolgono all’attendibilità di un giornale, anzi aggiungono, se accompagnate al resto del palinsesto autorevole e affidabile.
Questa rivoluzione ha fatto selezione. Chi non ha voluto reagire è rimasto indietro, altri media hanno notato che qualcosa cambiava e sono cambiati anche loro, altri organi di informazione, infine, sono nati dal nulla per imitare e perché no cercare di superare questa rivoluzione. Non tutti sono ancora online oggi, maggio 2015.
Cinque anni sono un periodo sufficiente per tracciare un bilancio. Il giornale è cambiato nel tempo, sono cambiati i temi, le firme, gli argomenti. È cambiato l’Abruzzo che AbruzzoWeb ha cercato di raccontare.
Rispetto a quel 3 maggio siamo un po’ meno giovani, forse un po’ più stanchi, ma un po’ più esperti di questo potente mezzo che è l’informazione online, aggiornabile e aggiornata 24 ore su 24.
Anche il giornalismo nel frattempo è cambiato: sempre più frenetico, sempre più molecolare e scomposto e sconnesso dal suo habitat naturale, la pagina di giornale, e riassemblato in forme inedite e mutevoli che spesso sfuggono al controllo del giornalista stesso, ulteriore handicap quando si tratta di creare un titolo, scegliere una foto, compiere una di tante delle centinaia di scelte quotidiane da cui nasce il giornale.
Restiamo al passo, ci sono state novità e altre ce ne saranno per continuare a raccontare una realtà di crisi e speranza con un linguaggio attuale.
Quello che non cambierà, nei prossimi cinque anni, sarà lo scheletro di AbruzzoWeb: la schiena dritta contro chi comanda, pubblico o privato, raccontandone vizi e virtù, l’attenzione somma alle storie degli ultimi, e in generale al punto di vista dei lettori, come quei 20 mila tondi tondi che ci seguono sulla principale piazza virtuale, quella di Facebook.
Quei lettori che, quando ci lodano ma anche quando ci criticano, financo ci insultano, rappresentano il patrimonio e al tempo stesso la vera ed esigente proprietà di questa testata.
La promessa è di cercare, ogni minuto, di essere, se non oggettivi (il racconto anche asettico è interpretazione umana e quindi non oggettivo in quanto tale), quantomeno obiettivi.
Buon compleanno AbruzzoWeb, buoni primi cinque anni. Stai venendo su bene. E ora sotto con i prossimi cinque. (red)



