L’AQUILA – Disoccupati raddoppiati in 5 anni e un tasso di disoccupazione che ha raggiunto l’11,4%, con quello giovanile arrivato al 37,7%. Nei primi 3 mesi del 2014 le ore autorizzate di cassa integrazione in deroga sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Difficile parlare di festa del lavoro davanti a dati così allarmanti.
Migliaia di lavoratori abruzzesi sono disperati a causa della sospensione dei pagamenti delle indennità di cassa integrazione in deroga, famiglie intere non percepiscono nessun reddito e i giovani ormai concepiscono un futuro necessariamente oltre i confini non solo regionali, ma addirittura nazionali.
In questo momento di forte crisi, AbruzzoWeb ha chiesto ai quattro segretari regionali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl quali sono le emergenze da affrontare in maniera prioritaria, le strategie da mettere in atto e cosa chiedere con forza alla politica.
Ma soprattutto qual è il senso della festa del lavoro, quando questo sembra ormai essere una chimera.
Primo Maggio, festa del lavoro. Ma che valore acquista in un momento in cui, proprio a causa della crisi economica e finanziaria, il lavoro è sempre più evanescente?
Gianni Di Cesare (Cgil): Per noi è sempre stato una festa storicamente fondamentale. La costituzione afferma un principio basilare, ovvero che il diritto del lavoro è essenziale per essere cittadini completi. La festa del lavoro ha rappresentato anche momenti di lotte sociali molto forti. Oggi è uno di quei momenti. Il primo maggio di quest’anno è legato a una condizione lavorativa di grande difficoltà.
Piero Peretti (Ugl): Sappiamo che il momento è critico, è grande il dramma occupazionale, ancora più grave per quanto riguarda L’Aquila dove gravano le problematiche del post-terremoto. Per questo il nostro primo maggio è improntato sulla concretezza: in questo senso si inserisce la manifestazione generale organizzata nel capoluogo, grazie alla quale raccoglieremo fondi da donare a tre associazioni del territorio. Questo è l’aspetto più significativo, puntiamo alla concretezza, è questo il gesto migliore.
Maurizio Spina (Cisl): Oggi è non è la festa del lavoro ma la festa per il lavoro che manca. Questo giorno ha un grande significato politico. C’è poco da festeggiare perché l’occupazione, anche in Abruzzo, non cresce, l’unica cosa che cresce è il ricorso agli ammortizzatori sociali: sono stato anche a Chieti dal prefetto per chiedere l’intervento urgente del governo affinché sblocchi le risorse per gli ammortizzatori, perché questa situazione non è socialmente sostenibile.
Roberto Campo (Uil): Questa giornata acquista il valore di ricordare a tutti che non si esce dalla crisi se non si rilancia il lavoro. Serve innanzitutto potenziare i consumi interni, non basta l’export se l’economia è ferma. Abbassando le tasse sul lavoro bisogna che riparta l’economia. Il primo maggio, oggi, sottolinea quindi il valore del lavoro e la necessità che la politica lo metta al centro.
Giovani, esodati, over 50, casse in rosso per gli ammortizzatori sociali. Quali sono le prime emergenze da affrontare?
Di Cesare: In Abruzzo ci sono 28 mila occupati in meno, la cassa integrazione si è chiusa l’anno scorso a 32 milioni. Oggi rivendichiamo che il governo rifinanzi subito la cassa integrazione in deroga. Poi c’è la questione enorme dei giovani, che all’interno della disoccupazione sta diventando un problema serio. Ormai è di lunga durata, i giovani restano per un tempo lunghissimo fuori dal mercato del lavoro e spesso e neanche studiano. Tanti sono i ragazzi che rinunciano del tutto a cercare il lavoro, così come molte donne. Da questa condizione deriva il fenomeno enorme dell’emigrazione: molti giovani vanno in altri Paesi, questo significa che il nostro Abruzzo perde intelligenza e risorse, fondamentali per creare la società del futuro.
Peretti: L’emergenza più grave è sicuramente quella dei giovani, che porta a uno stato di rassegnazione, quindi molti giovani se ne vanno perché mancano le prospettive. Bisognerebbe invertire questo trend, puntando a ciò che può dare sviluppo: l’Università per esempio, un bene prezioso da valorizzare e potenziare. C’è poi il problema degli investimenti, delle aziende che chiudono, ma questo avviene un po’ ovunque, è un momento internazionale gravissimo.
Spina: Innanzitutto bisogna garantire il reddito a chi non ce l’ha, quindi il primo problema sono gli ammortizzatori in deroga visto che ci sono intere famiglie che non hanno un salari. La seconda priorità è l’intervento per i giovani: la Comunità europea ha assegnato le risorse alle Regioni, che ora devono fare i progetti. La terza priorità è la ricollocazione dei 50enni, che deve essere facilitata in ogni modo. Su tutto questo servono interventi precisi e programmati.
Campo: Per tutti queste emergenze ci sono politiche specifiche da mettere in atto: per gli over 50 sarebbe sbagliato far venir meno la copertura della cassa in deroga. Per quanto riguarda i giovani, parte questo progetto europeo che ci ha messo tempo a partire, nato il 22 aprile dello scorso anno, che assegna 32 milioni circa alla nostra regione. Risorse che dovranno venir usate bene per tirocini non fini a se stessi.
Proprio oggi partirà il progetto garanzia per i giovani del ministro Giuliano Poletti. Un piano ambizioso, che servirà a dare un’opportunità in più ai ragazzi dai 15 ai 29 anni che non studiano né lavorano. Che cosa ne pensa?
Di Cesare: Come Cgil nazionale abbiamo rivendicato che l’Europa anticipasse la programmazione 2019-2020 per i giovani fino ai 29 anni. Abbiamo ottenuto questo risultato, quindi in Abruzzo ci sono 32 milioni euro per il progetto “garanzia giovani”, che vorremmo venissero spesi in modo che il percorso si concluda realmente con un posto di lavoro. Volevamo rafforzare questa misura concentrando sulle politiche per i giovani anche i 33 milioni derivanti dalla riduzione delle tasse. Siamo comunque contenti di questo progetto, che parte dall’accreditarsi al collocamento, prosegue con un percorso di orientamento, poi c’è un periodo di formazione con tirocinio o stage. Gli sbocchi sono o l’imprenditorialità oppure l’assunzione in imprese che potrebbero beneficiare di un bonus. Il percorso è lungo, dura due anni e dovrebbe concludersi con un posto di lavoro.
Peretti: Sto seguendo con interesse le iniziative di Poletti, che contengono un qualcosa di innovativo che può dar fastidio a un certo sindacalismo: in questo senso penso che con coraggio anche il sindacato debba prendere atto che il lavoro è cambiato. Il problema del sindacato è quello della rappresentanza, che riguarda una parte sempre più esigua di popolazione. Il sindacato deve rivedere il suo approccio con il mondo del lavoro che è cambiato. Non siamo più negli anni ‘70.
Spina: Approviamo questo progetto, ora le politiche vanno fatte a livello regionale. L’Abruzzo ha avuto assegnate le risorse, ora abbiamo bisogno di incontrare urgentemente Gatti per utilizzare al meglio queste risorse. Dobbiamo puntare alle imprese che sembrano reggere meglio, come per esempio la Sevel che sembra si stia riprendendo, per consolidare l’occupazione giovanile.
Campo: Il problema in Abruzzo è la mancanza di competenze certificate. Questo progetto serve proprio cercare di recuperare questo buco, in modo che le competenze siano poi spendibili. È questo è importante visto che le assunzioni che le aziende hanno in mente di fare sono predisposte in modo che l’integrazione formativa sia necessaria.
Anche in vista delle prossime elezioni regionali, quali devono essere le priorità della politica e qual è l’appello che come sindacato rivolgete alla futura amministrazione regionale?
Di Cesare: Leggendo gli slogan della politica, mi sembra si stiano concentrando su altre cose e che il lavoro non venga messo in un posto centrale. La situazione è talmente difficile che c’è bisogno di una politica che sappia programmare i vari interventi. Il governo Renzi ancora discute se la flessibilità può o meno creare lavoro: oggi la flessibilità è al massimo storico e non ha risolto il problema. Insomma, la questione occupazione non è ancora una priorità ma solo uno dei tanti punti programmatici della politica e questo non va bene.
Peretti: Abbiamo un’amministrazione uscente che ha dei meriti, come aver ripianato il buco sanità. Mi sarei aspettato, però, qualcosa in più sugli aspetti del lavoro, iniziative che potessero caratterizzare questi 5 anni con una gestione non solo relativa al taglio. La questione lavoro è importante così come la centralità dell’Aquila capoluogo di regione: la sensazione che la ricostruzione fosse tra le priorità non l’ho mai avuta, quindi auspico più attenzione in questo.
Spina: È il periodo del fare, spero che nei programmi che si presenteranno ci siamo obiettivi precisi con scadenze precise, per poter verificare successivamente gli impegni. Ci sono cose essenziali che l’Abruzzo deve fare: il percorso di cambiamento è stato avviato ma è insufficiente. Con la riduzione dei trasferimenti statali finisce un’epoca e prima che diventi la regione delle tasse dobbiamo razionalizzare e riorganizzare la struttura in tutti i settori. C’è bisogno che la classe dirigente diventa statista, non polemica e che pensa a dividersi le poche risorse che ancora abbiamo. la gente è arrabbiata e stanca, e il prevalere di questo sul piano politico non produrrà certo risultati positivi. Servono senso di responsabilità, coraggio e iniziative.
Campo: Abbiamo già fatto un appello specifico sul futuro delle tasse regionali: chiediamo che ci sia non più un’aliquota unica ma per scaglioni e che la politica favorisca scaglioni medio bassi di reddito. Facciamo la richiesta su tre riforme precise: quella della pubblica amministrazione regionale, che la Giunta non ha fatto; quella del trasporto pubblico locale, un’altra cosa non fatta e che pagheremo salata; infine chiediamo che si ponga fine al commissariamento della sanità e si parta con un piano socio sanitario per riorganizzare il territorio.



