PESCARA – “Meglio comandare che…”, hanno sempre detto coloro che hanno capito il reale valore del potere e le dolci sensazioni che può dare.
L’avere una posizione preminente di comando, e quindi di potere, mette gli uomini, anche se non lo volessero, nella condizione di essere riveriti e serviti e di diventare, nello stesso tempo, intelligenti, simpatici, meritevoli di ogni grazia di Dio.
Si ha una posizione di potere ogni volta che si può decidere della vita professionale di un proprio simile.
Basta anche essere un allenatore di calcio, non c’è bisogno di arrivare a essere il presidente di uno Stato.
Anzi, in una nazione dedita al pallone come la nostra, comanda più un allenatore che un presidente di partito.
Quando si vociferava che Zdenek Zeman poteva essere il futuro allenatore del Pescara i giudizi sulla sua figura tecnica non erano sempre i migliori.
Si metteva in evidenza il gran numero di campionati in cui era stato esonerato, i troppi gol presi dalle sue squadre, il fatto che era portatore di idee che rendevano il calcio piacevole sì, ma spesso per gli avversari… E via di questo passo.
È arrivato, è stato ufficializzato il suo potere. Ha cominciato a comandare e ora si gode i frutti del comando: è diventato in un attimo simpatico, parla poco ma dice cose profonde, il suo metodo di lavoro è sicuramente il migliore, tutti i giocatori, anche quelli che prima ne parlavano con un certo distacco e quasi con disinteresse, ora si affannano nel cercare di dimostrare che il loro essere calciatori di un certo tipo può essere ben inserito nello schema di Zeman.
Tutti fanno a gara nel cercare di entrare nelle sue grazie: lo fanno anche certi giornalisti, un po’ cialtroni, che tentano di accattivarsi la sua simpatia ricorrendo a mezzucci dialettici che fanno sorridere chi li conosce e sa di che pasta sono fatti.
È proprio vero, meglio comandare che fottere, anche perché nel farlo, la fatica è tanta, il godimento rapido e la posizione piuttosto ridicola.






